2012, odissea in una galassia lontana, uno spazio privo di tempo e dimensioni, buio quanto basta per far passare luci intermittenti e accecanti. Sono le stelle che raggiungono gli abissi descritti dai New Candys, quattro trevigiani convertiti sulla via del rock psichedelico.
C'è tanta, tantissima materia - oscura - nei dodici capitoli che compongono questo primo Lp. Alla produzione, dietro il mixer del Tup Studio di Brescia c'è la collaudata coppia composta da Stefano Moretti e Pierluigi Ballarin (quest'ultimo, membro dei R's, suona anche il piano in "Blackbeat", le percussioni in "Sun Is Gone ('Till Day Returns)" e "Nibiru", lo xilofono e le tastiere in "Purple Turtle In Canvas"); il
mastering è affidato a Jon Astley presso il Close To The Edge Studio di Twickenham (Uk). Questo per la cronaca. Il resto è un lungo viaggio interstellare che si muove a due velocità, alternando all'incedere marziale della sezione ritmica atmosfere dilatate e spesso impregnate del suono del sitar.
"Hand-Chain Dog" apre l'opera su schemi geometrici, il basso a scandire un
mid-tempo oscuro che introduce al primo singolo estratto "Blackbeat", pura psichedelia nello stile dei
Black Angels di "Directions To See A Ghost". A cambiare marcia, letteralmente, è "Dry Air Everywhere": più veloce, certo, ma soprattutto sferzata da un
riff che solleva da terra. Se dovessimo scegliere un'istantanea per riassumere "Stars Reach The Abyss" prenderemmo questi quattro minuti di rock visionario che sfocia in uno stoner selvaggio e spinto agli eccessi. E se il sitar di "Sun Is Gone ('Till Day Returns)" rappresenta un'oasi di calma mistica, lo sferragliamento distorto di "Meltdown Corp." strizza l'occhio all'industrial. Niente a che vedere con la successiva "Blue Magic Hat", immersa nelle lisergiche acque dei primi
Pink Floyd, quelli segnati dal genio folle di
Syd Barrett.
È ancora il sitar a caratterizzare le atmosfere orientaleggianti di "Nibiru", che si dissolvono nelle distorsioni di "Volunteer", un crescendo chitarristico di grande impatto. "Butterfly Net" e "Purple Turtle On Canvas" chiudono l'album facendo tesoro di certe divagazioni del
Lou Reed più
velvettiano.
"Stars Reach The Abyss" si configura in definitiva come un'esplorazione nei meandri del rock psichedelico, che strizza l'occhio tanto alla scena
sixties (il modello sono i 13th Floor Elevators) quanto a quella contemporanea, dai
Black Angels ai
Warlocks fino a
The Brian Jonestown Massacre.
Niente di particolarmente nuovo sotto il sole, a ben vedere, ma anche abbastanza talento per non scadere nell'ovvio o nel già sentito.