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Toy-pop senza frontiere

intervista di Alessandro Biancalana
Raggiungiamo Galia Durant e Carim Clasmann per farci raccontare cosa c'è sotto un suono così stravagante. Fra accenni al presente tumultuoso dell'Inghilterra post Brexit e un'analisi approfondita del processo di composizione della band.

Ciao Galia e Carim, come state? E' passato un po' di tempo dal vostro ultimo album. Com'è tornare dopo un po' di tempo? Ricordo che già nel caso di "What Makes Us Glow" avete lasciato passare qualche anno fra un album e l'altro.
G: Ciao! Sì, ci siamo un po’ allontanati dal nostro progetto ma finalmente abbiamo un nuovo album. Abbiamo deciso la tracklist pochi giorni fa! Il disco uscirà entro la fine del 2019.
C: Non abbiamo mai avuto un piano sulla durata di registrazione di un album, continuiamo fino a quando non sentiamo di aver chiuso un capitolo, una fine naturale determinata dalla quantità e dal tipo di canzoni che abbiamo finito. Sentiamo la necessità di esplorare interamente le nostre idee e le nuove influenze, per restituire il mix di sensazioni presenti in sala durante le registrazioni, senza far troppo risaltare i singoli frangenti come le tracce più lente, astratte o dense. Come è successo per “What Makes Us Glow”, ci possono volere diversi anni prima che le nostre canzoni siano davvero pronte per essere pubblicate. Alcune combinazioni di tracce possono non funzionare bene e rimanere ai margini, è una situazione di cui ci accorgiamo solo nel momento in cui iniziamo a lavorare in maniera approfondita. Ogni canzone nasce per conto suo senza alcun tipo di relazione con le altre, nell’attimo in cui decidiamo di farle coesistere ci rendiamo conto che alcune di esse non stanno bene con le altre, un po’ come succede come le persone. Non ci prendiamo pause per lavorare ad altre progetti, siamo solo un po’ lenti.

Raccontateci il vostro background musicale e come è nato il vostro progetto. Sono sempre stato molto curioso di sapere da dove nasce una musica così strana e particolare come la vostra.
C: Era il gennaio 2001 e il mio amico Tim Whelan portò Galia per una sessione di registrazione nel mio studio King Cross a Londra senza avvertirmi, perché lei lavorava nell’azienda della sua fidanzata e continuava ad assillarlo per farle fare delle registrazioni. All’epoca non ci pensai molto anche perché fu una giornata molto inconcludente che coinvolse diversi musicisti e cantanti, tuttavia lei mi chiese di tornare ancora. Galia continuò a tornare e mi piacque molto perché era una tipa predisposta a creare e mi resi conto che era molto brava. Lei si rivelò molto brillante, avevamo molto in comune oltre a condividere delle idee. Non fu proprio amore a prima vista per entrambi, ma suppongo che sentimmo ci fosse qualcosa che valeva la pena coltivare. Sono sempre stato affascinato dall’uso di strumenti musicali non convenzionali - come una tavola di legno o una vecchia sedia - o dei suoni campionati, ma lei fu la prima persona che condivideva questi spunti ed era anche capace di inserirli in una canzone e non solo in una partitura di musica astratta. Suppongo che questo approccio un po’ naif funzionasse per entrambi. Meno regole, più tentativi, rischi e magari fallimenti.

Penso che la spiegazione data da Carim sia una sorta di introduzione per la prossima domanda. Avete dato qualche spunto a chi volesse capire da dove proviene un mix così peculiare come la vostra musica. A tale proposito, come nascono le vostre canzoni? I vostri "suoni" sono parte integrante del processo compositivo? In quale istante della lavorazione vengono inseriti?
C: Tutte le canzoni nascono quando siamo insieme in studio. Basta un piccolo seme, una particella di polvere, per formare un fiocco di neve, che potrebbe essere qualunque cosa. Galia suona un tema al piano, l’eccitazione dei nuovi suoni registrati nella foresta, il ritmo dell’acqua che gocciola dal rubinetto. Qualunque strumento o suono ha la stessa validità ed è potenzialmente un frangente musicale e dunque non facciamo una distinzione conscia fra strumenti reali e strani suoni, riescono a confluire in una canzone in ogni caso. Anche un’idea concettuale può dare inizio a una canzone, ad esempio mi domando come potrebbe suonare una canzone con solo percussione e voce, poi invece aggiungiamo qualche chitarra. Queste ispirazioni hanno fatto scattare un nuovo processo di composizione.

