Episodio 2 - Sarm Studios, Londra
Il panorama musicale degli
anni Ottanta è caratterizzato da produzioni molto elaborate nelle quali le tracce si accumulano all’inverosimile e regnano incontrastati sintetizzatori e
drum machine: una vera orgia di suoni e atmosfere. Maestro di queste nuove sonorità è il produttore
Trevor Horn che nel 1983 acquista da Chris Blackwell gli Island Studios di Notting Hill e li ribattezza Sarm Studios. Nel 1984, in questa chiesa sconsacrata dai soffitti altissimi e dalle ampie vetrate, su invito di Bob Geldof si riuniscono 40 rockstar inglesi e irlandesi per incidere una “minacciosa” canzone di Natale: "Do They Know It’s Christmas?", che spinse sull'altro lato dell'oceano alla creazione di "
We Are The World", aprendo la stagione del rock umanitario culminata nel
Live Aid.
Dai Sarm Studios sono usciti altri capolavori degli anni Ottanta: "Relax" dei Frankie Goes To Hollywood, "Belfast Child" dei
Simple Minds e "Slave To The Rhythm" di
Grace Jones.
Con l’aiuto del professor Giovanni Semi, che insegna Sociologia urbana all’Università di Torino, scopriamo anche cos’è la gentrificazione, a causa della quale i Sarm Studios sono stati trasformati di recente in appartamenti di lusso.
La rubrica
"Rock & the City" è una serie di podcast che vanno alla scoperta delle città d'Europa e degli studi di registrazione che, negli anni Settanta-Novanta, sono stati il cuore pulsante del rock: luoghi carichi di energia catalizzante, crocevia per musicisti ribelli, produttori geniali e discografici visionari.L'autrice, Elena Messana, segue il filo che lega alcuni famosi album prodotti tra gli anni Settanta e Novanta agli studi di registrazione e alle città che hanno attirato e ispirato i musicisti. Si tratta di luoghi circondati da un'aura speciale. Il caso tipico è quello dei Windmill Lane Studios di Dublino che, con gli U2, diventano il simbolo della rinascita della discografia irlandese.Questi album spesso sono nati dall'incontro di un produttore con una band o dall'incrocio tra la vicenda personale di un artista e il destino di una città. Il podcast racconta l'era dell'analogico e del vinile, quando la musica si produceva in sale di incisione simili all'antro del mago Merlino e i suoni nascevano dall'ingegnosa inventiva di tecnici e musicisti 'alchimisti'. I dischi avevano due lati, una certa loro consistenza e un loro odore. Le copertine erano parte integrante della strategia di vendita. Le tracce si dovevano ascoltare una dopo l'altra: nessuna playlist fai da te e nessun effetto digitale. Poiché i brani sono protetti da copyright, la sfida del podcast è di ricreare le atmosfere degli album e delle città di cui si parla per mezzo di rumori, melodie popolari, riff e soundalike in grado di far assaporare all'ascoltatore quelle sonorità.L'autrice
Elena Messana, l'autrice di questo podcast, è un'appassionata di musica e di storia sociale dei media che adora scavare nel passato degli artisti e nelle origini delle loro canzoni. Nel suo mondo non esistono confini tra la musica pop, rock e quella classica, il cinema, l'arte moderna, le copertine dei dischi, la pubblicità, la vita quotidiana, la scienza e la poesia. Ha scritto, narrato e sonorizzato il podcast pensando al fatto che i suoi viaggi finiscono sempre in uno studio di registrazione, un po' certamente anche per deformazione professionale, visto che nella vita si è occupata per venti anni di supervisione del doppiaggio.
La produzione è di Gabriele Beretta.