BEDOUINE - Neon Summer Skin

2026 (Thirty tigers)
songwriter

L’attesa questa volta è stata più lunga. Dopo tre album pubblicati con cadenza biennale, ci sono voluti ben cinque anni per il nuovo album di Bedouine: un ritorno in scena che per la prima volta mette al centro del progetto l’identità culturale e familiare della cantautrice.

 

Azniv Korkejian (vero nome dell’artista) è nata in Siria ed è cresciuta in Arabia Saudita. Si è poi trasferita definitivamente negli Stati Uniti e ha conosciuto la notorietà grazie al supporto di Matthew E. White. Il fine fingerpicking della cantautrice e gli arrangiamenti evocativi e crepuscolari hanno fatto breccia nel pubblico e nella critica, soprattutto grazie all’avventuroso album “Bird Songs Of A Killjoy”, dove allo stile poeticamente folk alla Judee Sill/Joni Mitchell l’artista ha associato un corpo strumentale alquanto ambizioso e oltremodo elegante.

Con il terzo album “Wayside”, Bedouine si è in parte confrontata con le proprie origini (la famiglia è armena), estraendo dal cassetto canzoni tanto agrodolci quanto fragili e confidenziali. Una scelta che ha in parte scalfito l’immagine austera e solida degli esordi, aprendo la strada al disco più autobiografico della carriera. Il nuovo album “Neon Summer Skin” consolida la raffinata e colta fusione di west-coast, soul e folk dell’autrice, con uno stile sempre più personale e avulso da tentazioni etno-folk puramente speculative.

 

Il quarto album di Bedouine  è un atto d’amore che l’artista ha concepito dopo un viaggio in Arabia Saudita, per un ultimo saluto alla famiglia che ha deciso di rientrare in Armenia. L’autrice racconta della propria infanzia trascorsa in un orfanotrofio iraniano, ma soprattutto delle difficoltà che hanno costretto i genitori a una continua migrazione. La natura delle canzoni non stravolge le direttive stilistiche del progetto: anche quando la voce della madre introduce la delicata “Canopies” (un dialogo sui giorni dell’abbandono in orfanotrofio) la musica resta ancorata a un delicato baroque-pop coronato dagli esemplari arrangiamenti d’archi di Drew  Erickson (già alla corte di Lana Del Rey e Mitski).

Quel che sfugge a un primo ascolto è una più decisa varietà delle composizioni, affini nella loro sontuosa e vellutata eleganza ma ricche di pregevoli variabili. In verità le movenze a tempo di bossa nova ora più sensuali (“Deghma Cheega”), ora quasi eteree e impalpabili (“Na Na Na”), non solo ampliano ulteriormente lo spettro sonoro dell’album, ma introducono elementi strumentali legati all’infanzia dell’autrice. Il viaggio nei ricordi passa attraverso due strumenti: il primo è la tromba che Beduoine suonava ai tempi delle elementari, il secondo è il pianoforte, strumento che nell’economia di “Neon Summer Skin” è fonte principale d’innovazione.

 

Di questa rivoluzione semantica è intrisa la lunga pagina introduttiva di “On My Own”: le fluenti note del piano, il cadenzare deciso della batteria e le soluzioni orchestrali quasi cinematografiche aprono un varco temporale dove Carole King incontra Paul McCartney; complici di tanta bellezza sono i fratelli D’Addario (Lemon Twigs), responsabili anche delle inflessioni psichedeliche che fanno da contorno alle fluenti armonie di “Long Way To Fall”.

Al sobrio e colto chamber-folk per piano, voce e orchestra di “Always On Time” (con tanto di flauto al seguito) e al passo soul-funky di “One Thing Right” spetta il ruolo di anticipare il centro emotivo dell’album, la title track, una canzone dedicata alla figlia dell’autrice, una ballata folk minimale e intensamente poetica che congiuntamente al malinconico tratteggio di fingerpicking fa sfoggio di un intenso assolo di fiati che toglie il respiro. Che a seguire siano le confessioni madre/figlia della già citata “Canopies” è dunque quasi naturale, ma quel che stupisce è l’abilità dell’autrice di tenere a bada, in questo viaggio nei sentimenti, inutili ridondanze emotive e figurative. Una sobrietà che anima tutto l’album.

 

Le flebili dissonanze e le sofisticazioni orchestrali quasi noir della più elaborata “White Patent Leather” aggiungono ulteriori spunti evolutivi, confermando che “Neon Summer Skin” non solo è l’album più maturo della cantautrice, ma è anche il più coraggioso.

16/06/2026

Tracklist

  1. 1. On My Own
  2. 2. Long Way To Fall
  3. 3. Always On Time
  4. 4. One Thing Right
  5. 5. Neon Summer Skin
  6. 6. Canopies (intro)
  7. 7. Canopies
  8. 8. Deghma Cheega
  9. 9. Na Na Na
  10. 10. White Patent Leather
  11. 11. Canopies (solo piano)

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