Thom Yorke ricorda quando ascoltò i Nirvana per la prima volta

25-05-2026

Thom Yorke ha raccontato di aver capito immediatamente che qualcosa stava cambiando quando ascoltò per la prima volta “Nevermind” dei Nirvana. Il frontman dei Radiohead, intervenuto a BBC 6 Music dopo aver ricevuto l’Academy Fellowship Award agli Ivor Novello Awards, ha ricordato l’impatto quasi folgorante che ebbe su di lui il disco pubblicato nel 1991 da Kurt Cobain e compagni.
“Ricordo quando ascoltai ‘Nevermind’ per la prima volta e pensai: ‘Ok, ci siamo’”, ha spiegato Yorke, descrivendo quel momento come una di quelle rare scosse capaci di ridefinire il panorama musicale. Per il cantante britannico, l’arrivo dei Nirvana rappresentò infatti uno spartiacque generazionale, un evento in grado di cambiare improvvisamente il modo di percepire la musica rock e ciò che poteva diventare.

Yorke ha sottolineato come esperienze del genere siano sempre più rare in un’industria che tende a guardare soprattutto al passato invece di investire sui nuovi artisti. Secondo lui, il pubblico dovrebbe poter provare ancora quella sensazione di sorpresa e dirompenza che accompagnò l’esplosione dei Nirvana nei primi anni Novanta. “Nel mondo reale, la gente ha bisogno di sentire che ogni paio d’anni arriva un artista che ti fa dire: ‘Cavolo!'”, ha aggiunto. “Ogni tanto succede ancora. È di questo che sto parlando”.

Nel corso dell’intervista, il leader dei Radiohead ha anche criticato il modo in cui grandi investitori e miliardari del settore tecnologico stanno acquistando cataloghi musicali storici trasformandoli in beni da collezione, senza però sostenere concretamente le nuove generazioni di musicisti. Per Yorke, basterebbero investimenti relativamente modesti per permettere agli artisti emergenti di crescere, sperimentare e persino sbagliare: “La verità è che si impara soltanto attraverso gli errori. Oggi invece basta un errore e sei spacciato”.

A proposito del rapporto tra Radiohead e Nirvana, qualche tempo fa, in un’intervista con Daniel Sarkissian, Paul Kolderie, il produttore di “OK Computer”, ha ipotizzato che l’avversione di Yorke e compagni per “Creep” sia stata ampiamente esagerata, mettendo a confronto l’atteggiamento di Thom con quello di Cobain rispetto alle proprie opere. “Magari non gli piace quando la gente la urla ai concerti, ma non odiano quella canzone”, ha spiegato, “Quella canzone, a trent’anni dalla sua uscita, è ancora un elemento importante del loro catalogo ed è uno dei motivi per cui hanno ottenuto un grande accordo editoriale… Non odiano quella canzone. Non la rinnegano. E non rinnegano i soldi che ne derivarono”.
Sarkissian e Kolderie hanno poi paragonato la presunta avversione di Cobain e Yorke per i propri brani, entrambi casi ridimensionati dalle testimonianze dei loro collaboratori. Il produttore la definisce “esattamente la stessa cosa” e sostiene che Yorke fosse orgoglioso del proprio songwriting. “Devi essere orgoglioso di avere un impatto del genere”, afferma, “Non è facile riuscirci. ‘Creep’ ha più ascolti su Spotify di ‘Stairway To Heaven’. Duecento milioni in più”. Più che la musica in sé, dunque, era probabilmente il peso del successo a risultare indigesto. Eppure, è stato proprio quell’elemento a permettere loro di continuare a realizzare la musica che amavano.