È una delle ballate più amate dei Radiohead, uno dei brani che hanno contribuito a trasformare cinque ragazzi di Oxford in una delle band più importanti della loro generazione. Eppure, a oltre trent’anni dalla sua pubblicazione, Thom Yorke continua a guardare a “High And Dry” con un misto di imbarazzo e insofferenza. Al punto da confessare che, potendo tornare indietro, preferirebbe “non averla mai scritta”. Un’affermazione sorprendente, soprattutto considerando che la canzone, pubblicata nel 1995 su “The Bends”, è diventata uno dei classici del repertorio dei Radiohead, oltre che un modello per buona parte del rock britannico degli anni successivi.
La conversazione con Harry Styles
La confessione è arrivata durante una conversazione con Harry Styles per la serie “Musicians On Musicians” di Rolling Stone. I due artisti stavano discutendo del processo creativo e del rapporto tra composizione, interpretazione e produzione. Yorke ha spiegato come, nel corso degli anni, abbia progressivamente smesso di considerare la voce soltanto uno strumento destinato a raccontare una storia attraverso una melodia, preferendo trattarla come un elemento sonoro fra gli altri, da intrecciare alle chitarre di Jonny Greenwood ed Ed O’Brien, al basso di Colin Greenwood e alle trame ritmiche di Philip Selway. Styles gli ha allora ricordato che, agli inizi, il suo approccio era decisamente più tradizionale, sottilineando: “Ma quando scrivi una canzone come ‘High And Dry’ sai che ha scritto qualcosa di davvero importante”. La risposta di Yorke, però, ha gelato il suo interlocutore: “Sì, un ragazzo con una chitarra acustica che canta la sua canzone. Quella in particolare vorrei non averla mai scritta. Ma non c’è niente di male”.
Non è la prima volta che il leader dei Radiohead prende le distanze dal brano. Già nel 2006 lo aveva liquidato come “molto brutto”, sostenendo che la Emi, la casa discografica del gruppo, avesse esercitato pressioni affinché venisse pubblicato. Un’avversione che sembra avere poco a che fare con la qualità intrinseca della composizione e molto di più con ciò che essa rappresenta: un’idea di rock melodico e confessionale dalla quale Yorke ha cercato ostinatamente di allontanarsi per quasi tutta la sua carriera.
Alle origini di “High And Dry”
E pensare che “High And Dry” appartiene addirittura alla preistoria dei Radiohead. Yorke ne aveva già abbozzato una prima versione alla fine degli anni Ottanta, quando frequentava l’Università di Exeter e suonava negli Headless Chickens, una delle sue prime esperienze musicali. Il brano precede dunque persino il successo di “Creep” e l’esplosione del gruppo sulla scena internazionale. Lo stesso Yorke avrebbe raccontato che il testo nasceva dal ricordo di una ragazza con cui aveva avuto una relazione, ma che quelle vicende personali si erano progressivamente mescolate a riflessioni sul successo e sul fallimento.
Nel 1993, durante il periodo di lavorazione di “Pablo Honey”, i Radiohead ne registrarono un demo ai Courtyard Studios nell’Oxfordshire, insieme al tecnico del suono Jim Warren. La band, tuttavia, non sembrava particolarmente convinta del risultato, giudicato troppo vicino alle sonorità di Rod Stewart. La registrazione venne accantonata, salvo essere recuperata e rimasterizzata per “The Bends”, pubblicato due anni dopo. Quella che sarebbe diventata una delle canzoni simbolo del gruppo non nacque quindi da una nuova sessione particolarmente ispirata, ma dal recupero di un vecchio provino che i musicisti avevano inizialmente considerato poco interessante.
Pubblicata il 27 febbraio 1995 come singolo a doppio lato A insieme a “Planet Telex”, la canzone raggiunse il diciassettesimo posto nella classifica britannica e contribuì ad ampliare il pubblico del gruppo. Anche il contrasto con l’altro brano del singolo appare, retrospettivamente, significativo: mentre “High And Dry” rappresentava il versante più convenzionale e melodico dei Radiohead, “Planet Telex”, costruita attraverso loop di batteria, pianoforti trattati ed effetti elettronici, lasciava già intravedere le sperimentazioni che avrebbero caratterizzato il loro futuro.
Il videoclip
Per promuovere “High And Dry” furono realizzati anche due videoclip. Il primo, diretto da David Mould, mostrava la band mentre suonava nello scenario desertico delle Vasquez Rocks, nei pressi di Los Angeles. Il secondo, destinato al mercato americano e diretto da Paul Cunningham, era ambientato in un diner lungo la strada, con un’estetica influenzata da “Pulp Fiction” di Quentin Tarantino. Mtv chiese persino di eliminare una sequenza che mostrava l’esplosione di un’automobile.
Ma l’eredità più importante della canzone sarebbe emersa negli anni successivi. Insieme a “Fake Plastic Trees”, “High And Dry” contribuì a definire un modello di ballata malinconica, elegante e accessibile che avrebbe influenzato profondamente il post-britpop. Gruppi come Travis e Coldplay avrebbero costruito una parte significativa della propria identità musicale proprio attorno a quel linguaggio, fatto di chitarre arpeggiate, crescendo emotivi e ritornelli capaci di trasformare l’introspezione in un’esperienza collettiva. Così mentre altri artisti prendevano a modello quella tipologia di canzone, i Radiohead si preparavano a smantellarla.
Yorke e i cantautori
Nella conversazione con Styles, Yorke ha spiegato di non essere particolarmente attratto dalla figura tradizionale del cantautore: “Non ascolto molti singer-songwriter. Ascolto parecchia vecchia musica folk stravagante, oppure colonne sonore, oppure musica elettronica. A volte il semplice suonare una chitarra riesce davvero a comunicarmi qualcosa, ma non succede spesso”. Una distanza estetica che affonda le radici anche nel periodo in cui il gruppo si formò artisticamente: “Probabilmente perché siamo cresciuti quando c’era una vera rinascita di quel modo di fare musica, e ‘The Bends’ apparteneva a quel mondo”.
La sua insofferenza, del resto, non riguarda soltanto “High And Dry”. Nella stessa intervista, Yorke ha raccontato di essere già stanco di “OK Computer” quando il disco arrivò nei negozi, nel 1997. Nonostante fosse destinato a diventare uno degli album fondamentali del decennio, con oltre quattro milioni e mezzo di copie vendute, per il cantante rappresentava già qualcosa da lasciarsi alle spalle. Dopo aver lavorato a lungo su quelle canzoni, l’idea di doverle riproporre per altri due anni in tournée gli appariva insopportabile. “Li ho praticamente supplicati: vi prego, non posso farlo. Devo andare avanti, fare qualcosa di nuovo”, ha ricordato a proposito delle richieste del management.
Quell’urgenza avrebbe trovato uno sbocco radicale con “Kid A” e “Amnesiac“, i dischi con cui i Radiohead avrebbero progressivamente abbandonato le strutture convenzionali del rock chitarristico, immergendosi nell’elettronica, nell’ambient, nel jazz e nella sperimentazione ritmica.
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28/10/2026