Esiste un’immagine che torna ossessivamente mentre si ascolta “My Skyscraper”, quella di una festa che non finisce mai, dove la luce cambia continuamente, i volti si confondono e il tempo perde ogni significato lineare. Steven Hall, il musicista che si nasconde dietro il moniker Nirosta Steel, ha passato quarant’anni a inseguire quella sensazione. E questo album ne è la testimonianza più completa e commovente.
Hall non è un nome nuovo per chi conosce le pieghe più nascoste della musica underground. Scozzese di nascita, americano di adozione, cittadino del mondo per vocazione, ha attraversato la seconda metà del Novecento come un’esploratore di territori sonori sconosciuti. Studiare con Allen Ginsberg, suonare con Arthur Russell, vivere tra Hong Kong, Taiwan e Bangkok e cantare in mandarino e thailandese gli ha permesso di vivere più vite di quante ne possa contenere una biografia.
“My Skyscraper” è il frutto di quella vita. Un doppio album che raccoglie materiale registrato tra i primi anni Ottanta e il 2025, rimontato e ripensato come un’opera unica. È un lavoro che sfida ogni categoria: art-pop, sophisti-pop, mutant disco, hypnagogic pop, singer-songwriter. Ma più di ogni etichetta, è un tentativo di catturare l’essenza di ciò che Hall chiama “deep play”, ovvero l’idea dell’imparare divertendosi.
L’album si apre con “English Party” un inno queer alla gioia di vivere. La voce di Hall è strana, disarmante, ma con una sensualità che è tutta sua. C’è un’eleganza lasciva nel suo canto e la capacità di essere sporco e raffinato allo stesso tempo. “Go For The Night” è un’altra piccola gemma, un brano che brilla di luce notturna: archi smorzati, chitarre che si intrecciano, e quella voce che sembra sussurrarti direttamente. È il momento in cui la collaborazione con Russell si fa più evidente.
“Fresh Feeling” e “Special Weakness” sono i due brani che rappresentano il cuore pulsante del disco. Un viaggio che non vuole finire, dove Hall canta di amori che si sovrappongono, di sentimenti che non trovano un nome. Hall esplora la vulnerabilità umana e la difficoltà di amare in un mondo che non dà tregua.
L’album è pieno di questi momenti delicati e strambi. È musica che balla sul confine tra il sublime e il ridicolosamente orecchiabile, tra la profondità emotiva e il divertimento più spensierato. Un’opera composta di istantanee sonore, un viaggio tra i generi attraversati con la disinvoltura di chi ha smesso di preoccuparsi delle categorizzazioni.
“My Skyscraper” è costruito con la consapevolezza che Hall è arrivato a settant’anni per mettere insieme la sua vita, un grattacielo di suoni e sentimenti che si innalza sopra il rumore del presente.
02/08/2026