Salutato come il primo disco “americano” del grande musicista inglese, “50” commemora anche nel titolo un anniversario di carriera che dà la misura di quale sia la caratura artistica dell’ancora troppo poco considerato menestrello dello Yorkshire. Prodotto da
Steve Gunn, che con la sua cerchia è vero
deus ex machina dell’operazione (si veda lo snodarsi dell’iniziale “A Spanish Incident”), il disco contiene sia inediti che rivisitazioni in verità piuttosto oscure del repertorio di Chapman, per cui questa uscita rappresenta la prima
full band da diverso tempo.
Certo, è un disco che mostra i segni del tempo, con una scrittura decisamente macchinosa e vagamente arrancante, che la band prova a rinverdire con una serie di tirate collettive piuttosto rispettose del folk-rock appassionato e colto del “sopravvissuto”. Il rispetto dei collaboratori per la musica di Chapman è tangibile nella classe degli arrangiamenti, sempre a tirati a lucido e mai sopra le righe, come nella Laurel-iana “The Mallard”, o nell’
outlaw country di “Money Trouble”.
Il ritrovamento di un gusto musicale ed espressivo rappresenta da solo forse il valore di questo “50”, una celebrazione non impolverata (forse anche troppo moderna nell’arrangiamento suburbano di “Falling From Grace”, ma sempre ruspante e “sul pezzo”, come nel graffiante stomp southern-gothic di “Sometimes You Drive”) ma sentita di una leggenda del folk inglese, che merita decisamente un posto insieme a quelli con cui ha iniziato,
Roy Harper e
John Martyn.