I venti del postmodernismo hanno sensibilmente scombinato le carte sul tavolo della storia: i referenti culturali prestabiliti hanno perso il loro status egemonico, i confini territoriali e i piedistalli che li tenevano al sicuro sono stati abbattuti dall’impeto di una realtà alfine globalizzata e poi “appiattita” nell’annullamento delle distanze spazio-temporali, sino a istituire il dominio del tutto qui e ora. Tali sono i presupposti teorici insiti nella nuova elettronica, e in particolare nella corrente hi-tech, non più portavoce di visioni futuristiche bensì estetica autonoma che sfugge al tempo e lo fa collassare in un presente non più presente a se stesso.
Seconda esordiente femminile del catalogo Subtext dopo Ellen Arkbro, la strumentista di formazione classica Annie Gårlid (in arte UCC Harlo) rappresenta efficacemente la morte e rinascita dei significanti musicali tra le maglie della composizione sperimentale: elementi della tradizione barocca come la viola e il clavicembalo sono in origine realmente suonati, ma nella sintesi e deformazione acustica di “United” non ne resta che il simulacro, uno spettro di frequenze che cessa di appartenere a loro e allo stesso Bach, il cui “Andante” si affranca dall’economia complessiva della Sonata in Sol Maggiore e si rende “movimento” assoluto ma scientemente effimero.
Si tratti delle volute di un canto monodico medievale (“Palimpsest/Too Near”, “Sumite karissimi”), di un intreccio di percussioni tribali (“Lyricist Of Panic”) di una melodia d’organo nel secondo piano acustico o del vivace rintocco di campane domenicali (“Queen Anne’s Lace”), l’altro e l’altrove confluiscono in una prospettiva che ha per oggetto la sola fenomenologia del suono, seppur di prevalente ascendenza sacra o ritualistica. Un inventario di sorgenti trasfigurate e lasciate irrisolte, poiché forse la necessità primaria era di sottrarle anzitutto alla loro dimensione propria e “ortodossa” conferendovi, nelle parole di Gårlid, un “diritto all’oscurità e all’ambivalenza” che la storia non gli avrebbe altrimenti riconosciuto.
A metà via tra le ricerche di eRikm e la seconda prova di Martina Lussi, UCC Harlo non indica nuove direzioni ma piuttosto contribuisce ad aprire ulteriormente un varco stilistico che con sempre maggior effetto sta spostando gli equilibri della musica elettronica, spingendola verso orizzonti espressivi che fanno dell’incoerenza e dello svuotamento semantico un metodo alternativo di sublimazione.