Parigi, 29 maggio 2024. Per il mio compleanno decido di regalarmi il concerto di Faye Webster a Le Trabendo, ma vengo accolta da un nubifragio torrenziale. Mi rifugio nel negozio di dischi Bar Italia, che deve il nome non solo alla canzone dei Pulp, ma anche al passaporto del gestore, l’italiano Massimiliano Diliberto Paulsen. Frugo tra gli scaffali e il digging si orienta sull’area SWANA, la mia prediletta quando c’è da maneggiare vinili. Tra Analog Africa, Habibi Funk e altri marchi blasonati, l’occhio mi cade su una ristampa di “Maarifti Feek” della chanteuse libanese Fairuz. L’etichetta mi è nuova, ma basta il nome a farmi innamorare: WEWANTSOUNDS. Il quartier generale è proprio Parigi e la missione non passa inosservata: ristampare album senza un particolare focus geografico e stilistico, purché rari e belli. Belli lo sono per davvero e così inizio a recensire ogni loro uscita, finché lo staff mi prende in simpatia e nasce un rapporto di penna tra me e Matt Robin, tra i responsabili della gloriosa impresa, con cui ho intavolato questa bella chiacchierata.
Si scrive WWS, si pronuncia WWF: la WEWANTSOUNDS è una vera e propria organizzazione per la salvaguardia della fauna musicale, che mira a proteggere le specie discografiche in via di estinzione…
Ah ah! Sì, è una missione importante. Vogliamo preservare una parte del panorama musicale che crediamo meriti un riconoscimento più ampio, specialmente quando si tratta di musica che ha quaranta o cinquant’anni. Non ci concentriamo esclusivamente su dischi rari e costosi realizzati da artisti poco conosciuti e diventati ambiti grazie al passaparola, anche se questo fa certamente parte della nostra selezione. Prendi ad esempio Akiko Yano: in Giappone è una star, è stata membro informale degli YMO e ha avuto un enorme impatto sulla scena quando è emersa nel 1976, poco più che ventenne. Il punto è che il suo successo è rimasto confinato al Giappone, pur avendo tutti i requisiti per essere apprezzata a livello internazionale. Parte del divertimento per noi è contribuire a far conoscere artisti come lei a un pubblico più vasto, senza dover per forza andare a scovare chissà cosa nei cassetti.
Il radar della WWS non è tarato su un genere o una scena in particolare: in catalogo troviamo artisti diversissimi tra loro come Manu Dibango, Brigitte Fontaine o Ennio Morricone. Come ci si orienta in un oceano così vasto?
Siamo un piccolo gruppo di persone che la pensano allo stesso modo, ognuno con i propri gusti, e siamo tutti piuttosto eclettici. Si potrebbe dire che c’è un filo conduttore comune, come un “groove” che attraversa molte delle nostre uscite, ma è un concetto piuttosto vago. In definitiva, è il risultato di anni – anzi, decenni – di ascolto musicale, di ricerca sempre più approfondita e di ampliamento del nostro orizzonte musicale. Ad esempio, la persona che cura le sezione araba, Mario Choueiry, è libanese e si è mosso per molti anni all’interno dell’industria musicale (ora lavora all’Institut du Monde Arabe di Parigi). È estremamente competente ed è stato fondamentale per riportare in circolazione alcuni album incredibili: è merito suo se siamo riusciti a ristampare gli straordinari lavori del musicista e produttore Ziad Rahbani. Siamo anche grandi appassionati di cinema, il che spiega il nostro interesse per le colonne sonore. Questa passione ci ha portato a pubblicare la musica di film cult come “The Friends of Eddie Coyle”, diretto da Peter Yates, famoso per essere stato il regista di “Bullitt”. Il catalogo cresce in modo organico e una pubblicazione porta naturalmente all’altra.
Nel vostro roster si distinguono due tipi principali di uscite: riedizioni di album già pubblicati e compilation di materiale vario. In che modo cambia il vostro approccio quando lavorate sull’uno o sull’altro formato?
In realtà fanno parte dello stesso processo generale, ma a volte una compilation ha più senso. Non tutti gli album sono abbastanza validi da giustificare una riedizione fedele all’originale. Le compilation possono essere un ottimo modo per presentare un genere, un artista o la musica di un determinato paese a un nuovo pubblico. Possono anche fungere da eccellente punto di accesso al catalogo di un’etichetta. Penso alle nostre compilation dedicate alla Mainstream Records: i loro sconfinati archivi sono ricchi di gemme nascoste, quindi quelle compilation completano molto bene le nostre riedizioni degli album originali.
Le note di copertina sono sempre molto accurate, spesso affidate a esperti di prim’ordine come Cheb Gero o Disco Arabesquo. Quanto è importante fornire un contesto storico agli ascoltatori?
È fondamentale. Cerchiamo sempre di collaborare con i curatori giusti, persone che sono nella posizione migliore per presentare un genere, una scena o un periodo. Spesso sono molto più preparati di noi nel loro campo specifico. Non solo portano in dote la loro conoscenza, ma molti di loro hanno anche un proprio pubblico, essendo spesso DJ che fanno tournée a livello internazionale: questo è un ulteriore vantaggio. Ma soprattutto, riescono a cogliere alcune sfumature della musica da cui traggono chiavi di lettura preziose per gli ascoltatori.
Niente riempitivi inutili o edizioni extra-large: WWS dribbla il feticismo analogico e va dritta al punto, il che denota un approccio rispettoso al materiale trattato. Come gestite i rapporti con gli artisti che producete (mi riferisco all’avere l’ultima parola sulla scelta della scaletta o della copertina, alla ripartizione dei profitti e così via)?
