Rosie Lowe

Rosie Lowe

Sinfonie della mente

intervista di Giuliano Delli Paoli

A ridosso dell'uscita del suo secondo album, "YU", incontriamo la cantautrice britannica, tra intime confessioni, drammi interiori finalmente risolti e nuove visioni. Una lunga e intensa chiacchierata per scoprire tutto ciò che circonda questa sua ultima fatica, e approfondire al meglio un percorso musicale considerato tra i più eleganti della nuova scena cantautorale inglese. Un cammino iniziato nella fattoria di famiglia e giunto nel cuore di Londra. 

Per la creazione del tuo primo disco ti sei ritirata a Devon, a casa di tuo padre, in un'isolata fattoria di campagna "senza luce e gas". E' capitato lo stesso con "YU"?
Con “YU” ho agito in maniera molto diversa dal mio primo disco, per il quale ho seguito un processo che potrei definire “insulare”, mentre "YU" è un disco totalmente collaborativo. Ho scritto la maggior parte delle canzoni a Londra, con il mio collaboratore a lungo termine e amico di vecchia data Dave Okumu. Abbiamo inserito i nostri musicisti preferiti nel disco. Per noi si è avverato un sogno.

Prodotto appunto dal buon Dave Okumu (che ha seguito artisti come The Invisible, Grace Jones e Jessie Ware), “Birdsong” vede la collaborazione ai cori di Jamie Woon, Jamie Lidell, Jordan Rakei e Kwabs. Ebbene, com'è stato collaborare con Okumu? Quando hai deciso di chiamare ai cori quattro musicisti così importanti?
Mi piace lavorare con Dave e mi sento fortunata di poter continuare a sviluppare la nostra relazione musicale. Non avevamo ancora uno studio come base per questo disco, quindi abbiamo lavorato in un sacco di posti diversi e il nostro tempo è stato abbastanza scaglionato. È la testimonianza della nostra fiducia e di una visione condivisa e quantificabile attraverso tutta questa sinergia. Per il coro da sogno, ho immaginato voci maschili. E così abbiamo discusso di quanto sarebbe stato incredibile ospitare le nostre voci maschili preferite. Abbiamo chiesto specificamente loro quattro e tutti hanno detto di sì. È stato un vero piacere riunire queste voci incredibili.

"Control" è un disco che parla molto di te, mentre nelle canzoni di “YU” sposti l’attenzione verso le relazioni personali. A cosa è dovuto questo passaggio?
La mia musica rappresenta il punto esatto in cui mi trovo in un determinato momento nella mia vita, e gran parte di questo disco parla di condividere me stessa con un altro che funga contemporaneamente da amante, partner e amico. Io e il mio compagno abbiamo iniziato ad andare in terapia di relazione cinque anni fa e questo ha avuto un effetto estremamente positivo su come mi sento oggi riguardo all'amore. “YU” esplora la politica dell'amore e le complessità che mette in evidenza, dalla lussuria alla resistenza, dall'amicizia all'accettazione.

So che ti stai formando come psicoterapeuta, come procede e com'è nata questa tua passione?
Sono sempre stata estremamente attratta da tutto ciò che circonda la mente e le singole emozioni. Sette anni fa ho avuto svariati problemi di salute. Entravo e uscivo dall'ospedale, sottoposta a una miriade di operazioni e test che ora considero come una manifestazione di soppressione emotiva. Sono entrata in terapia per affrontare il trauma della malattia e tutto questo ha cambiato la mia vita. Ho iniziato a vivere tutto questo seguendo una prospettiva che non avevo intuito prima, ossia come abbandonare definitivamente la rabbia e il senso di colpa. Così, la mia salute è migliorata. Ho visto quanto può essere potente la terapia e di conseguenza volevo saperne sempre di più.

