05/10/2024

Batushka

Traffic Live Club


Spegnendo nervosamente una sigaretta, un ragazzo dall’aura magica ride di gusto: “Queste storie, solo nel metal!”. Il suo compare di bevuta indossa una maglietta del Wacken: “non mi appassionavo così tanto dai tempi della causa di Al Bano contro Michael Jackson!”. Tra i tavolini del Traffic, al 738 di via Prenestina, la storia è quella dei Batushka da Białystok, nel Voivodato della Podlachia, e sì, c’entra una causa legale. Quella che dal 2018 vede contrapposti il chitarrista Krzysztof “Derph” Drabikowski e il cantante Bartłomiej “Bart” Krysiuk, a contendersi il nome stesso della band, БАТЮШКА in cirillico, presso un tribunale di Varsavia. Una faida tra ex-compagni di band, che ha visto trionfare Derph nello scorso giugno, di fatto vietando a Krysiuk di utilizzare il nome, su disco e ovviamente dal vivo. La band di Bart si chiamerà allora Patriarkh, e questo, in fondo, è tra i motivi per cui tanti fan della band sono accorsi: probabilmente l’ultima esibizione romana della costola dei Batushka con il nome originario. L’ultima fermata della seconda versione del gruppo polacco, praticamente sdoppiatosi dal 2018 a soli tre anni dall’anno di fondazione. Sotto lo sguardo severo di Grigórij Efímovič Raspútin, che aleggia sulle t-shirt vendute dal merchandising alla fine della piacevole area esterna del Traffic Live Club.

Tra capelloni in pantaloncini corti e rossetti neri, il pubblico dello storico locale romano non arriva solo per il gruppo che ha portato gli inni sacri nel metal europeo. Gli olandesi God Dethroned partono con le fucilate black-death di “Asmodeus”, prima di scatenare l’assolo di chitarra in “The Hanged Man” e mostrare un sempre più evidente processo di blackening dell’iniziale impostazione death, come ad esempio in brani come “Rat Kingdom”.
Superate le 21, arriva il momento dei Vltimas, il supergruppo di David Vincent (Morbid Angels) con Blasphemer Eriksen (Mayhem). Tra il roboare kitsch di “EPIC” e le montagne russe di “Miserere” - i cui riff pogano tra black, death e trash - la band ha un incedere schiacciasassi, guidata dalle larghe falde del cappello nero di Vincent. Come un cowboy venuto dall’inferno, il frontman di Charlotte varia il suo timbro vocale tra growl e spoken-word, concedendosi a pose a volte eccessivamente teatrali su brani più orecchiabili come “Invictus”. Mentre il pubblico invoca l’ultima, David balla sul palco, prima di attaccare il groove furibondo della finale “Everlasting”.

Nella nuova pausa è un piacere ritrovare i due appassionati di black metal e cause legali, che ora raccontano tutte le trame più oscure del Black Metal Inner Circle, anche noto come Black Metal Mafia. Ma stasera non può serpeggiare un sentimento anti-cristiano di origini norvegesi, perché il futuro patriarca Bartłomiej “Bart” Krysiuk sta per salire sul palco tra l’odore pungente dell’incenso e il calore avvolgente del fuoco ortodosso. Avvolti dalle tuniche esoteriche, incappucciati e imponenti, i БАТЮШКА salgono sul palco del Traffic intorno alle 22,40, sul macabro lamento dai ritmi baritonali che fa entrare tutti nell’esatto mood da messa nera.
Il set è allestito come sempre, tra teschi e croci, mentre il pubblico accoglie in religioso silenzio il muro distorto di “Yekteniya III: Premudrost”, eretto da Bart tra poemi in antico slavonico e lo scream satanista. Il sound è oscuro, venato di doom in “Yekteniya IV: Milost”, ossessivo nel tribalismo ai confini del nu-metal di “Wieczernia”. Al di là di tutte le beghe artistiche e legali, i futuri Patriarkh snocciolano con perizia accordi tra black metal e darkwave, con riff elefantiaci di sabbathiana memoria. Dal disco “Hospodi” (2019) viene estratta anche la successiva “Powieczerje”, sorretta da un ritmo thrash perfetto in stile Slayer. La cerimonia procede inesorabile tra fiamme vive e icone alzate al cielo, sull’apertura melodica di “Polunosznica” e la processione marziale di “Utrenia”.

La chitarra mistica che introduce “Irmos II” narra l’ultimo mini-album “Raskol”, che ha visto la band accasarsi presso la piccola etichetta Witching Hour. L’accoppiata dall’Ep è con le atmosfere ipnotiche di “Irmos III”, seguite a ruota dalla sinfonica “Pismo IV”, che è una delle anteprime del prossimo album con il nuovo nome.
Gli ultimi venti minuti del set sono così dedicati a “Wierszalin” (nelle declinazioni III, IV e VIII), tra dolcissimi echi femminili, polverizzazioni black e cavalcate strumentali da guerrieri dell’apocalisse. Il fuoco viene spento e il pubblico assiste all’uscita solenne del gruppo, ora atteso da una nuova vita artistica dopo la sconfitta nelle più fredde aule del tribunale polacco.

Setlist

Yekteniya III: Premudrost’
Yekteniya IV: Milost’
Wieczernia
Powieczerje
Polunosznica
Utrenia
Irmos II
Irmos III
Pismo IV
Wierszalin III
Wierszalin IV
Wierszalin VIII

Batushka su OndaRock

Recensioni

Speciali