Ministri

di Claudio Lancia

In oltre vent’anni di carriera i Ministri si sono guadagnati un posto di rispetto nel circuito delle band che hanno più influenzato la generazione immediatamente successiva, ruolo che viene loro riconosciuto come conseguenza di canzoni divenute specchio di un’epoca ed esibizioni live sempre di grandissima intensità.

Dopo essersi conosciuti fra i banchi del Liceo Berchet di Milano, Federico Dragogna (chitarre e principale autore), Davide Autelitano (voce e basso) e Michele Esposito (batteria) iniziano a provare nel 2003 insieme all’amico tastierista Emiliano Eva, che presto abbandonerà la partita. Dopo essersi fatti chiamare per un breve periodo di tempo con l’impegnativo nome Ministri del Tempo, lo semplificano in Ministri e fanno il loro ingresso nella musica italiana nell’autunno del 2006. L’esordio “I soldi sono finiti”, pubblicato dalle etichette Otorecords e Maninalto! colpisce subito l’attenzione, non soltanto per i contenuti musicali – costantemente a metà strada fra melodie, screamo e muri di chitarre, ma anche per una brillante idea relativa al packaging: l’ironica copertina contiene una vera moneta da un euro, un modo per affrontare in maniera personale il tema della crisi che affligge il mercato discografico. All’interno del booklet viene inserita un’altra provocazione: il resoconto delle spese di registrazione del disco. Quasi un’anomalia in un panorama nazionale dominato da hip hop e musica elettronica, “I soldi sono finiti” impone rapidamente i Ministri come la più grande sorpresa rock dell’anno, portandoli sul palco per oltre cento volte durante il primo anno.

La Universal è la label più lesta a metterli sotto contratto e nella primavera del 2008 diffonde l’Ep “La piazza”, ispirato alle tragiche vicende del G8 di Genova e contenente “Diritto al tetto”, nata dalla storia di un senzatetto costretto ai domiciliari sulla panchina di un parco. il videoclip di “Diritto al tetto”, diretto da Davide Fois, finirà in rotazione sui canali televisivi MTV e All Music, contribuendo ad incrementare la popolarità del trio milanese. Nell’estate del 2008 sulla pagina MySpace del gruppo viene diffuso anche il videoclip della title track, “La piazza”, che resterà uno dei loro pezzi più intensi e significativi.

Nel gennaio 2009 i Ministri pubblicano il secondo album, “Tempi Bui”, trascinato dall’omonimo pezzo che omaggia Brecht (il videoclip è girato da Cosimo Alemà) e dal singolo “Bevo”. Se il quadro di riferimento ideologico e musicale resta il medesimo, l’esperienza di campo accumulata consente alla formazione lombarda una più ampia varietà di soluzioni interpretative e di chiavi di lettura. Il mondo in cui si muovono i Ministri è cupo, come suggerisce la title track, figlio della disperazione esistenziale, permeato da uno spirito punk per il quale “il futuro è una trappola”. L’orizzonte è basso, schiacciato sul presente, senza nessuna via di fuga verso l’alto, tutto quello che conta è il qui e ora, senza troppo disfattismo ma con la voglia di impegnarsi per cambiare qualcosa, manifestando impegno politico-sociale nonostante siano espressione di una generazione cresciuta quando le ideologie erano già sepolte. L’arma scelta per denunciare le storture della società è l’ironia, basti ascoltare l’irresistibile “La faccia di Briatore”, uno degli episodi più divertenti. Il mix stilistico fonde insieme momenti cantautorali e sonorità hardcore, spruzzate di hard-rock e derive power-pop, oltre a frammenti di musica folk che legano tra di loro i brani e in alcuni casi “entrano” efficacemente nelle canzoni stesse. La voce di Davide Autelitano continua a migliorare nella capacità espressiva, riuscendo a passare dai “pianissimo” allo screamo. Vale la pena dedicare due parole all’ultima traccia del cd, la “Ballata del lavoro interinale”: un brano, in perfetto stile da cantautorato anni Settanta, che narra la realtà del lavoratore interinale a vita, umiliato e depresso, con delicatezza e con un umorismo leggero venato di malinconia. Un pezzo assolutamente riuscito, che sarebbe potuto tranquillamente nascere dalla penna del grande Giorgio Gaber e lascia intuire quali siano i margini di crescita del gruppo milanese, un passo in avanti verso la definizione di una precisa identità artistica, già ora abbastanza riconoscibile.

