BRANDON FLOWERS - Thrasher

2026 (Island records)
country rock
6.5

Introdotto da una lunga lettera d’amore e arrivederci alla new wave, inizia il viaggio del figlio prediletto di Las Vegas alla ricerca di sé. Via dal Nevada, seguendo un itinerario sentimentale che “contiene moltitudini”, come direbbe Walt Whitman, il poeta della nazione per eccellenza.
Come accade nel video di “My Own Soul’s Warning”, basta indossare una giacca ricamata, un cappello da cowboy, e la metamorfosi è completa, Brandon Flowers è tornato a casa. Il più British di tutti, vent’anni dopo, si ritrova a cantare la grande epopea americana alle prese con un genere che più made in Usa non si può: il country.

A ben vedere sono anni che lo infila nei suoi lavori, e da che è tornato a vivere nello Utah è diventato uno stile-manifesto. “Imploding The Mirage” e (il noiosissimo) “Pressure Machine” dimostrano quanto sia ormai lontano dalla nevrastenia notturna di “Hot Fuss“; e già nei lavori solisti “Flamingo” e “The Desire Effect” (“Magdalena”, “The Clock Was Tickin'”, “Diggin’ up The Heart”) c’erano tutti prodromi di una catarsi che era là per farsi epifania.
Quello di “Thrasher”, però, non è propriamente un country puro (alla Marty Robbins o alla Buck Owens) né una riedizione pop muscolare alla Orville Peck. È un glamorous roots-rock, molto Springsteen, tra il medicine show delle Seeger Sessions e lo Spoon River scheletrito di “Nebraska“, arricchito però da arrangiamenti il più mimetico possibile con il genere. Dunque fra slide, campane, armoniche a bocca, violini e cori, le melodie vanno e tornano con dolcezza proprio là dove ti aspetteresti, in quelle notti d’estate illuminate dalle feste campestri nei fienili – di quando Lana Del Rey ancora si innamorava degli outlaw.

L’attacco di “Does It Ever Cross Your Mind” e la successiva “One Of Us” sono le più spiccatamente tradizionali: ritmo saltellante e voce cowboy per raccontare le piccole fatiche della provincia e le fragranze buone della gente comune. Poi il trittico iper-radiofonico dei singoli “Tiger’s Blood”, “Plans” e “Paradise”, brani che funzionano senza mezza esitazione, ben strutturati e pieni di pathos.
Funziona anche “Miss America”, nella quale Brandon Flowers dà voce a una “ragazza interrotta” in un’atmosfera oscura, intensa e partecipata. Meno “Angel” e “In A Heart Beat” la cui drammaticità a tratti gratuita ci lascia un po’ con il fiato corto.

Sorpassando il western-pop al cinco de mayo di “The Red Ground”, arriviamo allo scintillante finale di “An American Dream”. Una lunga panoramica di piccole miserie che infiora il bovarismo dell’America proletaria, e culmina nell’illusione di un Elvis salvifico, “clean and sober”, che sorride alla domanda “was it all worth it?” e si commuove al ricordo della figlia Lisa Marie. È un brano notevole, dolente e sognante, un leggero carosello kodak di nostalgia che esplode in un gospel corale (e che gronda americanismo e Gesù come lo sciroppo sui pancake).
Insomma, è come se Mastroianni, nel finale della “Dolce vita“, volesse davvero ascoltare la voce della ragazza, e si convincesse che l’idea migliore per combattere la propria abulia fosse lasciare le feste e il cinismo della Capitale per trasferirsi in Maremma. La serenità pura e faticosa della working class come antidoto ai fantasmi, tutti quanti; curare la crisi esistenziale con un battesimo rituale nello spirito di comunità per riconoscersi in quella quota di umanità ferita e peccatrice in cerca di redenzione.

È un bell’album? È un brutto album? Sicuramente rileva l’immagine di un uomo che vuole con tutto sé stesso trovare la forza di non arrendersi alle proprie ombre, mostrandoci al contempo, se ce ne fosse bisogno, il talento di Brandon Flowers come interprete e autore. Il mio consiglio, per trovare una risposta, è di ascoltarlo mentre si eseguono lavori manuali, mentre si ripara un cassetto della cucina, o si aggiusta l’equilibrio di una sedia, o si lava la macchina sotto al solleone; unendovi al coro “Gold and silver, God and glitters, lights that flicker on hubcap chrome” vi sentirete una persona buona e giusta, forte e disincantata, forse finalmente a casa.

29/08/2026

Tracklist

  1. 1. Does It Ever Cross Your Mind?
  2. 2. One of Us
  3. 3. Tiger's Blood
  4. 4. Plans
  5. 5. Paradise
  6. 6. Miss America
  7. 7. Angel
  8. 8. The Red Ground
  9. 9. In a Heartbeat
  10. 10. An American Dream

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