Sirom - Incantesimi folk dalla Slovenia

intervista di Gianfranco Marmoro

Iztok Koren, Samo Kutin e Ana Kravanj, i tre membri che compongono i Širom, creano un folk “immaginario”, un panorama sonoro in perenne movimento capace di fondere influenze eterogenee in una sintesi universale. La pratica del trio sloveno si fonda su una ricerca strumentale vastissima, che intreccia elementi della tradizione globale – come viola, ghironda, balafon, banjo e fiati – a oggetti autocostruiti. Nonostante questa ricchezza materica, il loro suono conserva un’attitudine minimale e sciamanica. Muovendosi in una costante dialettica tra oscurità e luce, mistero e rivelazione, i tre musicisti trasformano la performance live in un’esperienza rituale, magnetica e profondamente immersiva.
Incontriamo in esclusiva Ana Kravanj, in occasione del concerto del trio sloveno al Piedicavallo Festival, in Valle Cervo (Biella), in programma il 22 agosto.

È passato quasi un anno dall’uscita del vostro nuovo album “In The Wind Of Night, Hard-Fallen Incantations Whisper“, un progetto che ha rappresentato un ostacolo difficile da superare dopo il plauso della critica per “The Liquified Throne Of Simplicity“. Siete soddisfatti del risultato?
Ana: Sì, siamo contenti di come la musica si sia evoluta, di come si stia espandendo e crescendo. Lasciamo che la musica segua il suo corso e ci lasciamo trasportare dalla meraviglia.

La musica dei Širom è il risultato dell’improvvisazione, ma anche di una profonda immersione fisica e spirituale. Continuate a ritirarvi nei boschi per trovare ispirazione, o state sperimentando nuovi approcci creativi?
Ana: Ognuno di noi ha i propri approcci e le proprie ispirazioni per il processo creativo. Per alcuni di noi, la natura selvaggia, l’arrampicata, l’escursionismo e lo sport. Per altri, la meditazione, l’introspezione, la pittura. Stare a stretto contatto con piante e animali. Anche le relazioni e la vita stessa, con i suoi doni e le sue perdite, sono una grande fonte di insegnamento e ispirazione.

Sono rimasto colpito dalla vostra performance dal vivo, fluida e quasi improvvisata, ma al tempo stesso pervasa da una perfezione quasi ossessiva. Gli strumenti che create si fondono con quelli tradizionali con una naturalezza incantevole. È il risultato di un meticoloso lavoro di prove o è anche dovuto a una profonda intesa tra i membri della band?
Ana: Siamo tutti e tre personaggi molto particolari che non sempre vanno d’accordo. Credo che la tensione sia importante nelle relazioni per mantenere la creatività, così come un equilibrio tra comprensione e cura. Un equilibrio costante. In fin dei conti, la nostra musica è il risultato del nostro conscio e del nostro inconscio.

(Foto: Tadej Čauševič)

In un brano del vostro ultimo album, “The Hangman’s Shadow Fifteen Years On”, la voce diventa uno strumento a tutti gli effetti – ed è anche una delle vostre canzoni più dure e visionarie. Questo utilizzo della voce è una sperimentazione continua?
Ana: In ogni periodo studiamo e sperimentiamo diversi approcci alla voce e ai suoni. Ogni canzone fa emergere in noi voci e suoni che hanno bisogno di essere espressi. Una canzone ti dice di cosa ha bisogno.

Avete già iniziato a registrare il nuovo album, o dovremo aspettare ancora un po’?
Ana: Prima le vacanze estive!

State lavorando anche su altri fronti, sia come solisti che con band di supporto. Post-rock, avanguardia e ambient sembrano giocare un ruolo chiave in queste incursioni al di fuori del gruppo. Ci sarà spazio per queste influenze nei futuri lavori dei Širom?
Ana: Credo che la musica che creiamo in altri progetti e band si rifletta anche nei Širom e viceversa. Abbiamo molti personaggi e volti, ma abbiamo una sola pelle. Fin dove possiamo arrivare, quanto possiamo spogliarci della nostra pelle? Per ogni album portiamo nuova energia, nuovi interessi ed esplorazioni e continueremo a farlo anche in futuro. Speriamo!

Puoi fornire cinque aggettivi che descrivano al meglio il significato di ciascuna delle vostre opere?
Ana: Suoniamo perché riusciamo ad esprimerci meglio che con le parole.

Le vostre registrazioni e i vostri concerti sono caratterizzati da un approccio essenzialmente acustico, una scelta che nel vostro caso non rappresenta un limite. Anzi, ho questa impressione: introducete costantemente elementi etnici nuovi e diversi?
Ana: Si tratta piuttosto di ricercare nuovi suoni e diverse combinazioni sonore.

Quali sono gli artisti che vi hanno ispirato? È una domanda frequente, forse la più difficile per un musicista, e nel vostro caso credo sia persino difficile riassumerla.
Ana: Sono tantissimi e ringraziamo tutti loro. La maggior parte di loro non li conosciamo.

(22 agosto 2026)