Seguono i live negli stadi (il 31 agosto al Friuli di Udine aprono per i Coldplay, evento dal quale nasce la leggenda secondo la quale la band di Chris Martin mutui l’estetica basata sulle giacche napoleoniche) il featuring con Caparezza in “Le dimensioni del mio caos”, la ristampa de “I soldi sono finiti” in cui la band, al posto del vero euro in copertina, fa a pezzi le ormai famose giacche di scena d’ispirazione napoleonica per inserirle come piccola reliquia in ciascun cd.

Nel 2010 i Ministri pubblicano “Fuori”, che li consolida in maniera definitiva, allargando notevolmente la base dei fan, grazie anche ai passaggi televisivi dei videoclip, e ad almeno due tracce che resteranno fra le più amate della loro discografia: “Gli alberi” e “Noi fuori”. Continuano le ospitate in tv (anche a “Morgan Invece No”) e i live, comparendo anche accanto di Foo Fighters e Subsonica all’Mtv Day di Torino. Nel 2011 arriva la terza ristampa (rimasterizzata) de “I soldi sono finiti”, extended version che include anche i quattro brani inizialmente contenuti nell’Ep “La Piazza”.

Nel marzo del 2013 è la volta di “Per un passato migliore”, che resterà uno degli album più amati dal pubblico. Con Tommaso Colliva in cabina di regia, i Ministri producono un sound profondamente alt-rock, con chitarroni roventi e testi canticchiabili, alternando tratti rabbiosi, (“Mammut” è la canzone più Verdena mai incisa dai Ministri), brillanti ballad (“I tuoi weekend mi distruggono”, “Una palude”) e memorabili pezzi alt-pop (“Comunque”, Spingere”), lasciandosi iconicamente rappresentare dal felino disegnato in copertina. Le canzoni comunque funzionano, e dietro la scorza power-rock si scorge (ma questo ormai è il loro marchio di fabbrica) un’estetica fondamentalmente pop, abilmente studiata a uso e consumo delle giovani generazioni.

“Per un passato migliore” raggiunge la posizione numero 7 nella classifica dei dischi più venduti in Italia e i Ministri non solo riempiono i club più importanti della penisola, ma si esibiscono anche oltre confine, a Londra, Amsterdam, Berlino, Bruxelles e Parigi. Nel frattempo vengono invitati dagli Afterhours a partecipare alla riedizione celebrativa di “Hai Paura Del Buio?”, duettando con Manuel Agnelli in una nuova potentissima versione di “Sui giovani d’oggi ci scatarro su”. A inizio 2015, il magazine Rolling Stone li include fra i cento volti della musica italiana.

Nella primavera 2015 volano a Berlino negli ex-studi della Radio della Germania Est (i Funkhaus) per registrare in presa diretta insieme a Gordon Raphael (produttore dei primi due album degli Strokes) le canzoni che saranno incluse in “Cultura Generale”. Anticipato dai singoli “Estate povera” e “Idioti”, “Cultura Generale” esce il 12 settembre 2015 e fa il suo esordio direttamente alla posizione numero 3 della classifica Fimi italiana. Ineccepibili dal punto di vista musicale, fautori di un gradevole pop travestito da alt-rock con venature classic (emergenti in particolar modo in un paio di soli chitarristici), danno in questa occasione l’impressione non tanto di voler consolidare i fan della prima ora, quanto di far breccia sui più giovani, assicurandosi in questo modo un ricambio generazionale. Se il disco scorre senza nuovi anthem e sostanzialmente innocuo (da molti sarà riconosciuto come il punto debole della discografia dei Ministri, il proverbiale “disco di transizione”), va riconosciuto che nella dimensione live i brani funzionano molto bene, e la risposta di pubblico è sempre notevole.

Il tour che lancia il disco è una lunga serie di sold out, e li porta in giro per l’Italia fino alla primavera del 2016, quando pubblicano il singolo “Io sono fatto di neve” (accompagnato da un video girato nell’ex MOI, il villaggio olimpico di Torino occupato da oltre mille migranti in condizioni precarie) e sono protagonisti sul palco del Primo Maggio di Taranto.

