Kuba Kapsa Ensemble - Vantdraught 10 Vol.1

2015 (Denovali)
modern chamber, post-minimalism
Oggi come oggi parlare di modern classical significa parlare nella maggior parte dei casi di (post)-romanticismo, di una miscela dove il pianoforte fa da lead voice e (talvolta) gli archi disegnano lo sfondo, ma soprattutto di un linguaggio musicale il cui centro focale sta nell'immagine, nel ricordo e nella percezione sensibile (e, di riflesso, nell'emotività prima). Una modalità espressiva tanto facile da sposare quanto difficile da declinare senza correre il rischio di scadere nel banale, trend che il presunto genere ha imboccato da qualche anno a questa parte.

Fra i capofila della “resistenza” a questa progressiva deriva c'è senza dubbio Denovali, che in questi anni ha dimostrato - via nomi come Sebastian Plano, Federico Albanese, John Lemke e Poppy Ackroyd – quante siano ancora le possibilità espressive del cosiddetto modern classical. Lo step successivo, che l'etichetta sembra voler inaugurare con questa uscita, consiste nel tentativo di allargare il bacino e fornire nuove letture di una definizione talmente ampia da risultare, allo stato letterale, tautologica.

Kuba Kapsa è un pianista polacco con background equamente diviso fra jazz sperimentale (Contemporary Noise Sextet), teatro e cinema, influenze tutte percettibili anche nell'incarnazione cameristica di “Vandtraught 10”. Il nuovo progetto consiste in pièce musicali scritte per l'ensemble guidata dallo stesso Kapsa – 4 violini, 2 viole, violoncello, vibrafono, marimba e pianoforte – che pescano a mani basse dal minimalismo figurativo di Glass e Nyman, mettendo l'accento sulla componente percettiva piuttosto che su quella evocativa.

Nascono così quattro lunghe digressioni dai volti e dagli umori diversi: la “No. 1” e la “No. 4” denunciano senza mezze misure l'imponente eredità jazz di Kapsa, tracciando un filo di congiunzione tra Ecm e accademia. La “No. 2”, forse il vertice creativo dell'opera, evolve progressivamente da cavalcata cinematica a invocazione mistica, mentre la “No. 3” rappresenta l'eccezione alla regola e sembra quasi ambientare uno psicodramma interiore in territori vicini alla pura dodecafonia.

La natura marcatamente formalista dell'operazione – tesa a costituire un sistema speculare di simmetrie sonore - non mina però la sua riuscita anche a livello di mera fruizione: siamo di fronte a una via d'accesso alternativa (per quanto tutto fuorché nuova) alla suggestione sonora. Prossima fermata, già annunciata per fine anno: asimmetrie, voci e ritmi.

Tracklist

  1. No. 1
  2. No. 2
  3. No. 3
  4. No. 4

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