Nel secondo singolo ufficiale di questo tuo secondo album, “Pharoah“, canti: "I'm grown from earth, I fell from a sky. I'm in your water, I'm a butterfly. I'm every color, though many sides. And choosin' what to show you is my delight. My power's in my self conscious believin'". Da dove nascono questi versi, come sono nati, e soprattutto quanto ha influito nella tua visione della vita e delle cose essere cresciuta immersa nella natura, lontana dal caos della città?
Quando ho scritto “Pharoah” stavo esplorando il potere della mente, sul fatto che diventiamo grandi solo quanto permettiamo a noi stessi di esserlo e che c'è molto di più di quello che possiamo vedere. La canzone è diventata per me un vero e proprio mantra positivo per le mie battaglie interiori. Penso che la mia visione della vita sia stata fortemente influenzata dal crescere intorno alla natura e sentire il potere di ciò che ci circonda, ma allo stesso tempo non penso che sia necessario stare in campagna per avvertire tutto questo. Lo sento anche in città, e a volte anche di più. Non c'è niente che io ami più della giustapposizione di natura e cemento, di edera che crea crepe nei muri o radici degli alberi che attraversano i marciapiedi.

In "YU" avverto un uso più spasmodico dei sintetizzatori, sei d'accordo? Quanto è stato importante l'apporto di Okumu in tal senso?
Sarei più d'accordo nel descrivere “YU” come un lavoro caldo e positivo. Quest’ultima è la rappresentazione ermetica di ciò che volevamo io e Dave. Il contributo di Dave è stato enorme ed è incredibile come riesca a interpretare me attraverso la musica. Lui vuole sempre manifestare gli artisti per quello che sono, e anche in “YU” ha fatto questo.

"Apologise" chiude il disco con un piano dimesso suonato da Sam Crowe, mentre la tua voce sussurra parole dolcissime come "Why is it me who has to apologize? Things you say got me so deep inside, yeah. Every time you make the victimize. Guilty gets me, on my horse I ride into save you". Ma oggi per te le persone tendono a essere più vittime anche per via dell'autoesaltazione collettiva dei social, oppure si tratta di un'inclinazione umana che esiste da sempre? Ti sei mai sentita realmente vittima di qualcosa?
Penso che se qualcuno sta giocando a fare la vittima, allo stesso tempo esce fuori sempre qualcun altro pronto a interpretare il soccorritore. Giochiamo a questi ruoli e sono ciclici. Perché il ciclo si rompa, una persona deve smettere di interpretare la propria parte. Questa canzone parla del mio risentimento per tali interpretazioni. Poi mi sono resa conto che in realtà potrei essere incolpata anche io per questo, visto che alla fine ho avuto anche io il mio ruolo da interpretare. Non siamo tutti vittime in qualche modo? E se stiamo giocando a fare la vittima, perché lo stiamo facendo? Forse perché inseguiamo sempre qualche riconoscimento, un po' di empatia e compassione? Forse abbiamo tutti bisogno di mostrare la nostra compassione per gli altri, perché non siamo bravi a essere compassionevoli con noi stessi? Certo, so che è stato proprio tutto questo a farmi stare male in passato.

Chi sono i tuoi fari musicali? Chi invece ti piace di più tra giovani musicisti?
Amo Tirzah, Erykah Badu, Joni Mitchell, D'Angelo, Patrice Rushen, Sault, Kokoroko e molti altri ancora.

Come hai preparato il tour? Ti piace l'Italia? Verrai anche qui?
Non vedo l'ora che inizi. Adoro la mia band e abbiamo lavorato moltissimo per dare alle canzoni una nuova vita nel live setting. Questo mi eccita davvero tanto. Adoro l'Italia! Mio nipote è per metà italiano e io sono molto vicina alla sua famiglia italiana, la sento come se fosse la mia seconda casa. Spero davvero di venire presto in Italia ed esibirmi dal vivo.

Discografia
 Right Thing (Ep, 37 Adventures, 2013)
 
 Control (Wolf Tone, 2016)
 
 
YU (Wolf Tone, 2019)
 
pietra miliare di OndaRock
disco consigliato da OndaRock

Video

Worry Bout Us
(da Control, 2016)

Pharoah
(da YU, 2019)

Birdsong
(da YU, 2019)

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Recensioni

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(2019 - Wolf Tone/Caroline Intl)
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