Storbyens små oaser

C.V. Jørgensen

Storbyens små oaser

1977 (Metronome)
folk rock, funk rock, soft rock, yacht rock

Pur non essendo quello che ha venduto di più, C.V. Jørgensen [nota 1], è generalmente considerato il miglior cantautore in lingua danese, per via del suo linguaggio sofisticato e della capacità di scardinare le certezze della società tramite testi pungenti e talvolta onirici.
Il suo approccio intellettuale si riflette anche nelle musiche, raffinate e segnate da arrangiamenti variegati, senza fossilizzarsi su una precisa cifra stilistica.

Nato a Kongens Lyngby, figlio di un vigile del fuoco e di una sarta, è cresciuto in un ambiente suburbano piuttosto tranquillo, in un contesto molto distante da quello metropolitano e alienante che ha cantato in molti suoi brani, il che spiega il rapporto di amore e odio che ha sempre provato per la grande città: da una parte uno stile di vita in cui non si riconosceva, dall’altra l’attrazione per le offerte intellettuali che il luogo sa offrire e che in un piccolo centro di provincia è ben più difficile trovare.

Inizia a suonare negli anni Sessanta in piccole band e la sua gavetta dura anni, prima di riuscire a farsi notare dalla Hookfarm piccola etichetta locale che pubblica i suoi primi due album fra il 1974 e il 1975, senza successo. Per il disco successivo approda alla Metronome, le cui capacità distributive sono decisamente superiori.
L’etichetta mostra massima fiducia nell’artista, nonostante fosse giovane e poco noto, consentendogli di mantenere la propria squadra di fiducia, senza neanche imporgli il produttore.

Viene così mantenuta la band d’accompagnamento già rodata, con Ivan Sonne Horn alle chitarre, Erik Falck al basso e René Wulff alla batteria. A questi vanno aggiunti, benché non in tutti i brani, Per Wium alle tastiere, Niels Harrit al sassofono e Martin Andersen al violino.
La regia dei lavori è affidata a Nils Henriksen, nome di fiducia che aveva già diretto Jørgensen per “T-Shirts, terylenebukser og gummisko” nel 1975, e che si avviava a diventare uno dei più importanti produttori danesi.

Il terzo album, “Storbyens små oaser” (“Piccole oasi della grande città”), viene registrato nel marzo del 1977 presso gli appena inaugurati Sweet Silence Studios, che diventeranno un centro nevralgico per la musica danese (sono noti al pubblico internazionale in particolare perché anni dopo i Metallica vi registreranno “Ride The Lightning” e “Master Of Puppets“).

Il disco viene pubblicato nel maggio dello stesso anno e si apre con “Det ganske lille band” (“La band piuttosto piccola”), un solido funk rock sul cui ritmo sincopato cavalca la voce nasale di Jørgensen, che si immaginerebbe più a suo agio in un disco folk per voce e chitarra anziché su un arrangiamento così stratificato, e invece riesce a rendere benissimo l’energia sottostante grazie al piglio graffiante. Il testo sfotte la mitologia rock della vita in tournée, descrivendo hotel scadenti, cibo spazzatura e un pubblico composto da “fricchettoni fatti di pillole e coca” e “modelle fatte di alcol e feste mondane”.

“Entertaineren”, uno dei due successi dell’album, si avvicina alle atmosfere che vengono oggi definite yacht rock, smorzando la componente funk pur senza dismetterla, e condendola con armonie vocali angeliche, delicati ricami chitarristici e un assolo di sax che funge da climax emotivo nella parte centrale.
È una musica talmente rilassata da creare un contrasto surreale col testo al vetriolo, che con notevole lungimiranza mette alla berlina il fenomeno yuppie (termine che all’epoca doveva ancora essere coniato e che si associa solitamente agli anni Ottanta, ma che mosse i primi passi nel decennio precedente):

Tu hai la risposta a quasi tutto,
sei l’elaborazione dati fatta persona,
hai tutto sotto controllo e non sbagli mai,
tu sai in cosa vale la pena investire,
poiché hai studiato a New York, Londra e Parigi,
puoi argomentare in un modo accademico finora sconosciuto,
ma sei più morto di un fossile
e questo è il segreto dietro il mio sorriso.
Sei il grande intrattenitore,
un genio dall’occhio acuto,
sei ossessionato dalla carriera internazionale,
in tournée con monologhi privi di senso,
già, non hai praticamente nulla in repertorio
anche se intrattieni l’élite
sulla riviera francese.
Nutro un’ammirazione abissale
per il tuo one-man show autodistruttivo,
e se ti servissi a qualcosa
accetterò anche di correggere il tuo taccuino.
In sostanza, sei ormai pietrificato
nella tua forma definitiva,
in te non si muove più nulla,
la stasi è esagerata

