Max Clarke è un artista nato decisamente nell’era sbagliata: abile autore di canzoni pop ben radicate nella tradizione country, beat e rock’n’roll, dispensa da quasi un decennio, sotto il nome di Cut Worms, canzoni melodicamente perfette e corroboranti. Fosse possibile un salto temporale nei primi anni 60, le case discografiche farebbero carte false per assicurarsi la sua presenza nella loro scuderia. Le composizioni di Clarke, esautorate dell’obbligatoria matrice lo-fi e affidate a vocalist di fama, avrebbero conquistato senza dubbio i vertici delle classifiche.
Dopo l’ambizioso e più articolato “Nobody Lives Here Anymore”, il musicista americano riduce all’essenziale gli abbellimenti strumentali: chitarra, basso, batteria, pianoforte e archi tessono strutture sonore potenti ma ariose, leggere.
Il risultato si mostra avvincente e piacevolmente spensierato, al pari dell’ultimo progetto dei Lemon Twigs, al punto da consentirci di annoverare il disco di Cut Worms tra le migliori produzioni pop dell’anno.
Il geniale bignami surf-pop stile Beach Boys di “Use Your Love! (Right Now)” è splendido al punto da poter fare invidia perfino al buon Todd Rundgren, la schietta semplicità di “Take It And Smile” omaggia sia gli Everly Brothers che i Byrds, mentre “Living Inside” ha il fascino di un lost classic di Phil Spector.
“Cut Worms” è una raccolta di nove gioiellini di scrittura pop come non se ne sentiva da tempo. Clarke canta d’amore e altri sentimenti con una genuinità che sembrava perduta (il delizioso beat-twist di “Don’t Fade Out”) senza ricorrere a trucchi o espedienti per stuzzicare la nostalgia dell’era beat (la moltitudine di armonie stratificate alla maniera degli Everly Brothers in “Let’s Go Out On The Town”).
Sono solo canzoni melodicamente colte, che puntano direttamente al cuore con deliziose armonie doo-wop e slanci country-pop (“I’ll Never Make It”) e intuizioni che hanno il piglio del classico anni 60 (la dolcissima “Is It Magic”).
E’ soprattutto il suono, intelligentemente semplice ma armonicamente ricco, l’ingrediente vincente di “Cut Worms”. La collaborazione con Brian & Michael D’Addorio dei The Lemon Twigs e Rick Spataro dei Florist aggiunge quelle poche spezie indispensabili per una più accurata degustazione.
Non vanno altresì sottovalutati i testi, che dietro una solare allegria a volte raccontano, con la giusta enfasi melodica, storie d’inquietudine e sconforto (“Too Bad”) o di efferati omicidi (“Ballad Of The Texas King”), con una lucidità che conferma il raffinato e colto status di compositore pop di Max Clarke.
Il nuovo disco di Cut Worms cattura quell’attimo fugace che segnò il passaggio dalla staticità della musica popolare alla creatività beat e psichedelica, un trionfo di genuina semplicità che ridona credibilità all’arte pop.
01/09/2023