FRANCESCO DE GREGORI - Nevergreen (Perfette sconosciute)

2026 (Sony)
songwriter

Francesco De Gregori si è stancato da tempo di pubblicare dischi in studio. La sua dimensione privilegiata è ormai quella del palco, un dylaniano Never Ending Tour dalle mutevoli combinazioni: nei palazzetti o in piccoli teatri, in versione intima o con orchestra, con compagni improbabili (Checco Zalone) o vecchi amici ritrovati (Antonello Venditti), con le sue hit o con le sue “Nevergreen”, brillante neologismo ideato per definire quelle che considera le sue canzoni da riscoprire o che non hanno comunque ottenuto il successo che forse avrebbero meritato. Che poi in realtà in mezzo ci infili anche brani noti a tutti (non solo a quelli che lui definisce amichevolmente “talebani degregoriani”) è un altro paio di maniche. Ma glielo si perdona volentieri, così come quando “con la bocca fa a pezzi una canzone”, per citare l’amico Lucio Dalla, stravolgendo melodie e arrangiamenti. Anche questo, un vecchio vizio dylaniano.

Proprio queste fatidiche “Nevergreen” – già al centro anche dell’omonimo docu-film diretto da Stefano Pistolini – sono ora l’oggetto di un nuovo album dal vivo, che raccoglie 17 brani registrati durante la residency al Teatro Out Off di Milano (29 ottobre-23 novembre 2024) di fronte a un’audience ristretta di non più di 200 persone. Stavolta sono stati giustamente estromessi gli “infiltrati”, gli evergreen, quelli che alla fine dei concerti arrivavano comunque (da “Rimmel” a “Buonanotte fiorellino”, da “Alice” a “Generale”), una scelta che certamente conferisce maggior coerenza al progetto.
Il disco, disponibile in digitale, doppio cd e doppio vinile, restituisce l’atmosfera intima di quelle esibizioni, con interventi di post-produzione ridotti al minimo. “Sento molti concerti che somigliano a dei dischi, con sequenze pre-registrate, questo è un disco che somiglia a un concerto”, aveva spiegato il cantautore romano, rivendicando, da inveterato bastian contrario, come questo progetto fosse l’esatto opposto dei megatour sold-out con le solite hit in sequenza: “Si tende a parlare sempre di chi riempie gli stadi, di chi riempie i palazzetti: questi miei concerti vorrebbero essere un controcanto a questa rincorsa ai grandi numeri”.

Ecco allora rivivere, nella cornice intima del teatro di periferia milanese, gioielli nascosti del repertorio degregoriano, a partire dall’iniziale canto popolare di “Il fischio del vapore”, che nel 2002 diede il titolo al disco folk con Giovanna Marini: una versione spoglia e sentita, per voce, organetto e fisarmonica, a ridestare per un attimo la magia di quel lavoro. Non meno toccante l’omaggio di “A Pa’”, ispirato al “Lamento per la morte di Pierpaolo Pasolini” della succitata Marini, con la commozione serrata tra le pieghe di uno spartito ancora una volta scarno e minimale, con l’armonica che prende il sopravvento su chitarra, basso e organo, proseguendo la narrazione sul piano musicale. E commuove ancora una volta l’incanto dei “Due zingari” “appoggiati alla notte, forse mano nella mano”: puro realismo magico, sospeso da qualche parte tra Fellini e Garcia Marquez, con quella melodia che ti scioglie il cuore e quel sassofono che nel 1978 suonava Mario Schiano e ora, in mano ad Amedeo Bianchi, colora il brano di tinte swing e gipsy jazz.

Un umanesimo universale che si rinnova nel flashback storico di “San Lorenzo”, con il racconto del bombardamento di Roma del 1943, che riacquista tutta la sua forza evocativa grazie a un’interpretazione asciutta, quasi trattenuta, senza concessioni alla retorica. La voce, inevitabilmente più ruvida e meno duttile di un tempo, trova proprio in questa essenzialità una nuova efficacia espressiva, privilegiando la scansione delle parole rispetto alla ricerca della perfezione melodica. Del resto, è questa la cifra musicale dell’intero album: un folk-rock sobrio, attraversato da suggestioni country e blues, con chitarre acustiche, pianoforte, organo Hammond e pedal steel guitar a costruire una trama strumentale discreta e sottile. Più che reinventare le canzoni, De Gregori sembra volerle liberare dalle incrostazioni delle rispettive versioni originali, lasciando che siano i musicisti e le dinamiche del concerto a suggerire nuove traiettorie.
Così “I muscoli del capitano”, con la sua metafora del progresso e delle illusioni tecnologiche, conserva intatta la propria inquietudine, mentre “La ragazza e la miniera”, piccola meraviglia rimasta inevitabilmente schiacciata dalla popolarità della “Donna cannone”, ritrova una meritata centralità. E si conferma quanto sia stato ingiusto il destino di certe canzoni, relegate ai margini di album ben più celebrati. È il caso anche di “I matti”, da “Terra di nessuno”, che qui si ammanta di una malinconia lieve, affidata soprattutto alla fisarmonica e agli intrecci vocali, o di “Compagni di viaggio”, riflessione sul tempo e sugli affetti che nella dimensione raccolta del teatro acquista una particolare intensità.

