Balboa (2000-2002), Metro (2004-2011), Miaow (2011), ma anche la misteriosa formazione dei Loud Was The Sea e la più costante collaborazione al progetto Mount Stealth. Il lungo curriculum formativo del musicista belga David André è strettamente collegato alla scena rock sperimentale, un percorso che trova nuove prospettive nel nuovo progetto Gregario.
“Nomads On Hold” fa seguito all’Ep del 2020 “Whistleblowers”, riproponendo la formula piano-batteria collaudata da André con la complicità di uno dei batteristi jazz più rinomati della scena belga: Paul Fox. Sei vibranti partiture strumentali modellate sulle precedenti attitudini post-rock degli esordi, scosse da una passione istintiva per il vocabolario minimalista e il jazz.
Il serrato dialogo tra piano e batteria è puntellato da arpeggi pianistici e da una dinamica ritmica naturale, tra modalità più romantiche (“Menthol Issues ”) e drammaturgie alla
Radiohead/
Mogwai (“Manhunt”, “Nomads On Hold”).
Le ambientazioni noir e post-rock beneficiano in pieno del timbro jazz di Paul Fox (“Polystena”), sfociando perfino in corpi organici più tipici di una struttura canzone, in particolar modo nella complessa e ambiziosa “Volganic”, caratterizzata da un crescendo, che da tenebroso e inquieto vira verso un inatteso e raffinato swing-jazz.
“Nomads On Hold” è un disco interessante per più motivi, uno di questi è l’inafferrabilità dell’elemento stilistico primario: jazz, post-rock e minimalismo neoclassico sono senz’altro punti nevralgici di queste sei composizioni, ma a ogni ascolto la sensazione è che dietro il semplice incastro tra piano e batteria si nascondano elaborazioni ben più articolate e variegate (“Just Another Sisyphos”).
Che il progetto Gregario sia ancora in una fase di sviluppo è comunque tangibile, ed è uno dei motivi di fascino di “Nomads On Hold”, un disco che promette interessanti sviluppi futuri. Restiamo in ascolto.