È nata da un'idea di
Brisa Roché, delusa dalle scarse attenzioni raccolte dal suo "All Right Now" e tornata a esibirsi solo occasionalmente e solo in Francia, in piccoli club, la formazione a tre voci delle Lightnin 3, un progetto collaterale condiviso con un'altra statunitense residente a Parigi, la
frontwoman dei
Moriarty, Rosemary Standley, e con Ndidi Onukwulu, nigeriana ma nata in Canada. Limitati al circuito transalpino, i concerti del terzetto hanno avuto riscontri così buoni da rendere quasi ineludibile la pubblicazione di un apposito album, questo "Morning, Noon and Night", in uscita per la piccola True Velvet nell'ottobre del 2012 con la produzione di Toby Dammit, già sodale di Michael Gira negli
Swans e negli
Angels of Light.
L'avvio è sontuoso e davvero intrigante, con la californiana alle prese con un'infettiva rilettura di "Casanova (Your Playing Days Are Over)" di Ruby Andrews. L'indirizzo espressivo è un soul scintillante,
bacharachiano, rischiarato ora dai fiati, ora dal coro femminile, e illuminato dal virtuosismo della cantante di turno. Una prova per lei meno rischiosa e più conservativa, ma anche frutto di un disimpegno evidentemente avvertito come una necessità. Il tenore resta improntato al frizzantino anche quando il ruolo di primattrice spetta a una delle due compagne, a partire dal gospel da camera della Onukwulu in "Show Me". Buonissime suggestioni arrivano in particolare dalla versione tra il calypso e il
doo-wop di "Bette Davis Eyes" affidata a un'ottima Standley, che in "The Light Pours Out Of Me" stravolge il
post-punk dei
Magazine presentandosi come perfetta duplicazione femminile del
Tim Buckley più lirico.
L'operina si qualifica presto per quel che è, un raffinato divertissement, registrato con gusto e innegabile professionalità da un terzetto di interpreti in tenuta vacanziera (ma mai sbracate) che condividono le origini nordamericane, la passione per Parigi, per la musica anni sessanta, Stax e Motown,
Aretha Franklin e i
girl-group stile Shirelles o Supremes. La mattina, il mezzogiorno e la sera del titolo corrispondono a tre anime musicali che si armonizzano e completano in modo mirabile. Ndidi spicca per versatilità, credibile come consumata fatalona in una "Cherry Bomb" (dei
Runaways l'originale) particolarmente turgida, più equilibrata nel congedo R&B di "Love & Communication" (da
Cat Power, nientemeno), ma comunque destinata a imporsi come voce più speziata delle tre.
La stessa Brisa in fondo se la cava a meraviglia, spaziando dal revival
bubblegum della frivolissima "The Safety Dance" (dei
new-wavers Men Without Hats) alla sorprendente rivisitazione di "Thirteen" dei
Big Star, favolosa nel contrasto tra la malia nostalgica dell'intonazione e lo slancio calorosissimo di una veste tutta ottoni, passando per gli svolazzi e l'affettazione di "You're No Good" di Dee Dee Warwick, da
chanteuse di razza quale è sempre stata. Certo, i puristi storceranno il naso e non c'è dubbio che si tratti esclusivamente di tappezzeria musicale. Ma è modernariato di classe, elegante, a trame
optical e dai colori caldi, giallo e arancio soprattutto. Un vintage sofisticato che in sottofondo fa fine e non impegna.
E che è tornato di moda, prepotentemente.