Ciò che è certo ascoltando la vostra musica è la consapevolezza di avere a che fare con qualcosa di davvero raro. Da cosa prendete o avete preso ispirazione per creare qualcosa di così unico?
C: Ho sempre delle idee riguardo a suoni, ritmi e melodie, tutto ciò mi fluttua casualmente in testa ma non si concretizza mai come immagino in una traccia degli Psapp. Dato che partiamo sempre da zero nella creazione di ogni canzone, non ci è utile nessun lavoro di preparazione alla sessioni di registrazione. La cosa importante quando lavoriamo insieme è riconoscere a vicenda il contributo dell’altro. Improvvisiamo, captiamo frammenti e istantanee di queste idee e le sviluppiamo ulteriormente. Ognuno di noi porta qualcosa di nuovo in ogni sessione di registrazione, per esempio alcuni suoni ambientali che funzionano come elemento ritmico in uno specifico pattern, uno strumento come l’Hohner guitaret (strumento inventato da Ernst Zacharias nel 1963, ndr) che ho cercato per anni, alcune parole o accordi che hanno ossessionato Galia per un periodo. Queste scintille suppongo siano l’ispirazione che, insieme con tutta la musica che abbiamo ascoltato, filtrano attraverso il nostro spazio subconscio. Personalmente amo i suoni, le cose che mi suonano nuove e non ho mai ascoltato, combinazioni che interagiscono in maniera nuova, melodie che si combinano con accordi di passaggio e scompaiono nuovamente. La soddisfazione per noi è creare, portare alla luce qualcosa che prima non c’era e chi ci sorprende, anche se l’abbiamo creata noi stessi. L’ispirazione può essere qualunque cosa, come il rombo di una macchina che passa lontano mezzo miglio e cambia intonazione grazie all’effetto Doppler, ma è necessario essere nel giusto stato mentale per sapere cosa farne, come manipolarlo, usarlo come suono di chiusura di una traccia, sfruttarne armonizzazioni e texture, spremerlo fino a farlo sempre un organo o inserirlo in un pattern ritmico. Per finire, il nostro lavoro deve essere qualcosa che amiamo ascoltare noi stessi, una canzone sincera capace di ricreare un’atmosfera inusuale, un collage di suoni che racconta una storia. Sono certo che se fin dall’inizio avessimo stabilito un piano di lavoro o un metodo, avremmo smesso di fare musicisti da diverso tempo.

Veramente una spiegazione di grande ispirazione, rispecchia la vostra musica. Che cosa troveremo nel vostro nuovo album? Farete un tour? Avete intenzione di passare dall'Italia?
C: Non voglio svelare tutto prima dell’uscita del disco, sarà una sorpresa, quello che posso dire è che ci sarà un’evoluzione ma sarà ancora molto Psapp. Per quanto riguarda il tour non credo che nel prossimo futuro faremo concerti, siamo sempre stati una band da studio, ci innamoriamo dei dettagli e dei singoli bit della produzione, cose che purtroppo si perdono in una performance dal vivo. Tuttavia niente è scontato, chi può dire che non torneremo a fare show in giro per l’Europa? Potremmo cambiare idea. Non abbiamo mai suonato in Italia e sarebbe davvero eccitante, ma, come ho appena detto, per adesso le chance sono davvero ridotte. Spero che tutti possano godersi la nostra musica con un paio di cuffie nel loro spazio mentale.

L'inclusione di "Cosy In The Rocket" nella colonna sonora di "Grey's Anatomy" è stato un momento molto importante. Che impatto ha avuto sulla vostra carriera?
C: È stato molto tempo fa. Quella canzone proveniva da un periodo decisamente precedente al nostro primo disco “Tiger, My Friend” e quando ci fu chiesto se fossimo d’accordo sull’utilizzarla come tema di una serie tv americana non avevamo pensato a un suo impiego (il pezzo non è mai stato incluso in album ma solo nel singolo “Trycicle”, ndr). Il nostro manager fece ascoltare la canzone a un music supervisor e dopo sei mesi ci informò che volevano usarla per scopi televisivi. E’ una bella canzone, ma non rispecchiava il nostro suono in quel periodo. Con il nostro secondo album, facemmo molti concerti in America e notammo molto interesse a causa di "Grey’s Anatomy". E’ sempre stata la prima domanda di quasi tutte le nostre interviste, ma non abbiamo mai avuto niente da dire sul perché “Cosy In The Rocket” sia stata inclusa nella colonna sonora di una serie tv. Sono convinto che la nostra musica sia sempre stata troppo strana per entrare nei meccanismi della tv mainstream o della radio, dunque, a parte esposizione mediatica e un po’ di royalties, la nostra carriera non è stata intaccata. Abbiamo sempre pensato proattivamente alla prossima canzone e all’album successivo, piuttosto che soffermarci sul passato.

