A volte un incontro con un vecchio amico provoca più emozioni di una nuova conoscenza, ed è quello che suscita l’ascolto del quinto progetto dei Sin Ropas, che ritornano dopo sei anni d’assenza con il nuovo album “Mirror Bride”.
Il sodalizio personale e artistico di Tim Hurley (
Red Red Meat) e Danni Iosello (
Califone) continua senza incertezze o digressioni, e li vede ancora rovistare nella tradizione rock americana con la stessa onestà ed eleganza di sempre.
Il loro destrutturato mix di folk, blues e rock è sempre corrosivo e poetico alla maniera del miglior
Neil Young e non manca di evocare alcuni percorsi stilistici e creativi dei
Wilco o dei
Low, ma più che un'assonanza di stile quello che accomuna i Sin Ropas agli artisti succitati è l’integrità e la coerenza artistica.
“Mirror Bride” è un album ricco di splendide
ballad e intense cavalcate country-rock-blues, sempre accompagnate da un'idea o da una soluzione creativa originale e stimolante, insomma canzoni apparentemente ordinarie, ma ricche di un fascino obliquo.
L’atmosfera è sempre sofferta e inquieta: “Save Me A Place” e “Crows”, infatti, introducono l’album con un sufficiente campionario di luoghi comuni di quel folk-rock arido e visionario da deserto americano, ma già le note psichedeliche e sospese di “Brush For This” offrono chiavi di lettura più articolate.
Quando “Summer Bug” rivoluziona l’assetto sonoro dell’album con il suo sghembo e alieno folk-pop simil-elettronico, non si può far a meno di notare il prezioso incastro ritmico tra percussioni e chitarre elettriche che si divide tra i due canali stereofonici, ed è solo uno dei segnali della complessa architettura di “Mirror Bride”.
Il raffinato matrimonio di archi e chitarre elettriche in “Broken Beaches” è un altro di quei momenti creativi che da solo giustifica il fascino alieno del nuovo album dei Sin Ropas. L’imprevedibilità e la voluta imperfezione di alcuni tratti sonori sono la vera forza del duo americano, che schiaccia eccellenti accordi blues sotto una coltre di
lo-fi, per asciugare definitivamente qualsiasi tentazione lirica (come nell'ottima
title track).
I Sin Ropas hanno in verità un rapporto ambiguo con la melodia e l’armonia: da sempre abili compositori e quasi naturalmente propensi a scrivere canzoni semplici e orecchiabili, Tim e Danni scarnificano le loro canzoni per farne assaporare solo gli elementi essenziali.
A volte i due musicisti lasciano fluire tutti gli elementi armonici a disposizione, ed è subito ipnosi: così “Silver Brow” tratteggia un originale incrocio di psichedelia, ritmi voodoo e blues, mentre “Tourniquet” affonda le radici nello slowcore con dolenti note appena ingentilite da un malinconico assolo di organo.
Con “Mirror Bride” i Sin Ropas aggiungono un altro gustoso capitolo alla loro ormai lunga carriera (l’album d’esordio è del 2000), ma aprono le porte a interessanti contaminazioni pop ed elettroniche che rendono ancor più vario e stimolante il loro percorso creativo.
P.S. Disponible anche una
limited edition con un libro di racconti di Danni Iosello.