Nell’autunno del 2016 festeggiano il decennale del loro primo album con dodici concerti speciali e pubblicano un libro (“Locandine”) che raccoglie il meglio della loro distintiva poster-art. Il tour celebrativo organizzato per il decennale de “I soldi sono finiti” sortisce i medesimi effetti di una pozione magica: immergersi in quella scossa elettrica post-adolescenziale rinnova grinta e linfa vitale, scuotendo i Ministri dal torpore di “Cultura generale” per produrre “Fidatevi”, diffuso il 9 marzo 2018 e direttamente al numero 7 della classifica FIMI. Basta il deciso biglietto da visita posto a inizio tracklist per scoprire una band rigenerata: i synth che danno forza a “Tra le vite degli altri” e il possente guitar-rock dagli accenti quasi stoner di “Fidatevi”, con in grande evidenza la voce di Davide Autelitano e le chitarre di Federico Dragogna. Sono le due tracce che ci introducono fra i meandri di un lavoro che riserva altri brani energici (“Mentre fa giorno”), a tratti persino rabbiosi (“Usami”), incastonati in maniera calibrata fra gli episodi più dolci o meditativi: “Spettri”, con il suo incedere quasi hip-hop, l’avvolgente “Memoria breve”, la tesa “Un dio da scegliere”, l’acustica “Due desideri su tre”, la conclusiva “Dimmi che cosa”. Ma lo snodo decisivo arriva in corrispondenza della sequenza “Crateri”/“Tienimi che ci perdiamo”, i veri instant classic del disco, violentemente intensa la prima, morbida e rotonda la seconda, che faranno sfaceli nella trasposizione live, dimensione nella quale i Ministri continuano a certificare il proprio status di band compiuta ed efficace, con nuovi inni generazionali che consentono loro di combattere ad armi pari (ma con un oceano di esperienza in più) contro i tanti agguerriti nuovi piccoli eroi del circuito indie.

Al nuovo tour nei club segue la partecipazione al Primo Maggio di Roma e una nuova estate di festival, nel corso della quale pubblicano il loro primo 45 giri: un outtake dell’album che si intitola “Fumare”. Nella primavera del 2019 partecipano alla compilation “Faber Nostrum”, omaggio a Fabrizio De André da parte della nuova scena italiana, reinterpretando “Inverno”. L’estate seguente pubblicano il nuovo singolo “Un Viaggio”, prodotto insieme a Sylvia Massy, produttrice americana che ha lavorato con System Of A Down e Johnny Cash. Nella primavera del 2020, il loro brano “Una Palude” viene scelto per la colonna sonora di “Se ti abbraccio non avere paura”, film ispirato al libro di Fulvio Ervas, lanciato in occasione della giornata mondiale dell’autismo, visto da oltre 350.000 persone in 72 ore.

Poi arriva la pandemia a bloccare tutti in casa per decreto, l’attività live si ferma e continua a singhiozzare per circa due anni: in tempi di isolamento e restrizioni le persone hanno bisogno di scosse, di energia, di elettricità e di chitarre. I Ministri percepiscono tale esigenza, rappresentando la necessità di urlare con passione e irruenza i propri messaggi. Il risultato è un Ep, “Cronaca nera e musica leggera”, pubblicato il 14 maggio del 2021, quattro nuove composizioni con un’anima comune, ruvide e intense, in grado di riportare la band ai suoi episodi più diretti, all’incomprimibile foga degli esordi. Probabilmente non sono le uniche scritte in questo periodo di emergenza, ma sono senz’altro quelle che stanno bene insieme, figlie di un’urgenza espressiva che riporta il trio a una forma quasi primordiale, per scuotere l’ascoltatore e trascinarlo con veemenza verso quel ritorno alla normalità ormai da tutti auspicato. I primi 42 secondi di “Peggio di niente” sono il miglior incipit possibile, una centrifuga di suoni, un cortocircuito che genera una forza incontenibile, simile a quella impressa dai primi Fast Animals And Slow Kids (e si comprende da dove vengono i FASK), con i quali condividono da sempre la medesima esigenza di vomitare suoni e pensieri verso il resto del mondo. Il formato ridotto contribuisce a rendere il tutto essenziale, senza inciampi, senza troppi giri di parole, picchiando duro, evitando qualsiasi concessione alla morbidezza. Per quella ci saranno altre occasioni. Menzione dovuta per il packaging prescelto, che omaggia l’estetica di alcune collane edite dalla casa editrice Einaudi, rese indimenticabili dal progetto grafico di Bruno Munari.

