26/02/2026

Harakiri For The Sky

Largo Venue


Tra luci abbaglianti e sinistra oscurità, un tranquillo giovedì sera nel cuore di Roma Est si trasforma in un rito collettivo, investendo il pubblico capitolino con una feroce deriva catartica. A officiare la liturgia sciamanica sono i viennesi Harakiri For The Sky, giunti ormai al loro quindicesimo anno di carriera, celebrato con l’uscita dell’ultimo album “Scorched Earth” sulla fida etichetta Art Of Propaganda.

La serata organizzata al Largo Venue in Via Prenestina è aperta dalla band locale SVNTH, convocata in tutta fretta a sostituire i Klimt 1918, purtroppo assenti per i problemi di salute di uno dei membri. Il gruppo del cantante e bassista Rodolfo Ciuffo sfodera un sound a metà tra il furore black-metal e passaggi più introspettivi in chiave shoegaze, fungendo da ponte perfetto per lo show degli austriaci.
Il set degli Harakiri For The Sky è aperto dal nuovo singolo “Heal Me”, che di fatto è come una summa del suono forgiato negli anni dal gruppo. Si lavora così tra strappi ritmici repentini, con la voce rabbiosa e tagliente dal sapore hardcore, ma soprattutto con aperture luminose su linee di pianoforte, come a dipingere un micro-universo di sentimenti contrastanti nell’animo di chi ascolta.
La successiva “Fire, Walk With Me” parte a razzo con il suo riff che ricorda le aspre montagne nordeuropee, a costruire come una cattedrale di fraseggi strumentali e cambi di tempo in una gemma blackgaze.

L’esecuzione dei brani è dilatata nel formato live, avvolgendo il pubblico con un lirismo che si sviluppa nelle pieghe tra la progressione e gli stacchi più delicati, come ad esempio in “With Autumn I'll Surrender”, che lascia un alone di disperazione e sconforto. Ecco che brani come “You Are The Scars” fanno venir fuori tutto il dolore interno, come in una seduta di psicoanalisi a suon di chitarre fendenti e abrasive come lame.
Ma questa forma di musica depressiva è fatta per abbagliare all’improvviso con tuoni di luce, come sul main-riff di “Without You I'm Just A Sad Song”, che porta certe trame di radioheadiana memoria al centro della scena più tenebrosa.
L’algido black-metal si fonde con il metalcore sul finale di set, nella lancinante “Sing For The Damage We've Done”, prima di un bis quasi preteso dal pubblico.

Gli Harakiri For The Sky tornano sul palco romano con l’apertura pianistica di “Keep Me Longing”, squarciata da una cavalcata drammatica. Il gran finale è sulle note di “Lungs Filled With Water”, mistura finale di black e shoegaze, su un incedere ipnotico e glaciale. Dopo oltre un’ora di bellezza disperata, il gruppo viennese saluta il pubblico, mentre più di un volto sembra segnato da emozioni troppo dure da buttare giù con una birra chiara.

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