System of a Down, arriva in Italia l’autobiografia di Serj Tankian. La band in Italia per una data a luglio

17-06-2026

Arriva anche nelle librerie italiane “Down with the System – Un’autobiografia (o quasi)”, il memoir di Serj Tankian pubblicato da Il Castello nella collana Chinaski. Il volume, disponibile dal 17 giugno, ripercorre la vita del cantante dei System of a Down intrecciando vicende personali, carriera artistica e impegno politico.

Più che una classica autobiografia rock, il libro racconta il percorso che ha portato Tankian a diventare una delle figure più riconoscibili della musica contemporanea e dell’attivismo internazionale. “Sono stato un attivista molto prima di diventare un artista”, scrive il musicista, che ripercorre le origini della sua famiglia armena, l’infanzia e l’adolescenza negli Stati Uniti e il modo in cui identità culturale, memoria storica e senso di giustizia hanno influenzato la sua visione del mondo.
Ampio spazio è dedicato naturalmente ai System of a Down, dalla nascita della band all’esplosione mondiale del successo. Tankian ricorda un momento simbolico della carriera del gruppo: “Il giorno in cui raggiungemmo il primo posto con il secondo album, “Toxicity“, era l’11 settembre 2001”. Tra gli episodi più curiosi emerge anche il racconto del suo primo concerto, nel 1984, quando la fidanzata lo portò a vedere gli Iron Maiden: “Non diventai mai un fan sfegatato del metal come gli altri membri del gruppo”.

Rievocando gli anni del boom del nu metal, il cantante osserva: “Ci fu l’esplosione di band come Korn, Limp Bizkit, Incubus, Slipknot, Linkin Park, A Perfect Circle e Papa Roach. Anche se non mi sentivo necessariamente in sintonia con tutti quegli artisti, i loro successi ci hanno certamente aperto la strada”. E rivendica un primato storico della band: “Il video di “Chop Suey!” è stato il primo brano metal a superare il miliardo di visualizzazioni su YouTube”.
La musica è strettamente legata all’impegno civile. Tankian racconta il lungo lavoro svolto per il riconoscimento del genocidio armeno e per la difesa dei diritti umani, una battaglia che gli ha procurato anche attenzioni indesiderate: “I servizi segreti turchi mi tenevano d’occhio e seguivano i miei spostamenti. Il clamore che avevo sollevato aveva attirato la loro attenzione, ma non in senso positivo”.
Tra gli episodi più significativi emerge quello del 2002, quando minacciò di lasciare la band se Sony non avesse affidato a Michael Moore la regia del video di “Boom!”. Allo stesso modo ricorda la decisione di rifiutare un concerto a Istanbul come gruppo spalla degli Slayer: “Da emergenti, rifiutammo di aprire un concerto degli Slayer a Istanbul in segno di protesta contro la Turchia, che continua a negare il genocidio armeno. Tom Araya capì la nostra posizione e non se la prese”.

Nel libro Tankian riflette anche sul prezzo pagato per le proprie convinzioni: “So con certezza di aver perso dei fan a causa delle mie idee politiche e del mio attivismo, probabilmente migliaia”. E con il suo consueto spirito anticonformista ricorda anche la candidatura ai Grammy di “Chop Suey!”: “Ricevette una nomination ai Grammy. Fanculo! La cosa più punk rock da fare era non andarci”.
Non mancano gli aneddoti legati al mondo della musica. Buckethead gli lasciava in segreteria assoli di chitarra di quindici minuti nel cuore della notte, Lemmy dei Motörhead viene ricordato in costume da bagno e cappello da cowboy nel backstage dell’Ozzfest, mentre Mike Patton riuscì una volta a svuotare un tour bus facendo partire a tutto volume un film porno tedesco sugli schermi del mezzo. Tankian racconta anche il primo incontro con Tom Morello: “La prima volta che incontrai Tom Morello ci rivolgemmo a malapena la parola”. Da quell’inizio nacque però un lungo rapporto di amicizia e collaborazione.

L’autobiografia affronta inoltre il difficile periodo che portò il cantante ad allontanarsi dai System of a Down nel 2006, all’apice del successo, per sottrarsi a tensioni interne ormai diventate insostenibili. Parallelamente, Tankian ha sviluppato una prolifica attività solista, dedicandosi alla musica orchestrale, alle colonne sonore e a numerosi progetti artistici lontani dall’universo della band.
Il libro si chiude con una riflessione nata durante un concerto della reunion nel 2023. “Vedevo mio figlio Rumi insieme ai figli degli altri membri della band, che saltavano, ballavano e si scatenavano al ritmo della nostra musica. In quel momento ho realizzato che i System of a Down non sono solo una band, ma una vera famiglia”.

I System of a Down torneranno in Italia il prossimo 6 luglio per un’unica data all’Ippodromo SNAI La Maura di Milano.