Penso che quando una musica come la vostra riesce ad attrarre palchi mainstream è sempre un successo, ne ho parlato recentemente con gli ISAN. La cosa importante è non rimanere snaturati dal contatto con contesti diversi dal proprio. In quanto cittadini inglesi devo farvi questa domanda: cosa ne pensate della Brexit? Ha influenzato il vostro modo di fare musica o di relazionarvi con l'arte?
G: La questione della Brexit è straziante. Ha messo in luce tutte le divisioni del nostro Stato. Tutto ciò che mi auguro è che un nuovo governo possa rendersene conto e cercare di eliminare le orribili diseguaglianze che ci sono nella nostra società. Alcune volte l’arte è riuscita a emergere nei periodi più difficoltosi. In questo periodo, come la metà della popolazione, io spero di non uscire dall’Ue. Chi ha votato nel 2016 per la Brexit è stato gravemente illuso da una falsa utopia. Senza contare il tema del cambiamento climatico, argomento a me caro e offuscato da questa bagarre.
C: Non sono un cittadino britannico, bensì un tedesco che da molti anni si è trasferito in Uk, tuttativa non fa molta differenza. Non ho niente di positivo da dire riguardo alla Brexit, ma ho raccolto un po’ di impressioni da alcuni miei amici e musicisti dell’area londinese. Il risultato del referendum non è stato una grande sorpresa, visto che i media si sono focalizzati per mesi su narrazioni riguardo all’Unione in alcuni casi giustificate, in altri esagerate e in altri ancora totalmente inventate. In quel periodo incolpare di qualsiasi cosa l’Europa è stato uno sport nazionale, in tutto lo spettro politico, poiché le storie negative vendono più giornali. Sarà interessante vedere chi sarà il prossimo capro espiatorio dopo che il processo di separazione sarà terminato. Purtroppo non è una caratteristica esclusiva degli inglesi incolpare qualcun’altro per i propri guai, anzi, è un comportamento universale e diffuso ed è incredibile come i popoli continuino a farlo senza accorgersi quanto sia ridicolo. La storia ha dimostrato che troppa ignoranza e mancanza di comprensione reciproca portano a un confronto culturale, economico e militare, quindi si spera che qualcuno possa attenuare tutta questa cattiva retorica prima che sfugga di mano.
Tutto questo non ha ancora avuto un impatto significativo sul mondo dell’arte e della musica. Semmai ha unito tutti i musicisti e gli artisti che viaggiano per concerti, lavorano con persone dall'estero, esportano dischi ecc. Nella loro opposizione a queste imminenti restrizioni hanno reso le persone più consapevoli di tutti i benefici culturali che stanno per perdere. È molto facile dire "no" e molto difficile cooperare e concordare compromessi, un'abilità sociale che ha servito l'umanità molto bene. La Brexit ha cambiato enormemente il Regno Unito; nessuno parlava di politica, ora tutti lo fanno e non sono d'accordo su ciò che sta succedendo.

Siamo alla fine, grazie per il vostro tempo, aspettiamo impazienti il vostro nuovo album. Come ultima domanda vorremmo che ci consigliaste un disco o un artista che state ascoltando in questo periodo.
C: Probabilmente è molto lontano dagli Psapp, ma l’album che ho ascoltato di più nell’ultimo periodo è “Twer Nyame” di Ebo Taylor. È fondamentalmente una canzone di 17 minuti proveniente da un periodo in cui gli artisti dell'Africa occidentale scrivevano sempre canzoni lunghe quanto un lato di un 12". Ho trovato un estratto di 5 minuti su un cd circa dieci anni fa, il che è fantastico, ma la versione originale di 17 minuti è un vero gioiello.
G: Sto ascoltando le compilation dell’etichetta Smithsonian Folkways come mio solito! Nello specifico il disco “Classic African American Gospel From Smithsonian Folkways”: totalmente magico, non invecchia mai.

Discografia
 Do Something Wrong EP (EP, Melodic, 2003)

7

 Northdown (minialbum, Rallye, 2004)

7

 Rear Moth (singolo, Where It's At Is Where You Are, 2004)

6

 Buttons & War EP (EP, Arable, 2004)

7

 Tiger, My Friend (Arable, 2004)

6,5

 Early Cats And Tracks (compilation, Domino, 2005)7
 Trycicle (singolo, Domino, 2006)

7

 Hi (singolo, Domino, 2006)

6,5

 The Only Thing I Ever Wanted (Domino, 2006)
 7
 The Monster Song (singolo, Domino, 2008)

6

The Camel's Back (Domino, 2008)

7,5

 I Want That (singolo, Domino, 2013) 6,5
What Makes Us Glow (The state51 Conspiracy, 2013)7,5
 Tourists (The state51 Conspiracy, 2019)7,5
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