LAMMOTH - Onward

2026 (Fiadh Productions)
black metal, blackgaze, chiptune

Font black metal con cover colorata, un innocuo pony su un prato verde e un cielo azzurro, disegni da cartone animato che sembrano adatti a un libro per bambini. Dov’è finita l’oscurità del black metal norvegese? E soprattutto dov’è finito Satana?

Si presenta così il progetto solista di Robert Sanford, musicista statunitense di Asheville, North Carolina, aderente al “Red And Anarchist Black Metal” (RABM), una corrente politico-culturale interna al black metal che riunisce artisti ed etichette di orientamento socialista o più genericamente antifascista (“Antifascist Black Metal Network”). Con canto black metal, chitarre blackgaze, suoni chiptune e una voglia di ribaltare radicalmente il concetto di black metal, Sanford si allontana di fatto talmente tanto dalla tradizione norvegese da divenire decisamente altro.

D’altronde, l’appartenenza al “Red And Anarchist Black Metal” chiarisce bene come sia stato superato il nichilismo norvegese, per abbracciare idee forti di ribellione e uguaglianza. “Onward” è il suo disco d’esordio – dopo l’Ep “Tales Of Treachery” (2024) – che rovescia tutti gli stilemi possibili. Ossessionato sin dall’infanzia dai libri di Tolkien, Sanford dedica l’intero disco a Bill, il pony dell’hobbit Sam, dimenticando la consueta lotta tra eroi del bene e del male tipica del mondo fantasy, per dedicarsi a un animale simbolo della fedeltà e dell’affidabilità. E questo black metal tolkeniano è molto diverso da quello più celebre degli austriaci Summoning.

“Onward” appare subito come una creatura bizzarra e a volte spiazzante. Un cavallo che galoppa e un loop di piano aprono “Poor Old Half-Starved Pony”: siamo in un’atmosfera rilassata da villaggio hobbit in un giorno di festa. Le chitarre giungono all’improvviso insieme al canto scream riverberato, la batteria viaggia a bpm molto elevati in attesa del ritorno del loop di piano sino al chiptune finale. È un black metal/blackgaze addomesticato, persino divertente. La ricetta si ripete nei brani successivi come “To Be Free (Bill)” o nei riff quasi punk con ritmi breakcore e tastiere vintage di “A Gardener”, tra parentesi elettriche (“A Fox Passing Through The Woods On Business Of Their Own”), sino al trittico finale di “We Were Born To Suffer”, “Horsethieving” e “A Final Parting”, in cui siamo in pieno territorio shoegaze, ormai più vicini ai My Bloody Valentine che agli Alcest, e il black metal è solo un ricordo abbandonato nel tempo.

Si può colorare di rosa l’oscurità? Se si giudica “Onward” come un disco prettamente black metal si potrebbe pensare a un tentativo di abbandonare la coerenza distruttiva del genere, che per anni è apparso incorruttibile, per indebolirne la forza, renderlo rassicurante e persino catchy. In realtà siamo proprio in un altro campo di gioco dove si prendono alcune soluzioni black per ridisegnare nuove regole. In fin dei conti “Onward” è uno degli infiniti percorsi alternativi che il black metal ha trovato negli ultimi vent’anni, si apprezza il desiderio di cambiare e soprattutto il buon Bill, protagonista assoluto di questo disco.

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20/09/2026

Tracklist

  1. 1. Poor Old Half-Starved Pony
  2. 2. To Be Free (Bill)
  3. 3. A Gardener
  4. 4. Farewell, Good Beast Of Burden
  5. 5. A Fox Passing Through the Woods On Business Of Their Own
  6. 6. The Road To Bree
  7. 7. We Were Born To Suffer
  8. 8. Horsethieving
  9. 9. A Final Parting

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