L’accoppiata Dark Tranquillity e Moonspell (che, per il sottoscritto, suona come “università”, al pari delle biciclette scassate in giro per Ferrara e di Dragonball visto sul divanetto dello studentato dopo le lezioni) avrebbe dovuto esibirsi la scorsa estate al festival Metal Park di Romano d’Ezzelino. Purtroppo, il concerto dei portoghesi era saltato a causa di uno sciopero aereo e, pertanto, si è dovuto aspettare qualche mese perché i due gruppi suonassero insieme all’Hall, nella vicina Padova.
Il cartellone indicava Dark Tranquillity come headliner, ma è davvero difficile, tra due simili pesi massimi del metal europeo, stabilire un ordine di importanza. Le storie dei due gruppi sono analoghe e, così, anche la capacità negli anni di rinnovare la propria proposta, mantenendo stabile, o quasi, l’apprezzamento verso i loro nuovi lavori, in un ambito spesso viziato da inutili revival e tour celebrativi che puzzano di pigrizia o disperazione.
Pertanto, il vero gruppo di supporto erano i tedeschi Hiraes - discreti artigiani melodeath, guidati dalla simpatica cantante Britta Görtz. Si tratta della classica formazione che suona identica a mille altre, ma che dal vivo trova un suo indiscutibile perché, e infatti, al termine di un energico set, il pubblico applaude e chiede il bis, nonostante i due pezzi da novanta attesi sul palco. Di meglio non potevano ottenere.
Ma poi toccava ai Moonspell e a quel monumento lusitano al metal che è Fernando Ribeiro - uno, che se ti soffiasse la ragazza, non avresti nulla da recriminare perché Darwin non può essere messo in discussione. Difficile pensare a un gruppo che ha nel repertorio un brano come “Opium” e che non lo userebbe per chiudere alla grande il concerto. I Moonspell, invece, lo sparano subito, in scioltezza, mandando in delirio il pubblico della città del Santo (che, peraltro, proveniva dalla loro Lisbona), seguito da “Awake” e “Common Prayers”.
Fernando sul palco è una bestia feroce, che gesticola ieratico, va volare il microfono, strabuzza gli occhi, mentre quella voce bassa e potente che ci aveva fatto innamorare ai tempi degli immensi “Wolfheart” e “Irreligious” ci riempie il cuore fino a tracimare. Ma anche gli altri quattro lupi girano a mille, in particolare Ricardo Amorim che sale magistralmente in cattedra ad ogni assolo di chitarra.
Tutta la storia ultratrentennale del gruppo viene passata in rassegna, con picchi come “From Lowering Skies” e “Magdalene”, ma il finale è da brividi: introdotta da un discorso in cui si esalta lo spirito internazionale del metal (in particolare, per l’Italia vengono citati i Mortuary Drape e i Sadist), “Alma Mater” (brano che, al contrario, all’epoca veniva considerato nazionalista) viene cantata all’unisono dal popolo dell’Hall, le cui energie vengono definitivamente annichilite dall’intensissima “Full Moon Madness” in chiusura della scaletta.
Ammetto che, dopo un concerto simile, non mi rimanevano troppe forze per esaltarmi quando i Dark Tranquillity sono saliti sul palco. Ma, fortunatamente, il resto del pubblico aveva molta più energia di me. Ed è giusto così, perché quella che viene riversata addosso dai sei svedesi merita un degno contraccambio.
A differenza dei Moonspell, i Dark Tranquillity non hanno mai amato autocelebrarsi. I primi tre storici album vengono totalmente ignorati (e dio sa che effetto tellurico avrebbe avuto una “Punish My Heaven” o una “Crimson Winds”). Solo brani da “Projector in poi, quindi, ma poco male perché Mikael Stanne (uno, che se ti soffiasse la ragazza, non avresti nulla da recriminare perché è così simpatico che ci usciresti a bere lo stesso) e sodali hanno sempre tenuto una qualità media altissima. Certo, li si potrebbe criticare, specie negli ultimi anni, per una certa inamovibilità, ma, d’altro canto, la loro formula è così efficace che, specie dal vivo, non chiederesti altro. Riff velocissimi e melodici, accompagnati da una tastiera ai limiti della synthwave e, su tutto, il growl emotivo di Stanne.
Difficile non esaltarsi per brani come “Nothing To No One” o “Cathode Ray Sunshine” o “Final Resistance”.
I Dark Tranquillity sono i cantori di un’epica personale e intima, ma non per questo meno esaltante. Durante le quasi due ore di concerto hanno spinto al massimo la reazione del pubblico (già provato dall’incredibile concerto dei Moonspell) e le conclusive “Lost To Apathy” e “Misery’s Crown” hanno chiuso degnamente la serata.
Alla fine, penso che, se esiste un genere moderno che ha incarnato al meglio lo spirito europeo come comunità diffusa fin dagli anni 80, quello è il metal. Dovremmo esserne orgogliosi.
Moonspell
Opium
Awake!
Common Prayers
Extinct
Night Eternal
Finisterra
In and Above Men
From Lowering Skies
Everything Invaded
Magdalene
Breathe (Until We Are No More)
Alma Mater
Full Moon Madness
Dark Tranquillity
The Last Imagination
Nothing to No One
Hours Passed in Exile
Unforgivable
Wayward Eyes
Terminus (Where Death Is Most Alive)
Atoma
The Dark Unbroken
Shivers and Voids
Forward Momentum
Cathode Ray Sunshine
Empty Me
Not Nothing
Phantom Days
Final Resistance
ThereIn
Encore
The Wonders at Your Feet
Lost to Apathy
Misery’s Crown