C’è un pizzico di Italia a margine del ritorno discografico dei Múm, del Salento per la precisione. È infatti al Sudestudio di Guagnano che ha avuto inizio la lavorazione di “History Of Silence”, settimo album della compagine islandese che interrompe un digiuno lungo dodici anni. Un disco figlio della costante ricerca sonora del collettivo – i cui esiti si sono dimostrati altalenanti negli anni – e delle numerose esperienze condotte singolarmente dai componenti. Una distanza temporale e geografica ricucita attraverso un lavoro per la cui messa a punto ci sono voluti ben due anni tra registrazioni (effettuate anche a Reykjavík, Berlino, Atene, Helsinki, New York e Praga), rimontaggi e rifiniture.
La risultante di tale sforzo si condensa in otto brani dalla forma cangiante, accomunati da una tendenza a cambiare rotta al loro interno e dall’utilizzo della pausa quale elemento attivo. Un’attitudine che trova evidenza nel chiaroscuro di “Miss You Dance”, nell’evoluzione di “Our Love Is Distorting” e nel continuo ripartire dell’aerea “Kill The Light”. Altro tratto distintivo del lavoro è l’ulteriore scarto verso una dimensione acustica più marcate e corale, con il contributo fondamentale degli arrangiamenti degli archi – ben calibrati e mai soverchianti – curati da Ingi Garðar Erlendsson ed eseguiti dalla Sinfonia Nord.
Non che l’elettronica e le manipolazioni rimangano ai margini lasciando pieno campo agli strumenti, tutt’altro. È proprio quando diventano più evidenti, mantenendo comunque un abile equilibrio, che arrivano i momenti migliori del disco. “Only Songbirds Have A Sweet Tooth” ne è la dimostrazione perfetta, con gli effetti che agiscono sulle voci e i glitch sintetici a far riaffiorare quell’universo incantato che ha reso peculiare il suono Múm.
Altra eco del passato la offre la chitarra ondivaga della strumentale “A Dry Heart Needs No Winding”, con il suo rimando a quella che guidava lo sviluppo di “Sing Me Out the Window” in “Summer Make Good”, prima del gran finale affidato alla mistura lo-fi/modern classical della splendida “I Like To Shake”.
Un ritorno confortante come ritrovare una stanza conosciuta che si è amata, con le pareti ridipinte di fresco.
25/09/2025