03/07/2019

La Crus

Teatro Elfo Puccini, Milano


di Mauro Caproni
La Crus

Un piccolo teatro, l’Elfo Puccini di Milano. Una sala intima, la Fassbinder, con  nemmeno 200 posti a sedere, e il riferimento al cinema che tornerà più tardi nel corso della serata.
Palcoscenico spoglio, al limite dell’essenziale: una pedana occupata dalla poltroncina zebrata, un paio di stivaletti quasi consumati e abat-jour da un lato, la consolle per i vinili che suoneranno le basi e gli archi, aggeggi  elettronici e due chitarre acustiche dall'altro. 
Luci soffuse, i protagonisti che si appalesano timidamente, quasi di soppiatto, il silenzio in platea figlio di una tensione emotiva unica.
Come se non ci fosse alcuno spazio temporale che ci ha portato qui, stasera.


“E oggi è soltanto un ricordo di ieri
dai, prendimi adesso e trascinami giù
allarga le labbra su questa pelle
poi sciogli la vita e rovescia le ali
balliamo balliamo la Nera Signora"


Atmosfera intima, quasi da salotto, immagini del regista Francesco Frongia che scorrono veloci, canzoni, reading, poesia, arte, cultura.
E una componente teatrale fortissima, figlia di un esperimento già portato in scena vent’anni fa, quando la parabola dei La Crus era in divenire in tutto il suo splendore. 

Potremmo chiamarla rimpatriata tra amici, prima ancora che di musicisti, una non reunion l’hanno definita loro. Perché non poteva bastare la fugace  comparsata in quel di Sanremo nel 2011 (seppure con quel gioiello orchestrale di “Io confesso”)  per colmare una dolorosa assenza che va avanti da dieci anni.
Esattamente, da quell’ultimo struggente concerto  in un Arcimboldi sold out, dove si salutava Milano prima dello scioglimento: un'intera orchestra alle spalle, una carriera marchiata a fuoco sinfonico in compagnia di tanti compagni di viaggio, da Cristina Donà a Godano, Nada, Agnelli.

                 


E quindi no, non chiedetemi di essere imparziale con Mauro Ermanno Giovanardi e Cesare Costantino Malfatti.
In quella che è stata l’ultima grande scena della musica italiana, parlo degli anni Novanta, i La Crus sono stati unici nel maneggiare con classe la musica d'autore, aggiornando i grandi chansonnier in chiave più moderna.
Come  TencoBrel che incontrano i Portishead, o Bruno Martino che flirta coi CCCP
Testi autorali, suoni in stile noise e dilatate atmosfere elettroniche con le orchestrazioni e la tromba di Paolo Milanesi, e il prezioso contributo ai testi del membro ombra Alessandro Cremonesi. Lui, sempre dietro le quinte ma che forse  è stato il più importante di tutti.

“Ma è dentro i gesti di ogni giorno
l'amore è tutto lì
e' dentro alle cose di ogni giorno
dove ti perdo è sempre lì”

Nell’oscurità della sala, appena illuminata dalla timida abat-jour ma più che altro dalla luce del proiettore, la serata si dipana tra letture di Crocevia, con brogliacci sparsi sul pavimento senza alcun ordine come appunti di un viaggio infinito, che riportano testi di Pasolini e Bufalino. Giovanardi, pose e movenze da crooner consumato, giganteggia al centro della scena. Come un Marc Almond più oscuro e signore del varietà. Si divide istrione tra reading e canzoni, comodamente sbracato in poltrona quando non sfiora il pubblico della prima fila con i suoi monologhi intrisi di gestualità teatrale.
Tenco e l’armonica sono con lui, sia dunque lode.

Malfatti più composto e riservato come da copione. Concentrato sui vinili e le sei corde, saltuariamente raggiunge il sodale accucciandosi in pedana chino sulla chitarra.
Un’eleganza nel portamento e nei modi senza eguali, Cesare, maestro nel mettere a frutto una volta di più l'esperienza dei The Dining Rooms e l’arte dei campionamenti al servizio dei La Crus. Quello che ne vien fuori è un mix perfetto di note acustiche e  battiti elettronici provenienti dalla consolle, che inonda la sala di sonorità elegiache. 

                          

E il ricordo può e deve andare al 1996, quando sono proprio Mauro e Cesare che per primi affidano le loro canzoni ad alcuni alternativi  manipolatori di suoni (Vernetti, Madaski, Casino Royale, Technogod) per un disco di remix

Loro, che hanno saputo vincere due volte il premio Tenco e il premio Ciampi, entrando contemporaneamente in classifica con singoli quasi technopop, sempre coerenti nel proporre musica alta nei grandi festival come in minuscole locations. Tra Sergio Endrigo e i bpm da scatenare nel club.


La setlist “canzoniera” è una carrellata di brani senza tempo dove il background, che parte dal postpunk, arriva dopo varie mutazioni all'elettronica recuperando la canzone d'autore. Emblematica, in tal senso, "Come ogni volta", vero manifesto della capacità del gruppo di dar vita a questo strambo e geniale crossover.

"Sei le sbarre al mio silenzio
sei il nemico andato via
mille volte l'unica poesia
Sei la cella e il prigioniero
l'illusione che cadrà
mille volte l'unica realtà"

Correre, correre, balliamo balliamo la Nera Signora, e il pubblico, fino a quel momento in totale e rispettoso silenzio, quasi in apnea, si scioglie in una ovazione da brividi.

Il Vino a chiudere ottanta minuti di sconquasso emotivo totale, pelle d'oca e gioia interiore impossibile da esternare.


Una voce fantastica, rimasta miracolosamente intatta nel tempo, arpeggi sonori che ti portano in un'altra dimensione.
Il mio cuore sanguina per i La Crus.
Io ho bisogno dei La Crus, la musica ha bisogno dei La Crus.
Ridateci i La Crus.

                            



Setlist

Reading
Natale a Milano
Notti bianche
Reading
La luce al neon dei baracchini
Correre correre
Dentro me
Reading
Buco di pietra
Angela
Reading
Come ogni volta
Le cose di ogni giorno
Reading
L'uomo che non hai
Reading
Nera Signora
Il vino

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