Sweet Trip -

Sweet Trip - Un dolce rumoroso sognare

Tra le nebbie della San Francisco degli anni 90 e i circuiti integrati di una rivoluzione digitale che stava cambiando il mondo, si è consumata una delle esperienze più singolari della scena indie statunitense. Capace di costruire una sintesi impossibile tra sogno e rumore: l’incontro onirico tra la carne del dream-pop e l’acciaio freddo del glitch

di Antonio Silvestri

Tra le nebbie della San Francisco degli anni Novanta e i circuiti integrati di una rivoluzione digitale che stava cambiando il mondo a velocità supersonica, si è sviluppata una delle vicende più singolari della scena indipendente statunitense.
Quella degli Sweet Trip è la sintesi apparentemente impossibile tra sogno e rumore: l’incontro onirico tra la carne del dream-pop e l’acciaio freddo del glitch. Al dolce vagare delle melodie si uniscono battiti meccanici, disturbi cacofonici, ricordi di uno shoegaze ammirato più che praticato.
Roberto Burgos e Valerie Cooper hanno costruito un ponte tra il romanticismo etereo dei Cocteau Twins e le astrazioni elettro-matematiche della Warp, restando per anni un nome per iniziati, prima che il web li elevasse a icone di un futuro mai avvenuto. Proprio quella rivoluzione digitale che ha così imprevedibilmente alterato la traiettoria della loro carriera, iniziata secondo un modello molto più vicino al classico gruppo rock, ha permesso loro di vivere una seconda giovinezza: la rivoluzione informatica, la banda larga, il web 2.0 e tutti gli stravolgimenti tecnologici e culturali che hanno trasformato le nostre vite nei primi anni di questo secolo hanno permesso di individuare negli Sweet Trip un raro ibrido tra fisico e digitale, emotivo ed algido, malinconico e futuristico. E dire che il problema, inizialmente, era trovare un bassista.

A Deep Dive With Sweet Trip – KTSW 89.9

Dagli Ophelia Satellite al tiepido vaneggiare

Tutto comincia nel 1993. In una scena rock ancora tramortita dal grunge, Roberto Burgos e Viet Le incrociano i propri percorsi grazie a un talent show scolastico. Si unisce la cantante Valerie Cooper, una conoscenza comune, e con Le alla batteria e Burgos alla chitarra, nascono gli Ophelia Satellite: chitarra-basso-batteria-voce, una formazione classica, però… manca il basso. I tre amici non riescono a trovare qualcuno che possa completare la formazione e così le jam session nel garage di Le rimangono sostanzialmente delle bozze.
Incapaci di trovare un bassista in grado di entrare in sintonia con le loro visioni, i tre si prendono una pausa forzata. A volte, il destino parte da un bassista introvabile. Burgos aggiunge elementi elettronici all’impasto musicale, iniziando a ripensare l’idea stessa della band così da aggirare la mancanza di un bassista in formazione. Registra alcuni demo, etichettando le cassette come “The Sweet Trip”, destinato poi a diventare il nuovo nome della band con l’eliminazione dell’articolo. Inviano i demo a qualche etichetta e la Darla risponde con interesse. Il debutto del 1998, Halica: Bliss Out v.11, si inserisce in una serie di pubblicazioni ambient-techno.
Composto da sette brani per un totale di 55 minuti, è un album atmosferico ed eminentemente elettronico, dove filtra però una sensibilità onirica nelle melodie e in cui la complessità ritmica suggerisce intricate danze robotiche. Appartiene più al linguaggio di Aphex Twin e Autechre che a quello dello shoegaze e del dream-pop ma è con questi chiaramente imparentato. Basta ascoltare la sognante “Fish”, ben 11 minuti che galleggiano in uno stato onirico dove ritmi meccanici frenetici sono sommersi da una voce angelica e un arrangiamento stratificato. La comunicazione tra queste anime differenti è resa possibile da una sfumatura psichedelica che sfuma i confini, rendendo permeabili le composizioni: come in un trip, i sensi si perdono tra stimoli diversi e spesso contraddittori, naufragando in deliqui ipnotici.
Un’anima rock si intravede in controluce nel battito della batteria di “Pulse” un groove ambient-techno innestato con un brano dream-pop che occupa altri 10 minuti. “Follow Me” è un più raffinato balletto androide, costruito come un crescendo psichedelico. “Starlife” è un ricordo digitale del dreampop. “Traces” unisce riflessi di chitarra ipnotici con voci lontanissime e un ritmo da danza tribale. Una melodia vocale riverbera nella conclusiva “Jelly Charm”, otto minuti e mezzo che uniscono dream-pop, ambient-techno e psichedelia puntando all’ipnosi dell’ascoltatore. Halica: Bliss Out v.11 è un tiepido vaneggiare, un album ipnagogico per la rivoluzione digitale tra i due millenni.

