Esordio solista per la pianista Annalisa De Feo, più volte protagonista su queste pagine per l’ottimo lavoro svolto come spirito guida dell’ambizioso progetto Duo Onirico Sonoro. Con le nove tracce di “Life”, Annalisa sceglie di tornare all’essenza del pianoforte, suonato magistralmente e senza alcun ricorso all’elettronica, dimostrando quanto questo strumento possieda la capacità, anche da solo, di riempire qualsiasi spazio disponibile, divenendo il mezzo per compiere una vera e propria indagine sonora. Annalisa non affronta la sfida in totale solitudine: parte dei brani sono incisi con la collaborazione di Dario Miranda al contrabbasso ed Ermanno Baron alla batteria. I passaggi, ora rarefatti ora convulsi, manifestano la grandissima intesa fra i tre musicisti, pronti in qualsiasi momento ad abbandonare i canoni del classicismo per inseguire la svolta inattesa, spingendosi fino ai confini con la dissonanza. L’album mostra una grande coerenza progettuale, una maturità compositiva che gestisce ciascun episodio come fosse il tassello di un grande mosaico.
Il linguaggio è quello del pop cameristico: le tessiture di pianoforte – da sempre il cuore pulsante del dettato artistico di Annalisa De Feo – fungono da ossatura nervosa, cercando un equilibrio sottile, dove il “classico” non viene tradito, ma espanso verso nuovi territori. Registri nitidi, risonanze aperte, melodie chiare si alternano a cluster improvvisati, frammentazioni ritmiche, ostinati con tecniche estese. Quello definito in “Arabesque” è un intreccio di sentieri nel quale ogni melodia ne genera un’altra, ogni deviazione è un dettaglio che arricchisce la trama complessiva, fra crescendo impetuosi e geometrie sonore di rara eleganza. “Miniature” è un vero e proprio ecosistema sonoro, un’opera di improvvisazione radicale durante la quale il trio rinuncia a strutture predefinite per dedicarsi all’esplorazione. “Nina” è pura seta che scorre fra le dita, “Mirage Of Resonance” è avanguardismo attuato attraverso la sollecitazione delle corde percosse, mentre la voce di Annalisa si fa fulcro emotivo nel finale, nella ripresa di “Nina” per piano solo e voce.
Le composizioni si muovono lungo un filo teso tra la nostalgia per un certo classicismo e la curiosità di esplorare nuove possibilità timbriche, una ricerca sonora discreta, cortese, che non intende mai sovrastare l’ascoltatore, bensì accompagnarlo per mano, mostrandogli un mondo che a volte procede per sottrazione (è il caso dell’iniziale “Prélude”), altre volte per progressivi accumuli, per successive stratificazioni. Non è musica da sottofondo, né un disco che possa essere consumato attraverso un ascolto distratto: è un lavoro che richiede dedizione, un viaggio interiore frutto di un intenso lavoro di ricerca – musicale e spirituale – che trova nel pianoforte il proprio nucleo espressivo più profondo. Un percorso che intreccia la storia personale dell’artista con il respiro universale dell’esistenza, fino a interrogarsi sul mistero stesso della vita. Un paesaggio emotivo, un diario segreto scritto utilizzando un linguaggio personale, al quale l’artista approda muovendosi in un territorio di confine, in costante equilibrio fra tradizione classica, riferimenti jazz ed estetiche sonore contemporanee. In un’epoca nella quale si corre sempre affannosamente verso la prossima tendenza, il ritorno di Annalisa De Feo è un invito a rallentare e ascoltare, con attenzione.
04/05/2026