Khayat

Khayat

La stella folktronica fra Ucraina e Medio Oriente

intervista di Federico Romagnoli
Abbiamo raggiunto l'emergente cantante ucraino Andriy Khayat tramite e-mail.
Rivelatosi al grande pubblico con la partecipazione alla versione ucraina di "The Voice", Khayat ha avuto modo di registrare il suo album di debutto, "Khmil'", già trattato da OndaRock. Nonostante fosse impegnato negli ultimi ritocchi per il video del nuovo singolo, "Osoka", è stato tanto gentile da risponderci nel giro di pochi giorni. 
"Osoka" è la sua ennesima creazione vincente, e pur non essendo stata inserita nell'album, ne rappresenta l'ideale prosecuzione. Per integrare l'intervista che segue, si rimanda ovviamente alla recensione dell'album, in modo da avere una panoramica completa sul complesso universo di un artista con sonorità ineguagliate nel panorama internazionale.

Prima di tutto, congratulazioni per l'album. Verrà pubblicato anche in formato fisico? 
Grazie per i complimenti. Credo che oggi come oggi non abbia senso pubblicare album in cd perché i tempi in cui la gente comprava musica in formato fisico sono lontani. È molto più facile scaricarla o comprarla digitalmente. 

Il tuo album è un mix incredibile di musiche differenti. Su OndaRock si usa indicare il genere musicale dell'album recensito. Per il tuo non sapevo cosa scrivere. Ho finito per l'usare etichette come "folktronica", "ethnic folk", "industrial" e "trap"... ma onestamente non sono del tutto soddisfatto. Come hai creato musica così particolare?
Sai, fare il musicista consiste soprattutto nel rischiare. Non sono mai stato certo di quale sarebbe stato il risultato finale, perché ho editato l'album fino all'ultimo momento utile. 

In Italia non sappiamo molto della scena ucraina. So che alcuni fra i musicisti più importanti sono gli Океан Ельзи (Okean Elzy) e i Воплі Відоплясова (Vopli Vidoplyasova). Ci vuoi consigliare altri artisti? 
La musica ucraina sta fiorendo in questo momento e non lo dico perché sono ucraino, ma perché è veramente così. Un sacco di nuovi artisti sono emersi di recente. Ti consiglierei di ascoltare Vivienne Mort e gli Hardkiss. Rappresentano ciò che definirei "speciale". 

E per quanto riguarda artisti non ucraini? Quali sono i tuoi preferiti e perché ti piacciono?
Sevdaliza, Tom Odell, Chemical Brothers e Black Atlass sono in cima alla mia lista al momento. La musica non è qui per intrattenerci, ma per accrescere le nostre emozioni, per farci venire i brividi, per farci sentire vivi. Ascoltare questi quattro artisti ha su me questo preciso effetto.

Come decidi quale canzone scriverai in ucraino e quale in russo?
Non lo decido. So che suona strano, ma non pianifico la scrittura: semplicemente, accade. Non mi spingo a progettare qualcosa in anticipo, né a considerare cosa mi serva in quel preciso momento.
La puoi chiamare "musa", o come preferisci, ma la mia musica appare in una certa forma, e non ha niente a che fare con le mie decisioni e i miei desideri. Non la scelgo io.

Una cosa che non sono riuscito a capire con precisione, probabilmente a causa della barriera lingustica, è chi abbia prodotto l'album. Sul tuo profilo Instagram hai scritto che è stato prodotto da Rami Kallas e Alexey Drizzit, ma mentre del primo si trovano interviste al riguardo, sul secondo è difficile rintracciare alcunché in Rete. Chi è dunque Drizzit, e cosa ha fatto nel tuo album?
Alexey Drizzit è colui che ha curato il mastering e ha reso le incisioni un prodotto finito. Sono molto grato a ogni persona che ha lavorato in questo album e non potevo non menzionare coloro che lo hanno diretto.

Come è stato realizzato l'album? Avete usato uno studio professionale o sono state registrazioni casalinghe?
Abbiamo usato uno studio, ma il problema è che non era nostro, quindi ci siamo dovuti arrangiare e registrare parte del materiale in condizioni meno professionali (cosa che comunque non si percepisce affatto all'ascolto, ndr). Invero, è stato uno dei motivi per cui ci abbiamo messo così tanto a pubblicare l'album.

I talent show non sono esattamente noti per la promozione di musica sperimentale. Come hai trovato la confidenza per parteciparvi nonostante tutto?
Non l'ho vista così: non sono mai stato parte del meccanismo dei talent show e non mi interesso ai format televisivi. Ho una mia agenda e quelle sono le uniche cose che mi interessino. Ci ho partecipato per fare un passo avanti, per incontrare gli apprezzamenti del pubblico e avere la possibilità di promuovere la mia musica, di mostrare alla gente che ci possono essere diverse forme di musica. Ho rischiato e ha funzionato. Credevo fermamente, e ci credo ancora, in ciò che creo.

Che tipo di riscontro stai ottenendo per la tua musica? L'album non ha molte visite su YouTube, ma al contempo hai partecipato di recente a un concorso allo stadio di Kiev, davanti a migliaia di persone, e hai vinto il premio del pubblico. Come misuri la tua effettiva popolarità al momento?
Ho realizzato che la popolarità non è qualcosa che si possa ottenere all'improvviso. Ci sono due modi per arrivarci: o produci scadente pop sdolcinato, senza alcun gusto e cercando di fare soldi come se non ci fosse un domani, o sei paziente e cerchi di meritartelo. Io ho scelto la seconda strada. Non mi considero popolare al momento, ma mi ci sto avvicinando.

Che ci dici del polistrumentista Ihor Didenchuk? So che ha suonato nel tuo album, ma è difficile trovare informazioni su di lui.
Ihor Didenchuk è un giovane flautista, di grande talento. Puoi udire le sue parti in quasi ogni canzone dell'album.

Di cosa parlano i tuoi testi? Da ciò che ho tradotto, sembrano avere forti elementi esoterici e folcloristici.
Per dare la giusta idea della mia attitudine verso l'importanza dei testi in una canzone, devo dirti che per me sono la parte che conta di più in assoluto. È risaputo che le persone non ascoltino davvero i testi e questo è il motivo per cui molti musicisti non si impegnano a fare canzoni che siano davvero significative. Per me scrivere i testi è come assemblare un puzzle. Il folk è un genere molto complicato. Si regge interamente sui simboli: storie, esoterismo, natura, eccetera. Quindi cerco di inserirli in modo che siano chiari e facili da identificare per l'ascoltatore.

Sembri molto interessato anche alla cultura araba.
La cultura araba è speciale per me. Sono ossessionato dai loro strumenti, sono miele per le mie orecchie. Mio padre ha radici libanesi, e questo è il motivo per cui assorbo quella cultura, pur attraverso il prisma della mia educazione ucraina.
Discografia
 Khmil' (Masterskaya, 2019)
pietra miliare di OndaRock
disco consigliato da OndaRock

Video

Osoka
(2019)

Khayat su OndaRock
Recensioni

KHAYAT

Khmil'

(2019 - Masterskaya)
Il cantante ucraino debutta con un brillante album in cui mescola elettronica e folclore locale

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