I Minimetal sono Nik Emch (chitarra) e Laurent Goei (batteria), svizzeri, entrambi al canto, entrambi pittori, poeti, saltimbanchi e, in ultima analisi, musicisti devoti ai Kyuss, già attivi in larga parte dei 90, secondo forme multimediali (installazioni, video, performance, un po’ Residents), tra Zurigo, Parigi, New York. Nel 2013 selezionano cinque dei loro brani preferiti con cui fanno da sfondo ai suddetti eventi e li incidono per farne un album, “Never Hang Around”.
Il risultato è uno stoner-blues ossificato e lo-fi spalmato in lunghe trance. “Problems” impiega 2 minuti di cupa introduzione a base di feedback prima di lanciarsi in una trafila monolitica di riff, a mo’ di usuale rilascio di tensione (pur con qualche spezia space-rock); le voci, questa è la cosa interessante, sono più punk e freak che metal.
“Kiss Them All”, dopo una toccata di twang desertici, si propone come la maratona più tellurica alla Black Mountain, ma i riff non colpiscono, gli stacchi sono puri vaneggi e l’uso degli stereotipi di genere è irritante. In tutto, sono 13 stancanti minuti. La band track “Minimetal” di nuovo si compiace di un’intro eterna, stavolta al punto da estenderla a mo’ di mantra in crescendo.
L’uso del canto più consono alla canzone (non motto isterico come in “Problems”) e la festa di modulazioni, stop, ripartenze acrobatiche, rendono “Never Hang Around” più appetibile, e “Supermax”, importa un po’ di lava nella distorsione e nell’incedere turbolento e Nirvana-esco della batteria, con un intermezzo in forma di jam che, però, suona goffo e quasi robotico.
Edito dalla Spezialmaterial Records, elvetica come la band (base a Zurigo), con smunta, anti-spettacolare produzione di Rote Fabrik. Un disco in debito d’ossigeno, nelle intenzioni parente degli Hawkwind più scalcagnati, che - sulla fiducia - accusa evidentemente la mancanza dei loro spettacoli visivi. Edizione in vinile monca di una traccia (“Minimetal”).