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Se “Fountain” era stato un viaggio catartico personale e introspettivo, la nuova portentosa opera di Lyra Pramuk si configura come un complesso rituale collettivo di pratiche curative in grado di interconnettere soggetti umani, organismi non-umani e fluida materia digitalizzata. Il processo artistico, altamente interdisciplinare, sotteso a “Hymnal” scardina e decentra la presunta eccezionalità umana formulata nel tradizionale sistema epistemologico antropocentrico, riorganizzando l’atto creativo in un assemblaggio di voci decostruite e modificate, di partiture improvvisate per strumenti classici (principalmente archi), mediati da una moltitudine di processi tecnologici e forme di intelligenza non-umana.
Attraverso la collaborazione con la poesia di Nadia Markus, l’artista multidisciplinare Jenna Sutela e un esemplare dell’organismo unicellulare Physarum polycephalum, il linguaggio umano viene infatti rimescolato in un originale puzzle di significati simbolici, tracce per inedite vie conoscitive. In “Meridian” il recitato teatrale di Pramuk permette ancora di distinguere chiaramente le singole parole che compongono il tessuto lirico originale, ma altrove l’apparato tecnologico applicato alla voce della compositrice ne diluisce i significati nell’oceano sonoro digitalizzato in cui sono immersi anche gli altri strumenti.
Come nel suo primo disco, è e rimane la voce umana lo strumento primario per le nuove composizioni. Improvvisate in una capanna sulle Dolomiti e poi ri-registrate con un processo di reamplification nella chiesa sconsacrata dei Santi Cosma e Damiano a Venezia, le linee vocali sono moltiplicate in un coro multiforme e amalgamate agli arrangiamenti per archi di Francesca Verga, eseguiti e variati con improvvisazioni dal complesso berlinese Sonar Quartett. Questo scheletro analogico è poi immerso in una dimensione sonora che respira e scorre in continuo ripetersi e riconfigurarsi di motivi ritmici e colori armonici.
“Hymnal” è un rituale-esperimento immersivo e transmediale che nella sua straordinaria première al Rewire 2025 si è avvalso di un articolato comparto visivo in grado di ampliarne e amplificarne l’impatto emotivo e sensoriale. Lyra Pramuk si è dunque riconfermata un’artista in grado di convogliare pratiche performative e artistiche interdisciplinari in un’opera sinfonica che cerca di rinsaldare empatia e connessione con la materia vivente e non che ci circonda.