Claro Intelecto - Exhilarator

2017 (Delsin)
techno
Delsin, ovvero la “vecchia guarda”, che da dietro le quinte muove un ammasso vibrante di 4/4 senza mai tendere troppo la mano al futuro. L’epoca d’oro del complesso di Amsterdam è passata da un pezzo, il suo zoccolo duro di appassionati resiste stoico (per fortuna) ma le vette del 2011 come Escapism, Morphosis sembrano ricordi lontanissimi. Facciamo continuamente i conti con uno dei generi più restii all’innovazione che viaggia su territori sempre ben definiti; è una formula collaudata più o meno vincente ma che non fa altro che appiattire enormemente la proposta e quindi spinge i più curiosi ed esigenti a esplorare territori diversi: L.I.E.S., Diagonal, la stessa PAN su tutti.

Poi c’è Mark Stewart, che riesce in un sol colpo a invertire questa tendenza, un fendente ben assestato e tutto è rimesso in discussione. D’altronde, l’artista di Manchester è davvero uno che ha una marcia in più e già con lo scorso Reform Club lo si era intuito. Così, a ben cinque anni dallo stesso, il patto d’acciaio tra l’etichetta olandese e l’artista inglese sconvolge l’ecosistema musicale con impeto straordinario.
"Exhilarator" è la creatura polimorfa del talento di Stewart, che affonda le sue zanne nell'ambient digitale (“Portrait”), nell'armonia da colonna sonora di “Through The Cosmos” e “Sunshine”, ingurgita un composto di acidi e allucinazioni (“Kozyrev’s Mirror”, “Amino Acid”) esplora con maniacalità i territori più oscuri dell’anima dell’artista mancuniano (“Bite The Hand”, “Another Life”), spinge sull’acceleratore neuronale con certi bassi marziali di un sound supersimmetrico in “Guardian Angel” e “Ageless Eye” che ha in mente soltanto lui.

Un lavoro inumano, ma anche no, anzi al contrario è un disco strabordante di umanesimo, che sprizza raggi di luce nelle tenebre della psiche umana. Congratulazioni, Mr. Stewart. Nel 2017 è ancora bello parlare di “classico”.

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