“La Containe” preme sull’acceleratore, da qualche parte fra power pop e funk, propulsa dal giro di basso e dal suono dell’organo elettrico, con un testo lisergico che narra una notte in un locale immaginario di Copenaghen popolato da fanatici di Gesù, criminali e cowboy con cavalli parcheggiati all’ingresso. Fra le altre cose, John Wayne fa a pugni con Dio, stendendolo con un montante.
L’eclettismo attraversa ogni traccia, dalla ballata “Tobaksvejen” al blues rock di “Hamburger Sally”, fino a sfiorare il punk in “Storbybeduinen”, in cui Jørgensen dice tutto il male possibile dello stile di vita di Copenaghen, prima di ammettere di non poterne comunque fare a meno, in particolare grazie alle “piccole oasi” in cui si rifugia: la comunità parzialmente autogovernata di Christiania, fondata nel 1971 da un gruppo di hippy, e l’Hotel Plaza, celebre per il suo lussuoso Library Bar. L’accostamento di due luoghi così distanti – epitomi rispettivamente della controcultura e dell’alta borghesia – raccontano molto del percorso del cantautore, che è riuscito a inglobare le caratteristiche di entrambe le fazioni nella propria arte, facendole convivere.

L’apice dell’album, e uno dei grandi classici della musica danese, è però “Bellevue”, dedicata all’omonima località di villeggiatura a nord di Copenaghen. Si tratta di un soft rock dall’andamento rilassato, molto raffinato a livello compositivo (con leggere modulazioni e un mirato uso di passaggi cromatici), colorato da rivoli di tastiere elettroniche, guidato da un tema di chitarra acustica e questa volta perfettamente allineato ai versi cantati:

Domenica estiva, la nazione è in vacanza,
qualcuno ascolta Arne Myggen [nota 2],
mentre io ascolto David Bowie,
il sole splende e la vicina di casa espone
il Dannebrog [la bandiera danese] sopra un tavolo da caffè
pieno di liquore e dolcetti secchi,
è tutto così semplice e profondamente bello,
rollale uno spinello e passami un po’ d’erba.
Domenica estiva, la nazione è in vacanza,
sul mio giradischi hi-fi
c’è “Space Oddity”,
Myggen ringrazia e chiude il suo programma,
cosa avremmo fatto
questa domenica senza di lui? […]
Le ragazze a Bellevue
protestano per una maggiore uguaglianza,
un po’ timide e riservate,
il sole splende costantemente a Bellevue.
Domenica estiva, la nazione è immobile,
io stesso me ne stavo sdraiato
quando la famiglia è passata di qui,
ciao ciao, arrivederci, per il resto niente di nuovo,
sì, il sole splende e la musica suona,
già, prova un po’ ad ascoltare

La malinconica sensazione di immobilismo immerso nel sole e di stacco dalla frenesia quotidiana è stata raramente resa meglio in musica.
In fondo alla scaletta ancora un gioco d’opposti, con “Abonnenten”, più una catalessi che una ballata, e “Maskemesteren”, che chiude l’album all’insegna del funk rock più muscolare, esattamente come si era aperto.

L’album impone finalmente Jørgensen all’attenzione del grande pubblico e da lì inizierà una scalata che porterà al trionfo con l’altro suo capolavoro, “Tidens tern” (“I riquadri del tempo”), che nel 1980 venderà 120mila copie (cifra imponente per il mercato danese dell’epoca).
Jørgensen è ancora oggi una figura molto amata nella panorama culturale locale: nonostante non pubblichi più un album di inediti dal 2002, la sua unicità lo ha reso un simbolo da cui è difficile prescindere, come in Italia può essere stato un Franco Battiato o nel Regno Unito un David Bowie, per intendersi.


[nota 1] C.V. sta per Carsten Valentin, che però non ha mai utilizzato sulle copertine dei suoi dischi. Il nome di nascita è peraltro soltanto Carsten.

[nota 2] Giornalista, umorista e conduttore radiofonico molto noto in Danimarca.

30/08/2026

Tracklist

  1. 1. Det ganske lille band
  2. 2. Entertaineren
  3. 3. La Containe
  4. 4. Tobaksvejen
  5. 5. Hamburger Sally
  6. 6. Storbybeduinen
  7. 7. Fra en telefonboks
  8. 8. Bellevue
  9. 9. Abonnenten
  10. 10. Maskinmesteren

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