Ventisei milioni, 624 mila e 520. Tante sono, in questo preciso istante, le visualizzazioni ottenute dal primo video di Shura, "Touch", su YouTube, un mezzo forse più indicativo dell'impatto di un brano, di un'immagine e di un artista sul pubblico rispetto alle copie effettivamente vendute; tanto è bastato alla Polydor per aggiudicarsi nella propria scuderia (su licenza Bsessi Ltd.) questa ragazzotta introversa dalla strana pettinatura, un'anti-diva che ricorda qualche compagna di classe che abbiamo avuto al liceo - quella "simpatica", magari un po' goffa ma con cui in fin dei conti andavamo tanto d'accordo.
Shura nasce come Aleksandra Denton in Russia, da un'attrice russa e un documentarista inglese; ha un fratello gemello, Nicholas, che coinvolge nei suoi video e di cui parla, malandrina, durante un frammento audio riportato nel secondo interludio (all'interno del
booklet si scusa con lui per non aver sempre lavato diligentemente i piatti...) e il suo primo approccio con la musica è stato da bambina, quando il padre le insegnò a suonare la chitarra ascoltando
John Martyn e
Simon & Garfunkel. Riferimenti che suonano bizzarri e fuori posto, ascoltando un
debut album in cui a dominare sono senza dubbio i sintetizzatori.
Si è fatto attendere a lungo, "Nothing's Real". Aleksandra nel frattempo ha tenuto banco pubblicando singoli, cantando dal vivo e parlando alla stampa dei suoi progetti, della sua vita, delle sue influenze. Parlando anche, assai candidamente, della sua omosessualità e di come un video come "What's It Gonna Be?" possa dare la forza ad altri ragazzi e ragazze a fare
coming out, quasi fosse un aggiornamento - stavolta con lieto fine - di quel
clip ancora oggi così propedeutico che fu "Smalltown Boy" nel lontano 1984. Non che siano mancati cantanti capaci di veicolare questi messaggi, ma come il collega Olly Alexander degli
Years & Years, la nostra si presenta senza complicati giochi di parole (in quanti si accorsero, oltre trent'anni fa, del significato del testo di "Drop The Pilot" di Joan Armatrading?) e senza provocare per il semplice gusto di farlo. Si canta la normalità dell'amore e del desiderio, celebrandone le gioie e trovando conforto nelle note, nei synth morbidi e accomodanti, quando non tutto va come avremmo voluto.
Niente paura, perché "Nothing's Real" non è il diario intimo di una post-adolescente ma un insieme di storie, di frammenti di vita quotidiana scritti e prodotti con gusto all'insegna di un modernariato
vintage che tante soddisfazioni ha già portato a realtà come
Chvrches,
Bright Light Bright Light e Christine and the Queens. Molto si è già detto sulla somiglianza di molte atmosfere del lavoro con il materiale di
Madonna degli anni Ottanta, in particolare "Like A Virgin", ma Shura non intende affatto esserne la sosia. Non è abbastanza esuberante, ma sfrutta come può una voce elegante ma non straordinariamente potente, tutto sommato adatta per il materiale che propone e che ha confezionato con l'aiuto di un professionista come l'ex-Athlete Joel Pott - già collaboratore dei
London Grammar, di
George Ezra e James Bay - ma anche di Greg Kurstin, vincitore di tre Ivor Novello Award, che lo scorso anno ha fatto centro con "Hello" di
Adele.
L'interno del
digipack mostra un mondo reale e uno disegnato sovrapposti, quasi un riferimento al video di "Take On Me" degli
a-ha; Shura è intenta a guardare un programma da un piccolo Tv color, c'è uno skateboard appoggiato alla parete della sua stanza vicino alla porta da cui sta entrando un dinosauro, ci sono 33 giri tirati fuori da una libreria con accanto un vecchio
boombox a cassette, e sollevando il cd notiamo un mixer, chitarre e due tastiere. Un microcosmo suggestivo, tra passato e presente, fantasia e realtà, che parte con la narrazione di un attacco di panico (la
title track) su una lussureggiante base
disco, tra "Supernature" di Cerrone e la
Kylie Minogue di "Fever" e finisce con il synth-pop pettinato di "White Light" (la versione digitale contiene una tredicesima traccia, "The Space Tapes", che toglie compattezza al risultato complessivo), passando per un gioco continuo di riferimenti
eighties a volte solari (i
Fleetwood Mac di "Everywhere" fanno capolino in "Indecision", filtrati dalla sensibilità indie-pop dei primi
Craft Spells) e a volte crepuscolari (se Jimmy Jam e Terry Lewis avessero dato "Human" a
Janet Jackson anziché agli
Human League sarebbe emerso qualcosa come "2Shy"). C'è l'
Alison Goldfrapp più pop in "Make It Up" e ci sono i sintetizzatori di "Africa" dei Toto - ascoltare per credere - nella piacevolmente
madonnara "Tongue Tied", c'è una hit di cui Natalie Imbruglia avrebbe un bisogno disperato per riemergere ("What Happened To Us?") e un R&B più contemporaneo in "Touch", amarognolo commiato a una storia destinata a chiudersi ("...but it's too late").
Non c'è traccia degli artisti amati dal padre di Aleksandra, e neppure di
KT Tunstall - cantautrice scozzese spesso citata durante le interviste come fonte d'ispirazione. Ma ci sono tante tracce, per tutta la durata del disco, di una famiglia presente (a partire dallo scherzo sullo
sticker in copertina: "Il disco cresce con ogni ascolto", garantisce Shura's Mum!); un messaggio se possibile ancora più forte e chiaro del bacio tra due ragazze o due ragazzi nei video cui potete accedere qui a destra. Se il
Jimmy Somerville del 1984 era infine rifiutato dai genitori dopo essere stato vittima di un'aggressione omofobica, nel 2016 c'è la concreta possibilità che i giovani come Shura possano essere felici e sentirsi amati nel proprio nido, così come nella propria cerchia di amici. Laddove il pop patinato di "Nothing's Real" può non sembrare così rivoluzionario alle nostre orecchie, e ci può nascere il dubbio sulla freschezza di una formula
revivalista già così ampiamente sfruttata negli ultimi dieci anni, Shura convince perché abbatte i muri, trasmette un autentico senso di libertà senza rifugiarsi in stereotipi triti e da chiudere ermeticamente una volta per tutte dentro un baule.
Non serve essere una
femme fatale ammiccante per fare la popstar, basta avere qualcosa di originale da dire o saperlo dire in modo originale. E qui il percorso sembra essere quello giusto. La speranza è che il coraggio di una scelta di trasparenza con il suo pubblico, senza che però essa diventi unico elemento di cui si debba tenere conto, si accompagni a quello di progettare una carriera che non svanisca in un soffio, ma che possa per contro maturare e dare frutti ancora più gustosi.
"Nothing's Real"? No, è tutto vero. Basta premere play e...