Musica come questa, qualche anno fa, la si sarebbe chiamata post-rock senza fare troppe storie. Ora invece no, si deve scrivere hypnagogic pop e lanciarsi in improbabili panegirici sul dormiveglia, i ricordi d'infanzia, le VHS, le sigle TV.
A me, invece, questo "Pan Am Stories" fa pensare a tutt'altro. Il suono è sì confuso, attututito, ma l'immagine è ben precisa: l'area di un festival rock dei giorni nostri, in uno di quei particolari punti in cui confluiscono suoni e rimbombi di due o tre palchi diversi. "Terre di nessuno" musicali in cui può capitare di sentir suonare assieme - contemporaneamente, s'intende - Swans e Tortoise, Ariel Pink (volevate l'ipnagologo? eccovelo) e A Certain Ratio, Spiritualized e Seefeel.
Non date troppo peso ai nomi, sono buttati lì un po' a caso. L'equalizzazione è tutta sballata, i metronomi vanno ognuno per fatti propri: ci si potrebbe anche sforzare a distinguere un basso dall'altro, a capire di chi sia la voce sepolcrale e di chi invece la tastiera stile Animals dei Pink Floyd, ma non ne vale la pena. Meglio invece star lì, un po' in disparte dalla calca sotto i palchi, e godersi gli attimi di sospensione.
Sospensione e stordimento. Un po' di sonnolenza che inizia a farsi sentire. Altrove leggerete di narcotici, insonnia e quant'altro, ma la verità è che basta la musica: un doppio lp, mezzo concept (forse), ampiamente sbilanciato sul versanteprog - ammesso e non concesso che questo genere di roba possa avere un versante prog. Per assicurarsi un risultato impeccabile Joe Knight, mente anima e corpo del progetto Rangers, ha suonato ogni singolo strumento del disco, mostrando una perizia notevole tanto nel reinterpetare in chiave intorpidita gli stilemi più vari - dal funk più spigoloso al folk, dalla psichedelia a Twin Peaks - quanto nell'andar fuori fase perfettamente a tempo.
"Pan Am Stories" è l'ideale se vi state annoiando. Non per smettere, ma per farlo con classe.
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