A questo punto della loro carriera i Ministri sentono di avere nuove e più grandi responsabilità: il dovere di mantenersi all’altezza del proprio ruolo, continuando a produrre lavori importanti, fungendo da megafono per un movimento – quello musicale – che sta vivendo un periodo di crisi e di passaggio generazionale. I Ministri hanno esperienza e spalle larghe, svolgono bene entrambi i compiti, ed è soltanto a causa di qualche perverso corto circuito se il successo raccolto dal trio milanese si è rivelato inferiore a quello che in molti si sarebbero aspettati all’epoca di “Tempi bui” e “Fuori”. Non sono mai diventati una band da grandi numeri, pur consolidandosi nel tempo come culto da live club, un posizionamento che oggi diviene la loro vera forza: un livello di notorietà che consente di operare seguendo in maniera coerente le proprie idee, senza dover subire troppe pressioni esterne.

Il 6 maggio 2022 pubblicano “Giuramenti”, nove tracce attraverso le quali i Ministri tornano a muoversi fra diversi registri e dinamiche. I due singoli che hanno anticipato l’album, “Scatolette” e “Numeri”, risultano quelle più efficaci e rumorose, non a caso divenute velocemente classici del loro repertorio. Ma dopo l’urgenza di “Cronaca nera e musica leggera”, incluso come bonus nella setlist del nuovo disco, in “Giuramenti” fanno di nuovo capolino anche suoni morbidi, accolti in composizioni che limitano la spinta elettrica per delineare un’atmosfera intimamente riflessiva. Da questo punto di vista, “Domani parti” e “Comete” costituiscono il plus necessario per completare un progetto che si posiziona fra i migliori fin qui realizzati da questi splendidi quarantenni.

Nel dicembre del 2022 la band pubblica il singolo “Da questo momento in poi”, che celebra due anni di canzoni e concerti e la fine di un capitolo del trio. Il 6 dicembre 2023 i Ministri celebrano i 10 anni di “Per un passato migliore” con un concerto sold out all’Alcatraz di Milano. Nel maggio del 2024 partecipano al MI AMI Festival e il 21 giugno dello stesso anno pubblicano l’EP “Live @ MI AMI Festival”.

