Enter Shikari

Enter Shikari

Una canzone per cambiare il mondo

intervista di Alessandro Mainini e Claudio Lancia

Esuberanti, poliedrici e politicamente impegnati, gli Enter Shikari continuano a cavalcare quell'onda che li ha condotti dai club più underground (erano i tempi del tormentone alternative “Sorry, You're Not A Winner”, anno 2007) ai grandi palcoscenici internazionali. Il più recente “The Spark”, album che li ha consacrati presso il pubblico mainstream, sdoganandoli definitivamente dal circuito crossover/ nu-metal, li ha imposti come nome di punta nei cartelloni di alcuni fra i principali Festival europei, e le loro canzoni sono entrate in heavy rotation nelle playlist delle radio rock oriented più quotate, anche nel nostro paese.
In vista della prossima esibizione come headliner al Rock Im Ring di Bolzano (13 luglio), abbiamo incontrato Rou Reynolds, leader e frontman di una band che ha dimostrato nel tempo di saper fondere in maniera personale post-hardcore ed elettronica. In particolare ci siamo soffermati sul rapporto della band con l'Italia, abbiamo chiacchierato amabilmente di scienza e di politica, due argomenti ai quali tengono in maniera particolare da sempre, ma anche del potere che si può oggi attribuire alla musica per incidere sulle dinamiche della contemporaneità. Una canzone può ancora provare a cambiare il mondo?

Avete suonato recentemente a Milano, e il pubblico era più scatenato che mai. Ma - come avete ammesso voi stessi sul palco - inizialmente nel nostro paese avete fatto un po' fatica a imporvi. Come mai, secondo te, ci è voluto così tanto tempo per conquistare i fan italiani?
Penso dipenda dal fatto che non abbiamo suonato molte volte in Italia rispetto ad altri paesi europei, per cui la colpa è da attribuire esclusivamente a noi!
Però, dopo quel concerto milanese, non vediamo davvero l'ora di tornare: c'era un'atmosfera elettrizzante, che in Italia non avevamo mai provato fino a quel momento.

Durante il concerto avete suonato una versione acustica di “Take My Country Back”, che in origine era una canzone veloce e potente. Sei d'accordo sul fatto che questa versione più intima conferisca un'atmosfera diversa alla canzone? Forse fornisce addirittura un modo diverso per interpretare il messaggio del testo...
"Take My Country Back" è una canzone scritta ormai diversi anni fa, scaturita dall'elaborazione di un sentimento di incredulità e frustrazione nei confronti della ricomparsa del nazionalismo in Europa, un fenomeno davvero terribile. All'epoca probabilmente scrivere una canzone veloce e rabbiosa per affrontare un argomento simile era la soluzione migliore, la più adeguata, perché rifletteva il mio stato di shock verso questo argomento. Ora che è trascorso qualche anno, noto che le cose stiano addirittura peggiorando, per cui mi è sembrato appropriato trasformarla, suonarne una versione più cupa e pensierosa. Il potere del pubblico che canta in coro, sorretto dal solo accompagnamento della chitarra, è qualcosa di elettrizzante e allo stesso tempo di incoraggiante: mi piace concentrarmi sul senso di forza che si determina quando si è tutti davvero uniti.

Un set degli Enter Shikari all’interno di un Festival è diverso da un normale vostro concerto? Cosa ci possiamo aspettare dalla vostra esibizione al prossimo Rock Im Ring di Bolzano?
Io adoro suonare in spazi all'aperto: io per i Festival ci vivo! Quindi spesso i nostri concerti in queste occasioni possono diventare un po' più sfrenati del solito o su di giri. Diciamo che l'unica vera differenza che riscontriamo risiede nel fatto che nei Festival il pubblico è decisamente più eterogeneo.
Ci saranno molte persone che si mostreranno completamente indifferenti nei nostri confronti, perché non ci saranno soltanto fan degli Enter Shikari, e questo a volte ci spinge a scatenarci ancora di più per presentarci a loro e cercare di convincerli a diventare nostri fan. E’ sempre una bella scommessa. Una bella sfida. Ci piace.

Dicci qual è l'idea più strana che vi è mai venuta in mente, ma che non siete ancora riusciti a realizzare…
Ahah! Gran bella domanda! Però tieni presente che ti stai rivolgendo a una band che ha deciso in passato di girare un video su una barchetta scassata in mezzo al Canale della Manica, in pieno inverno. Stai parlando con una band che ha fatto un intero tour in quadrifonia. Guarda che le nostre idee, anche le più strane, alla fine riusciamo a realizzarle quasi sempre.

Canti con un marcato accento inglese, anche in studio, mentre molte band inglesi cercano di mascherarlo, forse per suonare meno "straniere" alle orecchie degli americani. È una cosa che fai di proposito? Credi sia importante oppure è semplicemente un approccio che ti viene naturale?
A dire il vero, non mi è mai passato per la testa, nemmeno per un istante, di non cantare con il mio accento naturale. Sai, non sono certo un attore, sono un musicista, e la nostra musica si basa sull'emozione e sulla sincerità. Non mi interessa cercare di piacere a qualcuno: mi interessa fare arte in maniera diretta e sincera.

