MASSIVE ATTACK VS. BURIAL - Four Walls/ Paradise Circus

2011 (Inhale gold/vinyl factory)
dubstep, trip-hop

Edizione rigorosamente limitata, due tracce distese su un dodici pollici confezionato ad hoc per soli mille fortunati, ed ecco sollevarsi l’ennesimo polverone (tra l’altro annunciato) in rete. Visti i recenti risultati, ai sempreverdi e inossidabili Robert e Grant deve aver fatto comunque comodo il richiamo del giovane William Bevan, a conti fatti tra i più ispirati parziali prosecutori del suono massiccio dei vecchi manipolatori di Bristol. Un matrimonio che in qualche modo non spiazza più di tanto gli addetti ai lavori e parte del pubblico, considerate le estenuanti e ripetute fusioni commerciali in atto tra i più disparati produttori. Tuttavia, mai come in questo caso l’amalgama è di quelli che scottano, vista la plausibile affinità elettiva tra le tre bestie sacre in questione. 

 
Una traccia a quattro mani e un remix. E’ questo il “misero” bottino estraibile dall’incontro/scontro Massive Attack vs. Burial: basi estratte, modellate e deformate dal ragazzo della Hyperdub e voci gestite dal gatto e la volpe. La prima metà del disco è occupata da “Four Walls”, in cui i tre si scatenano (si fa per dire) verso il terzo minuto dando vita a una sorta di marcia funebre sorretta meravigliosamente dal canto celeste e al contempo raggelante. Dodici minuti di esotismo elettronico e melanconia a pacchi. Mentre nell’altra metà spunta inaspettatamente una rivisitazione lunare di “Paradise Circus”, cantata a suo tempo dalla musa Sandoval nell’onesto ma mediocre “Heligoland“.

I tre riescono in qualche modo a mistificare la faccenda, provando a renderla più intimamente estatica, inserendo il solito tappeto sonoro bevaniano da scenario decadente con tanto di coda angelica e rallentamento vocale centrale, supportato dai bassi perennemente profondi e dal tic-tac elettrico fatto ribollire a più riprese e a mo’ di magma. Purtroppo, la resa illune che ne consegue non conferisce grandi dosi emotive. 

Tirando le somme, sembra funzionare solo la stesura congiunta ex novo tra i pionieri del trip-hop e il perno centrale di quella strana cosa chiamata dubstep. Si spera quindi che a prevalere in futuro sia il desiderio di creare sempre nuova materia, magari accantonando le comode minestrine riscaldate.

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08/11/2011

Tracklist

  1. 1. Four Walls
  2. 2. Paradise Circus

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