Bill Nelson ebbe la fortuna di essere assurto a personaggio da culto subito dopo lo scioglimento dei suoi Be-Bop Deluxe (un gruppo art-glam rock che ebbe delle buone intuizioni musicali) nel 1978. Nelson formò in fretta e furia gli effimeri Red Noise, il cui unico album “Sound On Sound” (Harvest 1979) cercava di emulare le gesta dei (molto) più grandi Wire, ma tale disco può essere oggi considerato a ragione un buon disco minore della new-wave, tanto che godette, anche all’epoca, di un moderato successo di critica.
Sebbene i critici musicali più severi e intransigenti abbiano sempre considerato Bill Nelson come un fratellastro povero di Brian Eno, bisogna riconoscere a questo chitarrista/tastierista inglese un suo talento “naif” nel saper riproporre una certa gamma di stili musicali, filtrati attraverso una propria personalità non eccessivamente epigonica, dal glam dei Seventies alla new-wave di inizio anni Ottanta fino alla musica ambientale ed elettronica. Nelson, nella sua quarantennale carriera, non ha forse mai inciso un solo disco per cui strapparsi i capelli, ma una manciata di piccoli classici. “Iconography” è il primo album accreditato alla fantomatica Orchestra Arcana, che altro non era che il “side-project” ambientale di Bill Nelson, formazione fantasma il cui unico membro, compositore ed esecutore era lo stesso autore.
Uscito originariamente per la Cocteau (etichetta gestita in proprio) nel 1986 e ristampato negli Usa dalla Enigma nel 1989, “Iconography” si colloca idealmente nello stile inventato da John Foxx con “Metamatic” (Virgin 1980). Ciò che qui manca, però, è il genio creativo di Foxx. Molti brani sono troppo ripetitivi e simili tra loro e la noia spesso prende il sopravvento. Se ne ha la prova ascoltando la litania religiosa su base funky dell’iniziale “Christ via Wires”, gli “advertising” di noti marchi hi-fi su base techno-pop di “Eastern Electric”, il laid-back elettronico di “Right, Then Left” e i numerosi loop di voci umane che vengono dispensati in tutto il disco.
Le cose migliori si trovano nella seconda parte del disco, come nel Brian Eno “in pillole” di “News From Nowhere”, “One Man’s Fetish Is Another Man’s Faith” e soprattutto nella conclusiva “Sex, Psyche, Etcetera”, il cui vortice elettronico celestiale può a ben ragione essere considerato lo zenith di tutto l’album. Discreti anche gli ammiccamenti agli strumentali esotici dei Japan della title-track e di “The Gods Speak”, così come gli effetti sonori della breve “I Wonder”.
La presente ristampa raccoglie anche il primo 12” di Orchestra Arcana, uscito nel 1985, i cui due brani (“Several Famous Orchestras” e “Who He Is”) si collocano a pieno titolo in quel filone atmosferico e ambientale. C’è da dire che queste cose saranno in seguito perfezionate ed elevate a vera arte dal grande Richard Bone. Consiglio caldamente di ascoltare il suo “Quirkwork” (Quirkworks 1993) per far notare cosa c’era là e cosa manca invece qua. E si tratta di uno dei dischi più pop di Bone.