Una
nomination per il Mercury Prize nel 2007, un eccellente album dalle trame
goth-folk (“
100 Acres Of Sycamore”) e le lodi di
Simon Raymonde e
Lucinda Williams non sono state sufficienti a Fionn Regan per capitalizzare l’attenzione del pubblico e della critica, anche il tentativo di conformare il proprio stile ai canoni folk-pop correnti non ha funzionato (“The Shadow Of An Empire” e “The Meeting Of The Waters”), il ritorno a una dimensione più intima ha nel frattempo restituito al musicista irlandese la giusta ispirazione.
Con l’album “Cala”, Regan è tornato alle origini, abbracciando le gioie del
fingerpicking e del minimalismo armonico con la stessa lucidità descrittiva degli esordi, mettendo a nudo una poetica che si nutre della bellezza dei luoghi, in questo caso l’isola di Maiorca, terra che ha ispirato il nuovo album “O Avalanche”. Fondamentale è stato poter ritornare nell’isola spagnola per mettere a fuoco queste undici canzoni: in verità, non è cambiato molto, la natura contemplativa e delicatamente descrittiva è la stessa di “Cala”, quel che è mutato è l’approccio, decisamente più etereo ed evanescente.
Il costante riverbero della voce e delle chitarre crea una suggestione quasi cinematografica, le canzoni sembrano didascalie poste a tergo di immagini campestri, le note fluttuano senza indugiare nella malinconia, serenità e ottimismo fanno capolino (“Islands”), un delicato sentimentalismo impregna le liriche (la
title track), il
fingerpicking è sognante, diafano (“Blood Is Thicker Than Wine”, “Farewell”).
Registrato in completa autonomia dall’artista irlandese, con il solo aiuto dell’attrice Anna Friel al controcanto e la produzione di Ian Grimble, “O Avalanche” è un disco volutamente compatto, musicalmente privo di slanci. Il dondolante scorrere delle chitarre, la voce vaporosa e impalpabile, la ripetitività delle armonie rischia però di non lasciare tracce indelebili nell’ascoltatore.
Eccezion fatta per il
dream-pop aulico di “Anja II” e per la splendida “Into The Light Of The Sun”, resta ben poco da aggiungere al canzoniere reganiano.
Due parole vanno però spese per l’ultima traccia, “Deia Song/ Llucalcari”, una delle immagini poetiche più intense dell’album: due amanti che, nonostante siano stati travolti da una valanga, affrontano gli ultimi momenti della loro esistenza sognando le montagne calcaree e le spiagge dell’isola di Maiorca.
A onor del vero, le intenzioni di Fionn Regan erano quelle di realizzare un disco che evocasse la pace e la bellezza dell’isola spagnola, ed è innegabile che brani come “Headphone” e “Swimming The Lakes/ Flowers And Stones” riescono nella non facile impresa di catturarne l’intensa e intima poesia. "O Avalanche" è un disco non immediato, che molti troveranno non all’altezza del passato, un progetto che va in ogni caso ascoltato nella sua interezza per poter essere apprezzato fino in fondo, eventualmente in completa solitudine, cullati dall’oscurità della natura.