Phil Collins ha condiviso il video della conversazione con Steven Wilson dedicata a “Face Value”, il suo esordio solista, che celebra quest’anno il 45° anniversario. L’incontro si è svolto il mese scorso all’Odeon Luxe West End di Leicester Square, a Londra, in occasione della presentazione della nuova ristampa, ora disponibile anche in un cofanetto deluxe di quattro vinili.
Wilson, autore dei nuovi mix audio immersivi inclusi nella riedizione, ha intervistato il cantante e batterista dei Genesis per circa 45 minuti, ripercorrendo la lavorazione del disco e le sue influenze. Tra gli aspetti affrontati, anche la componente jazz-fusion, spesso trascurata, che caratterizza buona parte della seconda metà della prima facciata dell’album. Alla serata erano presenti il comico Al Murray, già conduttore dei Prog Awards, Nick Beggs e Craig Blundell, entrambi nella formazione dal vivo di Wilson, e Guy Pratt, noto per il suo lavoro con i Pink Floyd e i Saucerful Of Secrets di Nick Mason.
Wilson sarà a sua volta protagonista di una conversazione con Al Murray il 10 novembre alla Bush Hall di Londra. Al centro dell’incontro ci saranno il prossimo album solista di Wilson, “Requiem For A Village“, e il contesto musicale e culturale del progetto. “Requiem For A Village” è costruito attorno a un villaggio immaginario, un luogo che, nelle parole di Wilson, “non troverai su una mappa e che può essere trovato solo se non lo cerchi”. L’autore lo definisce “un film da ascoltare della durata di 55 minuti e suddiviso in 12 scene”, corrispondenti ai dodici brani dell’album. Alla base del progetto c’è anche la volontà di recuperare una dimensione più fisica, spontanea e imperfetta della musica. “Volevo tornare a una musica in cui si possano sentire metaforicamente le impronte digitali. Insistere sui gesti umani e sulle imperfezioni, su quelle cose che non possono essere create con un software. Per esempio, utilizzare esclusivamente sintetizzatori analogici, con tutta la loro imprevedibilità, oppure non avere strumenti perfettamente accordati”, ha spiegato Wilson. Un approccio che lo ha portato a cimentarsi anche con strumenti che non padroneggia abitualmente: “Questo mi ha portato anche a prendere in mano il violino, l’oboe, o a provare a suonare la batteria, suonando cose che in realtà non so suonare, ma riuscendo comunque a ricavarne qualcosa che mi ha ispirato in modi che non mi aspettavo. Affrontare la musica con un senso di innocenza e vedere dove mi avrebbe portato. E mi ha portato al Village”.
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