Fin dagli anni Settanta, Paul McCartney ha seguito con particolare attenzione l’evoluzione dei Pink Floyd, riconoscendone il ruolo nel ridefinire le possibilità del rock, sia sul piano sonoro sia su quello della pura performance. L’uscita di "The Dark Side Of The Moon" nel 1973 sarebbe diventata un punto di riferimento preciso anche nel suo immaginario creativo, come racconta nel libro "The Lyrics: 1956 to the Present": "I Pink Floyd hanno realizzato alcuni grandi dischi negli anni Settanta. 'The Dark Side Of The Moon' era uscito nel 1973, e sarebbe stato naturale per i Wings fare qualcosa nel loro stile. Molti lo fecero", scrive Macca, riconoscendo in quell'album un'esperienza totalizzante, capace di fondere suono, tecnologia e contenuti testuali in un unico flusso. Nel 1972, mentre i Pink Floyd iniziavano a lavorare a "The Dark Side Of The Moon", anche Paul McCartney era negli stessi studi impegnato con "Red Rose Speedway". Il musicista di Liverpool ha ricordato quell’esperienza in un’intervista con Rick Rubin, inclusa nel documentario "McCartney 1, 2, 3". Condividendo gli studi di Abbey Road Studios con i Pink Floyd, ebbe modo di ascoltare alcune parti del disco prima della sua uscita: "I Pink Floyd arrivavano dopo di noi (ad Abbey Road) e facevano un sacco di cose sperimentali davvero interessanti. Gli ingegneri del suono erano piuttosto intercambiabili. Così quello che lavorava sul loro materiale lavorava anche sul nostro. Ci faceva sentire alcune parti di 'The Dark Side'", ha raccontato Paul McCartney.
Decenni dopo, l'ex-Beatle inviduerà un imprevedibile erede della saga psichedelica floydiana di "The Dark Side Of The Moon": lo statunitense Beck Hansen, alle prese per l'occasione con "Morning Phase", il suo album del 2014. "Era molto simile a un album dei Pink Floyd - dichiarerà McCartney - L’ho ascoltato e ho pensato: ‘Questo deve molto al loro mondo'. Un mondo extraterrestre, quindi un bel posto dove andare!". McCartney, insomma, riconosce in "Morning Phase" la stessa capacità di costruire uno spazio sonoro coerente, rarefatto e avvolgente, dove la dimensione atmosferica si appoggia comunque a una solida struttura pop. E non sarà l'unico ad apprezzare "Morning Phase": nel 2015, infatti, l'album di Beck si aggiudicherà due Grammy Awards, per Album of the Year e Best Rock Album, superando tra gli altri Beyoncé e segnalandolo come uno degli autori più trasversali della sua generazione.
Al di là delle ovvie distanze musicali che sussistono tra l'universo floydiano e Beck, come ha ricordato il magazine Far Out, "il disco del 2014 è un’opera dimessa e malinconica. In perfetto stile floydiano, il suo nucleo resta legato a una grammatica musicale collaudata: sotto il velo di tecniche di studio astratte si trova una struttura pop solida". Questa capacità di fondere elementi familiari con un’originalità mutevole e una profondità innovativa è un tratto che accomuna Beck e i Pink Floyd, e che McCartney ha saputo riconoscere.
Ma la stima reciproca tra McCartney e Beck non resterà confinata alle dichiarazioni. I due, infatti, si troveranno fianco a fianco a condividere il palco durante un evento organizzato da PETA all’Hollywood Palladium di Los Angeles, eseguendo insieme "Drive My Car" e "I’ve Just Seen A Face", due brani del repertorio dei Beatles, all’interno di una scaletta che includeva anche "Let It Be", "Hey Jude" e "Lady Madonna", oltre al brano "Looking For Changes" scritto per l’occasione.
Ma non finirà qui. Alla fine del 2020 Paul McCartney pubblica "McCartney III", un disco nato durante il lungo isolamento del lockdown. Il progetto, inizialmente concepito in solitaria, si espande pochi mesi dopo: nel marzo 2021 esce "McCartney III Imagined", una rilettura collettiva in cui una serie di artisti interviene sul materiale originale con approcci differenti - cover, remix, collaborazioni - trasformandone fisionomia e suono. Il risultato è un mosaico di stili che attraversa rock, pop e funk, affidato a personalità ben riconoscibili come Josh Homme dei Queens of the Stone Age, Ed O'Brien dei Radiohead, Damon Albarn e lo stesso Beck. E il 22 luglio 2021 viene presentato in anteprima mondiale il video di "Find My Way" nella versione remixata proprio da Beck. Nel clip, McCartney appare ringiovanito, con un ritorno visivo esplicito all’estetica degli anni 60 degli esordi. Un incontro che chiude idealmente un cerchio: dalla lezione dei Pink Floyd e di "The Dark Side Of The Moon" alla sua rielaborazione cantautorale e contemporanea in "Morning Phase", fino al riconoscimento diretto tra due artisti che condividono la stessa concezione della musica.