François J. Bonnet & Stephen O'Malley - Cylene

2019 (Editions Mego)
dark ambient/drone

In tutte le arti la via dell’understatement si rivela essere una delle più insidiose e seducenti, recesso segreto di una bellezza discreta e accessibile ai meno. E se tanti compositori ambient, nel corso dei decenni, hanno trovato il modo di “purificare” l’espressione sonora attraverso il più estremo riduzionismo, lo stesso non poteva dirsi del profeta drone-doom Stephen O’Malley, almeno sino a qualche tempo fa.
Con i Sunn O))) egli ha perseguito l’idea di una musica totale e assoluta, un rito di trascendenza celebrato attraverso volumi e frequenze debordanti. Il suo recente interessamento ad ambiti quasi diametralmente opposti lo ha visto maturare una sensibilità tutta nuova, esercitata con un controllo dei propri mezzi altrettanto estremo: si pensi non soltanto all’interpretazione di Alvin Lucier, ma anche al quattro-mani con Anthony Pateras (“Rêve Noir”) e alla suite finale del recente doppio Lp di Félicia Atkinson (“The Flower And The Vessel”).

Da diversi anni residente a Parigi, O’Malley ha avuto occasione di incontrare questi e altri autori contemporanei di spicco: non ultimo per importanza proprio François Bonnet (alias Kassel Jaeger), che gli ha aperto le porte degli storici studi della INA-GRM di cui è oggi direttore artistico; le registrazioni effettuate nel maggio del 2018 hanno dato vita a “Cylene”, eccellente compendio della ferrea disciplina con cui il chitarrista, in piena coerenza, si è man mano avvicinato all’estremo opposto della propria ricerca.

I sette brani atmosferici qui raccolti non spalancano visioni mistiche abbacinanti, bensì indagano lo spazio acustico a partire dal rapporto tra il suono amplificato e il silenzio nel quale fa breccia. Nessun cedimento a impressionismi melodici o saturazioni impenetrabili: l’ampio riverbero e i feedback senza distorsione di O’Malley, flessi da minuscoli spostamenti tonali, sono la materia prima per la sapiente rielaborazione in studio di Bonnet, che li plasma nuovamente in soundscape a-descrittivi (nonostante le immagini naturali evocate da titoli come “Erosion Always Wins” e “Des pas dans les cendres”) e unicamente incentrati sull’identità e l’essenza ultima delle frequenze in propagazione. Come un grido attutito da una spessa parete traslucente, i toni alternatamente acuti e gravi delle corde si mescolano in un denso impasto che elude forme dai contorni definiti in favore di un perpetuo, baluginante chiaroscuro sonoro.

Anche in questo caso, dunque, non è difficile riconoscere il carattere ascetico che da sempre guida la pratica di O’Malley: ma è la sensibilità propria di sound artist puri come Bonnet a far sì che il barlume nascosto di tali esplorazioni – talvolta ai limiti dell’incolore – possa affiorare e diffondersi in un quadro d’insieme che, in maniera ossimorica, si offre attraverso la propria negazione, sublima in virtù di quel trattenimento forzato che contraddistingue l’ala più radicale e innovativa della composizione contemporanea.

Tracklist

  1. Première noire
  2. Erosion Always Wins
  3. Pāhoehoe
  4. Deuxième noire
  5. Tephras
  6. Dernières teintes noires
  7. Des pas dans les cendres

François J. Bonnet & Stephen O'Malley sul web