Ci hanno messo cinque anni, ma i Red Fang sono tornati con questo “Arrows”, attingendo dal passato per rifondare la loro interpretazione dello stoner-rock. L’aspetto musicale più “caciarone” della loro musica è stato ridimensionato per dare maggior spazio a uno spirito psichedelico e aggressivo più vicino allo sludge e allo stile paludoso di gruppi come i Melvins.
Non viene abbandonato il caos selvatico, ma è posto al servizio dell’atmosfera e della durezza piuttosto che dell’immediatezza. L’incedere è pesante senza risultare ossessivo. Il risultato è denso, con brani potenti, lisergici, sostenuti da imponenti fuzz distorti, vocalizzi rochi e una produzione volutamente sporca e fangosa senza togliere energia agli strumenti. Quest’ultimo aspetto probabilmente susciterà opinioni differenti tra gli ascoltatori. Come suono, piuttosto che al precedente “Only Ghosts” del 2016, ma anche a “Whales & Leeches” del 2013, “Arrows” andrebbe rapportato a “Murder The Mountains” di 2011, ma il tutto è molto meno scanzonato.
L’aspetto sludge del disco talvolta mette maggiormente in evidenza le sue influenze doom-metal, come nella devastante “Unreal Estate” (che ricorda dei Black Sabbath sotto acido) o nelle feroci title track e “Two High” (praticamente dei tributi ai Danzig e ai Baroness mescolati insieme). In altri, invece, come “My Disaster”, “Rabbit In Hives” o “Dr. Owl”, sono amplificate le influenze punk-rock e hardcore nel genere. E ci sono poi brani dove è particolarmente in risalto la psichedelia pesante, come nella funerea “Days Collide”. Ciò da un lato rende l’album un po’ più variegato e flessibile, ma dall’altro spezza il flusso monolitico che è nel trademark di stoner e sludge. Non è, quindi, un azzardo ipotizzare che “Arrows” dividerà il pubblico.
Tra i picchi, c’è da segnalare anche l’inquietante “Anodyne”: esplosione allucinata con un ritornello feroce e chitarre alienanti. È curiosa poi “Fonzi Scheme”, che ricorda dei Mastodon ammorbiditi e con l’aggiunta di inserti d’arco.
01/07/2021