Impatto deciso e robusto, con le chitarre che friggono, la batteria a pestare assatanata e la voce che impone il suo dominio con una certa dose di distacco “cosmico”. “Pads Of Light” è’ l’apoteosi del
White Hills sound: dosi di
Hawkwind,
Jimi Hendrix, Chrome, i primi
Oneida, proto-punk come se piovesse e via di questo passo. Un disco pesante, ossessivo, circolare nel ribadire quelle due-tre idee risaputissime e stra-sentite.
“Frying On This Rock” si concentra sul lato più animalesco e brado del duo newyorkese, bissando, comunque, la qualità non proprio eccelsa del precedente lavoro. Si continua, dunque, a lavorare sulla ripetizione come viatico per una possibile, catartica ipnosi (i quasi dodici, stiracchiati minuti di“Robot Stomp”), si cerca nei wah-wah e nelle bave di synth la sorgente della rivelazione psichedelica (“You Dream You See”), abbandonandosi ad oasi interrogative oltre le scariche adrenaliniche di “Song Of Everything”. Oasi che ritroveremo, contaminate da inquietudini
from outer space, nella conclusiva e, ancora una volta, eccessivamente dilatata “I Write A Thousands Letters (Pulp On Bone)”.
Insomma, il duo composto da Dave W. (voce e chitarra) e dalla bionda Ego Sensation (basso), con l’aiuto del batterista Nick Name e dell’elettronica di Antronhy, ha trovato il modo più facile per far parlare di sé: suonare senza molta personalità roba ampiamente digerita.