Khayat

Khmil'

2019 (Masterskaya) | folktronica, ethnic folk, industrial, trap (edm)

Andriy Khayat è salito alla ribalta il 20 gennaio di quest’anno, quando si è presentato in audizione presso la versione ucraina di “The Voice”, intonando una delle più importanti melodie del folk ucraino, “В кінці греблі шумлять верби” (“V kintsi hrebli shumliat' verby”/ “Alla fine della diga, i salici frusciano”). La sua interpretazione del brano, una ballata risalente al Diciassettesimo secolo, ha fatto scalpore per il mescolio fra il suo stile vocale – capace di unire il dinamismo del pop e i timbri del folk locale – e la base strumentale, moderna e percussiva. Il cantante non ha poi vinto la competizione, ma ha puntato il faro del pubblico su di sé.
Di lì a breve è stato al centro almeno di un altro momento caldo della televisione ucraina, mentre partecipava al Vidbir, festival che ha lo scopo di selezionare il rappresentante ucraino all’Eurovision. Il presentatore, Serhiy Prytula, ha infatti scherzato sull’aggressione subita da Khayat poche settimane prima, mentre si trovava nella metropolitana di Kiev, affermando che fosse giustificata dal vestiario appariscente del cantante. La polemica è poi divampata su Facebook, benché Khayat abbia elegantemente minimizzato. Anche questa manifestazione non l’ha visto vincitore, e a ogni modo poco sarebbe cambiato, visto che alla fine nessuno dei partecipanti ha accettato di andare all’Eurofestival (troppo stringenti le condizioni poste dagli organizzatori del Vidbir, in particolare a causa della situazione critica che intercorre al momento fra Ucraina e Russia).
 
Nel frattempo un’etichetta di Kiev, la Masterskaya, ha dato alle stampe l’album di debutto di Khayat, “Khmil’”, per il momento esclusivamente in formato digitale. La Masterskaya è stata creata da una star del pop locale, Ivan Dorn, e ha visto firmare alcuni fra i nomi più interessanti della scena alternativa ucraina, benché al momento nessuno di loro abbia raggiunto la notorietà del fondatore.
Regola che per ora sembra valere anche per Khayat: al netto degli exploit mediatici di cui sopra, il suo album non ha ricevuto particolari riscontri a livello di pubblico e sarà curioso vedere come l’artista reagirà. Il piccolo schermo gli lascerà sicuramente le porte aperte, ma la sua musica è molto più ambiziosa di quanto solitamente prodotto da personaggi dal mero taglio televisivo, e sarebbe un peccato vederla smorzarsi per seguire sentieri più accessibili. Per il momento Khayat tiene il piede in due staffe, ma è evidente quale sia la preferenza: da una parte le sette tracce di questo album di debutto – notturne e misteriose – e dall’altro il brano portato all’Eurovision, non un tradimento della sua visione di base, ma sicuramente un compromesso, data anche la parte in inglese. La canzone, intitolata “Ever”, è stata inserita come bonus al termine della scaletta.
È però ciò che la precede a essere interessante: sia a livello strumentale, con una sorta di imprendibile misto fra electro-industrial e folktronica, senza rinunciare a forti tinte trap/dance; sia a livello vocale, con ingerenze non solo, come già accennato, dal pop e dal folk ucraino, ma anche dalla musica tradizionale araba (va infatti segnalato che il padre di Khayat è di origine libanese).
 
Stando alle poche note che accompagnano la raccolta, fra gli strumenti utilizzati, per variegare le tinte delle basi elettroniche, ci sono sopilka (parente ucraino del flauto dolce), düdük (flauto utilizzato dal Caucaso ai Balcani, di probabile origine armena), darabouka (percussione araba, ma diffusa anche nell’Europa dell’Est), campane tibetane e contrabbasso, ma anche rumori pescati dalla vita quotidiana: treni, bollitori, motori d’automobile. In “Volny” spunta il suono di un oud (il celebre liuto di origine persiana), probabilmente campionato. 
Sempre dalle note si apprendono i curatori delle basi: Rami Kallas e Alexey Drizzit, nomi nuovi quanto quello di Khayat. Sul secondo, in particolare, è impossibile trovare informazioni, mentre del primo si riesce a sapere qualcosa tramite un’intervista al portale Tseh, dove peraltro afferma di essere stato l’unico, a parte lo stesso Khayat, ad aver messo mano alla produzione (in cosa consisterebbe dunque il ruolo di Drizzit? Non ci è dato sapere).  
Kallas rivela anche i nomi di Ihor Didenchuk (giovane polistrumentista che ha messo mano agli strumenti acustici citati in precedenza) e delle due coriste, Hanna Tishchenko e Kateryna Kanonyshena.

Escludendo la traccia bonus, il disco non arriva ai ventotto minuti di durata, e mantiene la tensione intatta dall’inizio alla fine: dal tambureggiante ethno-folk in salsa futuristica di “Obryadova” all’industrial magniloquente della title track, dalle voci pitchate di “Ot i vsya lbv” alla house arabeggiante di “Yasno”.
I brani sono cantati in ucraino, eccetto “Volny” e “Yasno”, che sono in russo (con scorno di qualche integralista sempre pronto a gridare allo scandalo), mentre i testi sono incentrati sul tradimento e sui sentimenti di disagio che ci ruotano intorno, utilizzando tuttavia le figure e le atmosfere tipiche del folclore locale: riti, foreste, amanti dannati, e via dicendo. Eccone riportati un paio di passi significativi, rispettivamente in apertura e chiusura della scaletta:
Ecco la tinta da scegliere,
ho raccolto (ingredienti per) pozioni, 
poi lei ha cantato di nuovo il suo rituale.
Raccoglievo, raccoglievo, diventavo triste,
poi lei ha cantato di nuovo il suo rituale."
(Da "Obryadova" / "Rituale")

"Yasna-yasochka uscì di nuovo per abbracciare il sole,
e gli corse dietro in lontananza,
ma cadde, con molto dispiacere.
Yasna-yasochka uscì di nuovo per incontrare il sole,
e dimenticò tutto e cadde, 
cadde dal petalo."
(Da "Yasno"/ "Chiaro")
Yasna-yasochka è la fusione fra la parola "chiaro" e un termine desueto grosso modo equivalente di aggettivi come "cara" o "piccola". Troppo impervio tentarne una traduzione, così come del resto è impervio, a livello strettamente musicale, costringere nei limiti di un genere predefinito il disco nel suo complesso.

(22/09/2019)

  • Tracklist
  1. Обрядова (Obryadova)
  2. Khmil'
  3. Волны (Volny)
  4. От і вся лбв (Ot i vsya lbv)
  5. Я и ты (Ya i ty)
  6. Соловейко (Soloveyko)
  7. Ясно (Yasno)
  8. Ever [bonus track]


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