Quando lavoriamo direttamente con un artista, di solito si tratta di una discussione collaborativa, specie quando è in possesso dei propri master o quando la situazione dei diritti ci permette di trattare con lui in prima persona. Per farti un esempio, in questo momento stiamo pubblicando alcune registrazioni di Brigitte Fontaine tratte dagli archivi radiofonici francesi e abbiamo dovuto stipulare un accordo direttamente con l’artista. In generale, il processo è molto semplice: offriamo condizioni eque, affrontiamo le cose con rispetto e ci assicuriamo che tutti siano a proprio agio con il progetto. Di solito siamo tutti sulla stessa lunghezza d’onda, quindi le cose tendono a filare liscie. Ad alcuni artisti piace essere coinvolti nel processo creativo, mentre altri preferiscono lasciare a noi la guida. Ogni uscita è diversa. Di recente abbiamo collaborato con il pianista Todd Cochran su uno dei primi album a cui ha partecipato (uno splendido Lp spiritual jazz del’71 del sassofonista Hadley Caliman) ed è stato fantastico poter lavorare con lui, ha scritto delle note di copertina davvero approfondite sulla realizzazione del disco.
Ci sono poi molte retrospettive di singoli artisti. Una delle più complete è quella dedicata alla divina Fairuz…
Fairuz è una leggenda, quindi siamo molto orgogliosi di aver potuto ristampare alcuni dei suoi album, in particolare quelli prodotti da suo figlio Ziad Rahbani. È un’icona in tutto il mondo arabo, ma c’era anche la necessità di far conoscere la sua produzione ai nuovi appassionati di vinili in tutto il mondo. Abbiamo avuto la fortuna di poter contare sulla collaborazione di Mario Choueiry, che aveva lavorato al suo catalogo anni fa durante la sua permanenza alla EMI Arabia. La sua competenza è stata inestimabile per la realizzazione di questi progetti.
Un’altra mania ricorrente è il Giappone…
Sì, abbiamo dei legami privilegiati con il Giappone, il che sicuramente aiuta, ma è anche una scelta naturale, dato il ricchissimo patrimonio musicale del paese. Le possibilità sono infinite ed è sempre emozionante selezionare artisti e album che secondo noi meritano un maggiore riconoscimento internazionale. Abbiamo ristampato classici di artisti come Ryuichi Sakamoto e Akiko Yano, oltre al superbo album “Saravah” di Yukihiro Takahashi, che tra l’altro era un tributo al produttore francese Pierre Barouh e alla sua etichetta Saravah, con cui collaboriamo. Vedi, in qualche modo tutto è collegato e ci piace unire questi puntini.
Non solo artisti fuori dal perimetro occidentale: ho trovato molto interessante la vostra ricerca su una figura importantissima come Brion Gysin.
Brion Gysin è stato un artista dall’aura mitica, che ha influenzato innumerevoli figure creative in diverse discipline. Quel progetto è nato dal nostro lavoro con Ramuntcho Matta, che ha prodotto un notevole album di Don Cherry della metà degli anni ’80, “Home Boy Sister Out”. Grazie a quella collaborazione, abbiamo iniziato a esplorare gli archivi di Matta e sono spuntate fuori le registrazioni che aveva realizzato con Gysin, di cui era un caro amico: tutto si è sviluppato da lì.
Ogni tanto c’è spazio anche per musica nuova, come nel caso degli Al-Qasar.
Sì, abbiamo pubblicato album di artisti emergenti come Al-Qasar e Biensüre. Si è trattato di progetti che ci sono capitati in modo naturale e che abbiamo ritenuto adatti all’etichetta. Quando ha senso, siamo felici di pubblicare musica contemporanea, ma non è una direzione che stiamo perseguendo attivamente. I nuovi progetti richiedono un investimento molto maggiore in termini di tempo e risorse, in particolare perché spesso ci si trova coinvolti nei tour e nella promozione degli artisti. Questo può essere impegnativo. Tuttavia, se si presentano le opportunità giuste, siamo sempre aperti a nuovi progetti entusiasmanti.
E adesso, cosa bolle nella pentola sempre accesa della WEWANTSOUNDS?
Abbiamo in programma molte uscite interessanti, tra cui altri titoli di Don Cherry. Speriamo anche di riuscire a concludere una nuova collaborazione con una label giapponese… Nel caso sarete tra i primi a saperlo! Continueremo inoltre la serie riedizioni dedicate a Brigitte Fontaine: una delle prossime sarà il suo storico album del 1970, “Comme à la Radio”, registrato a Parigi con il suo collaboratore di lunga data Areski Belkacem e l’Art Ensemble Of Chicago. Siamo riusciti a rintracciare i nastri multitraccia originali, il che significa che potremo includere un’incredibile quantità di materiale bonus…
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Discografia selezionata
Omar Khorshid - Giant + Guitar
Brion Gysin - Junk
Black Artist Group - For Peace And Liberty, In Paris dec 1972
Ammar El Sherei - Music From The East
Sho-Nuff - Body Pressure
AA.VV. - Sweet Rebels - The Golden Era of Algerian Pop-Raï
Les Abranis - Album No 1
Freh Khodja - Ken Andi Habib
AA.VV. - Ayam El Disco - Egyptian Disco, Boogie & Jeel Cassettes 1978-92
AA.VV. - Tokyo Pulse - Japanese Funk, Modern And City Pop From The Tokyo Scene 1974-88