Ma il De Gregori più interessante resta forse quello che sfugge alle classificazioni, che alterna il lirismo alla provocazione, la tenerezza allo sberleffo. Ecco allora riaffiorare il surrealismo spigoloso di “L’uccisione di Babbo Natale”, la fiaba noir di “Bufalo Bill”, con il suo immaginario enigmatico e perturbante, o l’ironia grottesca di “Vai in Africa, Celestino!” (dall’ottimo “Pezzi” del 2005), a ricordarci che dietro l’austera – e da lui osteggiata – etichetta di “poeta” della canzone italiana si nasconde anche un narratore beffardo, talvolta perfino feroce. In “Cose”, invece, torna quel flusso di immagini e dettagli quotidiani che procede per associazioni apparentemente casuali, secondo una logica più poetica che narrativa. È un repertorio che non ha bisogno di essere attualizzato a tutti i costi: basta ascoltarlo con attenzione per accorgersi di quanto sia ancora capace di parlare al presente.
Tra gli episodi più suggestivi spicca anche “Stelutis Alpinis”, il canto tradizionale friulano di Arturo Zardini, affrontato con il raccoglimento di una preghiera laica. Un altro tassello di quel rapporto con la storia e con la memoria popolare che De Gregori coltiva da sempre e che trova nel disco una continuità ideale con l’iniziale “Il fischio del vapore”.

Rispetto al docu-film di Stefano Pistolini, viene meno anche la dimensione conviviale delle apparizioni degli ospiti: niente Jovanotti, Elisa, Malika Ayane o altri amici chiamati a condividere il palco. Ed è sicuramente meglio così. L’unica eccezione è Zucchero, che compare nella conclusiva “Everybody’s Talkin'”, il classico di Fred Neil reso immortale da Harry Nilsson nella colonna sonora di “Un uomo da marciapiede”. Una chiusura che suona quasi come una dichiarazione d’intenti: una canzone sulla voglia di sottrarsi al rumore del mondo (“Everybody’s talking at me/ I don’t hear a word they’re saying/ Only the echoes of my mind”), perfetta per un artista che ha sempre difeso ostinatamente il diritto di seguire soltanto la propria strada (anche a costo di farsi qualche nemico).
E forse è proprio questa la chiave di “Nevergreen (Perfette sconosciute)”: non tanto un’operazione di recupero archeologico, quanto un modo per sottrarre il proprio canzoniere alla dittatura delle hit e alla nostalgia programmata. In un’epoca in cui gli anniversari discografici sono diventati un business e i concerti spesso una prevedibile successione di inni generazionali, De Gregori sceglie ancora una volta di andare controcorrente. Non tutto funziona allo stesso modo, qualche arrangiamento avrebbe potuto osare di più e mancano all’appello memorabili nevergreen che anche i non-talebani degregoriani avrebbero certamente gradito (da “Bene” a “Atlantide“, da “Cercando un altro Egitto” a “Renoir”, da “Raggio di sole” a “La testa nel secchio”). Ma ce ne faremo una ragione, sperando magari di ascoltarle dal vivo nell’attuale nuova tranche del tour “Nevergreen”. Un dialogo continuo con le proprie canzoni. Che, anche quando sembravano dimenticate, non avevano mai smesso di avere qualcosa da dire.

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27/10/2026

Tracklist

  1. 1. Sento il fischio del vapore
  2. 2. Cose
  3. 3. A Pa'
  4. 4. Numeri da scaricare
  5. 5. I muscoli del capitano
  6. 6. L'uccisione di Babbo Natale
  7. 7. I matti
  8. 8. Vai in Africa Celestino
  9. 9. San Lorenzo
  10. 10. Baci da Pompei
  11. 11. Compagni di viaggio
  12. 12. La ragazza e la miniera
  13. 13. Due zingari
  14. 14. Ragazza del '95
  15. 15. Stelutis Alpinis
  16. 16. Deriva
  17. 17. Everybody's talkin'

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