Nel 2025 tornano con i singoli “Buuum” e “Avvicinarsi alle casse”, sostanziosi anticipi che preludono all’album “Aurora Popolare“, pubblicato il 19 settembre. I Ministri confermano di avere un’urgenza da canalizzare, e lo fanno per mezzo di due singoli nervosi, fragorosi (per l’appunto “Buuum” e “Avvicinarsi alle casse”), nitroglicerina pura, pronta a deflagrare sotto i palchi dei prossimi concerti. Non si tratta di episodi isolati: dentro “Aurora Popolare” c’è almeno un’altra bomba ad orologeria, “Squali nella Bibbia”, accanto a episodi più delicati (“Terre promesse” la title track, “Cattivi i buoni”) e una narrazione sempre pronta a incresparsi (“Poveri noi”, “Astronomia e nostalgia”) con l’obiettivo di dar vita a potenziali nuovi inni (“Piangere al lavoro”, “Spaventi”), ideali tappeti sonori sui quali stendere inedite liriche da consegnare alla prova del tempo. “Aurora Popolare” si presenta con le sembianze di un vero e proprio manifesto generazionale, la descrizione degli stati d’animo di chi oggi si avvicina al traguardo degli -anta. Giovani donne e giovani uomini divorati dalla disillusione, dilaniati da insuccessi e frustrazioni, senza più alcuna verità intatta, spettatori inermi della graduale disintegrazione dei propri sogni. Tutte le vite che ci si prometteva appaiono all’improvviso irraggiungibili (“Hai studiato per gioco”), mentre l’incertezza lavorativa e sociale costringe a fare i conti persino col desiderio di maternità (“Mica lo sanno/ Dove trovano il coraggio per fare un figlio”). Dal punto di vista musicale, il carico di esasperazione monta in maniera esemplare durante lo svolgimento dell’opening di “Buuum”, chiusa nel giro di meno di tre minuti da uno stop & go che ricorda “No One Knows”. A questa spiacevole sensazione di irrimediabile sconfitta, si aggiungono le preoccupazioni per l’instabilità politica e militare che sta affliggendo il pianeta (“Ti vendono la pace/ Mentre comprano una guerra”): troppi conflitti appaiono di difficile risoluzione, lasciando emergere la fragilità dei sistemi che dovrebbero proteggerci (“Oggi le truppe non hanno nessun passo”). I Ministri hanno la scorza dura e anche questa volta son pronti a indossare le giacche napoleoniche per affrontare una nuova battaglia, ma verso l’orizzonte scrutano soltanto l’eterna attesa di una protesta forte che non arriva mai, di una rivolta qualunque che resta sempre troppo blanda (“Ci sarà altra vernice sopra i monumenti”), di una scintilla che possa scuotere dal torpore borghese. La tanto auspicata Aurora Popolare non si concretizza, illuminata da una luce che non c’è stata e forse non ci sarà mai: a vincere, come spesso accade, è chi riesce a far credere che esiste un disegno perfetto (“Ti dicono è importante che trovi la tua voce/ Basta che poi dica solo le nostre parole”). Ci si rifugia negli acquisti compulsivi, nella morsa dell’effimero (“Avete comprato tutto/ E siete ancora tristi”), costretti però a centellinare stipendi da precari (“Ridimensionare la luna di miele/ La cena di Natale”), mentre lo speaker del supermercato chiede di avvicinarsi alle casse (che in questo caso non sono quelle del palco) per saldare il contenuto del carrello della spesa: se la situazione è questa, qualcosa deve non aver funzionato nei moderni sistemi politico-economici. “Aurora Popolare” contiene lampi di piccole quotidianità, comuni a molti, fissati per sempre su carta da chi sa come scattare una fotografia (“E piove sui pannelli solari/ Sulle sigarette in mezzo ai binari”), in uno stile che non lascia mai dubbi: sin dai primi versi è evidente che ci troviamo dentro un disco dei Ministri (“Mostri grandi come grattacieli/ Fanno a pezzi grattacieli/ Grandi come mostri”). Un album che funziona sia nei momenti esplosivi sia in quelli intimamente acustici, sia quando gli arrangiamenti si fanno rigogliosi (l’ingresso dei fiati nella seconda metà di “Squali nella Bibbia”) sia quando in “Astronomia e nostalgia” ci scappa l’omaggio al Neil Young di “Hey Hey, My My”.

Negli anni si sono accumulate alcune canzoni dei Ministri che hanno vissute un’esistenza laterale, scritte in periodi diversi e rimaste ai margini della discografia ufficiale, prive di una diffusione reale, ma in grado di conservare intatta la propria forza espressiva, per dirla con le parole degli autori: “pezzi seduti sui banchi dell’opposizione in attesa di entrare in azione”. Nel 2022 alcuni di questi brani sono usciti dalla cameretta, condivisi con i fan attraverso la newsletter del gruppo, un gesto pensato come intimo scambio con la propria community, scavalcando qualsiasi intermediazione, accompagnato da una sola semplice raccomandazione: custodirli senza diffonderli online. Un esperimento basato sulla fiducia, che i fan hanno accolto e rispettato, trasformando quelle canzoni in un patrimonio segreto da preservare e proteggere. Terminata la prima leg del tour a supporto di “Aurora Popolare”, i Ministri hanno deciso di dare un tetto a quel materiale, rilavorandolo in studio e aggiungendo ulteriori due inediti. Nasce così l’Ep “Canzoni Ombra”, pubblicato a marzo del 2026, che accende finalmente la luce su composizioni rimaste finora nell’ombra, ma mai davvero abbandonate, capaci di raccontare qualcosa di necessario. Focus track dell’EP sono “Questa non è musica”, potente colonna sonora per tempi effimeri, e “Gente che si ostina a vivere”, ostinato inno alla sopravvivenza quotidiana, canzoni che guardano in faccia il caos dei nostri giorni con disillusione, ma senza arretrare di un centimetro, fino a trasformare la resistenza in una forma di feroce ottimismo. Con ironia e tensione emotiva i Ministri si chiedono quale forza invisibile continui a spingere le persone avanti, anche quando tutto – governi, destino, perfino il cielo – sembra remare contro: chitarre e impegno politico-sociale, la ricetta oramai consolidata del trio milanese. Interessante in chiusura il lavoro svolto da Federico Dragogna in “Nostalgia di dio”, che avvicina la band e tessiture sonore inusuali.