Il ritorno dal vivo dei Radiohead nel 2025 è stato uno degli eventi musicali più attesi degli ultimi anni, ma per Thom Yorke ha avuto anche conseguenze psicologiche inattese. Il frontman della band britannica ha raccontato di aver attraversato un periodo di profonda insicurezza dopo la conclusione della tournée, nonostante l’entusiasmo e le emozioni vissute durante i concerti. A parlarne è stato lo stesso Yorke in una conversazione con Harry Styles per Rolling Stone Usa, ripercorrendo l’esperienza della reunion che, dopo oltre sette anni di assenza dai palchi, aveva riportato i Radiohead davanti al pubblico con venti concerti tra Madrid, Bologna, Londra, Copenaghen e Berlino.
“Dopo il tour dei Radiohead del 2025, anche se durante i concerti mi sono divertito moltissimo, la mia reazione è stata quella di crollare. Un crollo enorme, soprattutto per quanto riguarda la fiducia in me stesso”, ha confessato il musicista. Una crisi dalla quale ha impiegato diversi mesi a riprendersi, ritrovando gradualmente il proprio equilibrio soltanto grazie al lavoro su nuove composizioni: “Ci sono voluti mesi. Ho dovuto ricominciare a lavorare al mio disco, due mesi dopo, per riuscire finalmente a pensare: ‘Oh, bene. Adesso sto bene. È tutto a posto'”.
Per Yorke, del resto, confrontarsi con il passato e con l’eredità artistica dei Radiohead non è mai stato semplice. Il cantante ha spiegato di sentirsi molto più a proprio agio quando può concentrarsi su progetti inediti, senza il peso delle aspettative e della storia della band. “Credo nel guardare avanti. È facile farlo, perché si tratta di qualcosa di nuovo. Non devo spiegarlo a nessuno, e questo mi rende felice”, ha osservato.
Eppure, il ritorno sul palco ha regalato anche momenti di straordinaria intensità emotiva. Yorke ha ricordato soprattutto la prima serata della reunion a Madrid, quando i cinque musicisti hanno attraversato il pubblico per raggiungere il palco: “Volevo scoppiare a piangere e non avevamo ancora suonato una sola nota. Era da tantissimo tempo che non mi trovavo immerso in qualcosa del genere. Camminare in mezzo a tutta quella gente… Eravamo tutti lì a pensare: ‘Cazzo. Cazzo'”.
Il difficile rapporto con la propria eredità musicale è emerso anche parlando degli Ivor Novello Awards, durante i quali Yorke ha ricevuto l’Academy Fellowship, prestigioso riconoscimento conferitogli proprio da Harry Styles. Quest’ultimo ha definito i Radiohead la sua band preferita, aggiungendo un ricordo decisamente personale: aver perso la verginità ascoltando “Talk Show Host”. Un aneddoto che Yorke ha apprezzato più della dimensione celebrativa della cerimonia. “Ho un rapporto molto strano con questo aspetto del mio lavoro”, ha ammesso. “Quando sembra di far parte di un’azienda, con tutte quelle telecamere che riprendono… Non lo so, amico. È una sensazione che ha a che fare con il peso di tutta questa eredità”.
Intanto, il musicista inglese è tornato a concentrarsi sulla propria carriera solista e sta lavorando a un nuovo album insieme al produttore Sam Petts-Davies, anticipando che il materiale sarà “parecchio fottutamente diverso” rispetto alle sue precedenti pubblicazioni.
Quanto al futuro discografico dei Radiohead, per il momento non ci sono novità concrete. “Non abbiamo lavorato insieme. Non entriamo in studio come gruppo da moltissimo tempo, quindi non so nemmeno che sensazione proveremmo oggi”, ha spiegato Yorke, lasciando aperto l’interrogativo su un eventuale nuovo album. La reunion dal vivo, invece, proseguirà nel 2027: la band ha già in programma altri 21 concerti tra Australia e Giappone, confermando che, almeno sul palco, il capitolo Radiohead è tutt’altro che concluso.
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