Parliamo di Brexit: secondo te, che tipo di impatto potrebbe avere sull'industria musicale e sul business dei concerti?
È difficile per ora fare previsioni fondate sulle conseguenze che ci saranno per l'industria musicale, perché al momento è ancora ben poco chiaro cosa succederà in generale. Ma sono abbastanza sicuro che la libera circolazione della cultura europea dal Regno Unito vero il resto dell'Europa e viceversa sarà molto più complicata. In particolare, i problemi saranno ancora più grandi per le formazioni più piccole. Ad esempio, sarà molto più difficile e costoso poter andare in tour per l’intera Europa.

La vostra musica è da sempre profondamente ispirata a temi scientifici. Oggi molte persone cercano di affossare e discreditare la scienza. Secondo te, cosa si può fare per contrastare questo fenomeno?
Domanda complicata, perché ognuno ha dei motivi personali per non attribuire valore alla scienza, motivi che ad esempio possono avere natura politica o religiosa. Quello che mi sento di dire è che mai nessuna civiltà è arrivata al collasso come conseguenza di essere diventata troppo razionale o troppo scientifica. La scienza è l'unico mezzo che abbiamo per comprendere l'universo e tutti i fenomeni che non riusciamo a cogliere o interpretare a fondo.

La cultura in generale, e nel vostro caso particolare la musica, possono riuscire oggi a cambiare il mondo?
E' statisticamente provato che a partire dall'invenzione della macchina da stampa, che ha reso possibile la diffusione in larga scala dei libri e della letteratura, nel mondo si è registrato un considerevole calo degli episodi di violenza. Il linguista Steve Pinker ha trattato molto questo fenomeno: egli sostiene sia dovuto al fatto che attraverso la lettura apprediamo nuove prospettive sul mondo. Questo farebbe aumentare la nostra empatia, alimentando un sentimento di connessione con le altre persone, rendendoci di conseguenza meno propensi alla violenza.

Quindi il grande sogno degli anni Sessanta non è un'utopia!
Penso che la musica ormai abbia superato la letteratura in termini di numero di persone che ne fruiscono, che la consumano quotidianamente. La musica è uno strumento ricchissimo di emozioni: puoi esprimere tutta la profondità che vuoi in maniera succinta, per cui la musica può essere forte tanto quanto la letteratura nel diffondere l'empatia.

Gli Stati sono davvero "soltanto righe tracciate sulla sabbia con un bastone"? (citazione dalla canzone “Meltdown”, dal terzo album della band “A Flash Flood Of Colour”)
Sì, gli stati sono creati dall'uomo e mutano costantemente. Basta osservare una mappa del XVII secolo: nazioni, bandiere, civiltà, tutto prima o poi scompare, e questo perché sono soltanto il risultato di un'idea, il frutto dell’immaginazione collettiva. Se osservi la Terra dallo spazio, non vedi nazioni, ma soltanto terre e mari. Se ci ragioni, puoi constatare che tutti i grandi problemi che la nostra specie è chiamata ad affrontare sono problemi globali: il cambiamento climatico, le malattie, l'esaurimento delle risorse, la minaccia nucleare, l'intelligenza artificiale e così via. Tutte questioni che vanno affrontate e risolte assieme. Nascondersi dietro la finzione di confini e costruire muri non fa bene a nessuno. Mai.

Qual è secondo te il contributo migliore e quello peggiore che i social media come Facebook, Instagram e Twitter hanno dato alla società contemporanea?
Restare aggiornati e in contatto con amici di tutto il mondo è qualcosa di fantastico, ma c'è un rovescio della medaglia. Spesso i feed dei nostri social sono un insieme dei migliori e più bei momenti delle altre persone, perché alla fine sono questi gli istanti che ognuno di noi tende a voler mostrare al mondo.

Gli effetti negativi possono essere devastanti...
Sì, tutto questo può avere effetti negativi su di noi, perché mettiamo a confronto la nostra vita con la versione filtrata dei momenti migliori delle vite degli altri. La conseguenza è che automaticamente siamo portati a pensare che la nostra vita sia meno entusiasmante, gradevole o degna di essere vissuta, rispetto a quelle dei nostri amici e conoscenti. E’ uno dei motivi che influisce maggiormente sull'incremento dei fenomeni di ansia e depressione che stanno affliggendo la nostra generazione.

Discografia
 Take To The Skies (Ambush Reality/PIAS, 2007) 
 The Zone (ouuttakes, Ambush Reality, 2007) 
 Common Dreads (Ambush Reality/PIAS, 2009) 
 Tribalism (ouuttakes, Ambush Reality, 2010) 
 A Flash Flood Of Colour (Ambush Reality, 2012) 
 The Mindsweep (Ambush Reality, 2015) 
 The Mindsweep: Hospitalized (remix, Ambush Reality, 2015) 
 The Spark (Ambush Reality, 2017)  
pietra miliare di OndaRock
disco consigliato da OndaRock

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Recensioni

ENTER SHIKARI

A Flash Flood Of Colour

(2012 - Ambush / Self)
Danze digitali ed elettricità assordante nel ritorno della band britannica

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Take To The Skies

(2007 - Ambush Reality)
Nuovi epigoni nu-metal da St. Albans, nell'Hertfordshire

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