Insegnante di musica ormai fuori servizio e dotato di un timbro vocale graffiante e della giusta dose di gospel e soul, Brother Wallace si tuffa senza paura nel calderone del revival soul con un disco registrato nei mitici studi della Real World di Peter Gabriel. “Electric Love” è un esordio interessante e non privo di alcune intuizioni accattivanti, ma è anche la fiera del “vorrei ma non posso”. Il cantante e pianista di West Point –Georgia affonda con decisione le mani nella tradizione, mettendo sullo stesso piano Little Richard e Sam Cooke, ma nel tentativo di rendere autentica e viscerale la materia proposta tralascia alcuni elementi utili ad esaltarne le qualità vocali.
Forte di un singolo trascinante come “Who’s That?”, l’album mostra subito le prime crepe. La sezione fiati è debole e l’audace arrangiamento, non privo di qualche furba dissonanza, non rende del tutto merito al potenziale dell’autore: è sufficiente ascoltare la versione live del brano per cogliere in pieno pregi e difetti della resa finale dell’album . Il pur sentito e genuino soul revival di Brother Wallace funziona a fasi alterne. Il brio stile Stax/Motown di “You’re The Man” è alquanto esile, il compitino pop-gospel sulla scia di Otis Redding si regge su riff trafugati ai classici e un ordinario coro soul. Sul versante opposto, l’urgente e viscerale “Let’s Get Togheter” esalta le qualità interpretative di Wallace e anche il messaggio politico e sociale arriva netto e chiaro, anche se spetta allo struggente slow-soul di “No God In This Town” il titolo di performance più intensa del lotto.
I motivi per apprezzare l’esordio di Brother Wallace sono comunque molteplici: brani come la title track e “Who Do You Love?” sono briosi e accattivanti ma, nonostante le notevoli qualità vocali, la sensazione prevalente resta quella di un disco dal suono posticcio, che nel tentativo di restare fuori dalle tentazioni tecnologiche non offre sonorità a livello della scrittura e delle performance: si ascolti la poco riuscita preghiera gospel di “Any Day Now”. Ed è sintomatico che il brano più sporco e ruvido dell’originale tracklist, il blues straziante di “Me And My Running Shoes”, sia rimasto alla fine fuori dall’album. Brother Wallace è un cantante talentuoso, ma il contorno, opera dello scaltro produttore e co-autore Dan Taylor della band The Heavy (nei cui dischi Wallace compare spesso ai cori) è un po’ esangue per andare oltre una meritata sufficienza.
01/06/2026