È inoltre membro fondatore del gruppo audio/video performativo anyBetterPlace e ha composto per la danza, la video-arte e il cinema. Dal 2005 la sua ricerca è votata alla creazione di paesaggi sonori a partire dall’interazione di vari strumenti acustici ed analogici. Ne deriva – in questo suo primo lavoro solista – una musica calda, sperimentale nel senso migliore del termine, rivolta alla ricerca di un’identità basata sul contrasto continuo e irrisolto tra suono, silenzio e piccoli disturbi rumoristici. Le texture sono complesse ma mai astruse, i suoni vivono di simbiosi, mai di semplici giustapposizioni, la ricerca timbrica muove verso direzioni finalizzate a evidenziare (e non mortificare, come spesso accade quando si parla di molta pseudo-avanguardia) l’elemento istintuale. Il risultato è sorprendente per maturità espressiva ma anche piacevole in termini di intensità emozionale e melodica.
Lo spettro non si ferma alla semplice elettroacustica: Boccardi è in grado di fare propri i linguaggi del post-rock più intelligente, quello che da David Daniell e Dean Roberts conduce a Ben Frost. Si alternano, allora, pezzi giocati su crescendo emozionali di grande suggestione (“Unexpected Places, We Saw”, “Desolate Red Fingers”) ad altri (“Clocking The Time”) in cui è forte il senso di dolce straniamento/isolamento dato dalla collisione di silenzi ponderosi e sottili e incandescenti lamine elettroacustiche. Un pezzo di Boccardi sarà presente nella compilation di aprile di The Wire.
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19/03/2012