Dovs è l’identità scelta da Aaaa e Tin Man per sondare territori più ovattati rispetto alle consuete rotte del dancefloor. Il primo, noto per le sue spirali acid in chiave outsider house, si intreccia con la sensibilità del secondo, devoto architetto sonoro e nume tutelare della Roland TB-303, artefice di visioni che da decenni animano i riti del clubbing. Con “Psychic Geography”, secondo album dopo “Silent Cities” del 2019, i due compiono un passo radicale: niente batteria, niente kick, solo sintesi analogica.
Il risultato è un disco placido, figlio diretto di quella chillout ambient degli anni Novanta che faceva delle timbriche Yamaha e delle risonanze Roland un vocabolario onirico, tra mistica new age e languori crepuscolari. I nove movimenti si manifestano come apparizioni rétro, filtrate attraverso uno sguardo che rifugge ogni orpello: il disco si lascia attraversare con docilità, come una brezza tiepida in un pomeriggio sospeso, diventando colonna sonora per i propri interludi quotidiani.
È un lavoro che colpisce più per la qualità tattile dei suoni che per una reale urgenza espressiva. La 303, onnipresente ma mai stridula, si intreccia a trame sintetiche che chi ha rovistato tra archivi sonori e polverose memorie digitali riconoscerà come echi familiari di un’epoca lisergica ormai mitizzata. L’atmosfera è fatta di scie melodiche e dissolvenze, con accordi che si aprono lentamente e altrettanto lentamente svaniscono, come fotografie sovraesposte di un paesaggio che non si riesce del tutto a mettere a fuoco. Una deriva gentile, senza vette appariscenti.
25/04/2025