Sempre nel 1998 gli Sweet Trip pubblicano l’Ep Fish Remixes And Versions, mentre l’anno successivo è il turno di Alura, un Ep di inediti che si attiene più fedelmente al linguaggio ambient-techno (“Alura”, “Serniga”) ma che suggerisce più aggressive evoluzioni drum’n’bass (“Palomar, Your Shadow Is the Yellow Sun”). La transizione da band d’impianto pop-rock a formazione elettronica è completata da un uso massiccio di computer e software. Viet Le passa al ruolo di sound engineer e si aggiunge in formazione Aaron Porter.

Frenetico relax: il capolavoro di culto Velocity : Design : Comfort

L’attesa del seguito di Halica si protrae a lungo. Quando nel 2003 arriva Velocity : Design : Comfort gli Sweet Trip dimostrano di aver evoluto sostanzialmente la loro idea di musica: il percorso che li ha condotti da esordi più pop-rock verso lidi elettronici li ha fatti approdare a una sintesi instabile dove la melodia viene costantemente aggredita da scariche elettrostatiche, interruzioni glitch e ritmi drum’n’bass. Il fluttuare di un tempo è ora un’allucinazione coloratissima e psichedelica. È un dolce rumoroso sognare, intarsiato di dettagli e deviazioni inaspettate. In oltre 73 minuti i 12 brani esplodono nella mente dell’ascoltatore come un assalto sensoriale che alterna frenetico e malinconico, meccanico e commovente.
“Tekka” è l’ambient-techno di Halica tritata e ricomposta come una drum’n’bass destrutturata e distorta. “Dsco” è una dolcissima canzone post-punk, graffiata da distorsioni esagerate. “Fruitcake and Cookies” è un canto femminile etereo assaltato da scorie digitali, che deflagra in uno shoegaze. “Sept”, forse il loro capolavoro, culla l’ascoltatore in una filastrocca, mentre ritmi di tabla s’intrecciano sullo sfondo ed emerge un pop orchestrale trasognato, poi assaltato dalla chitarra elettrica; la lunga coda unisce una danza folk ad un funk per robot. Un ritmo drum’n’bass supersonico contrasta vivamente con la commovente fragilità di “Pro : Lov : Ad”. “Chocolate Matter” è un brano rock, dominato dalla chitarra elettrica, con potentissime esplosioni shoegaze e sognanti melodie dream-pop. “Design : 2 : 3” è uno shoegaze che viene risucchiato da un gorgo psichedelico e ne esce trasformato in un pop deformato e onirico, chiuso da una coda nostalgica.
Una parte dell’album rilegge più da vicino l’ambient-techno praticata nel capitolo precedente: in una versione più glitch in “Velocity” e “Design : 1”; sommersa da ritmi assordanti e fulminei in “Dedicated”.
La ricchezza di Velocity : Design : Comfort non ottiene subito i consensi degli appassionati, al netto di qualche recensione favorevole. È il web il luogo in cui si alimenta il culto dell’album, individuato a posteriori come un irripetibile ibrido che unisce dream-pop, glitch, shoegaze ed elettronica senza mai raggiungere un equilibrio stabile. Sul sito Rate Your Music, che raccoglie valutazioni degli utenti iscritti, è inserito tra i 100 album migliori di tutti i tempi e il migliore del 2003 (precisamente #98 al 14 maggio 2026). Dopo una promozione assai modesta e la partecipazione a una compilation della Darla, la formazione interrompe temporaneamente la propria attività.

Verso il pop-psichedelico e la fine: gli ultimi due album e lo scioglimento.

Nel 2006 si riuniscono, con Viet Le che lascia spazio a Rob Uytingco. Il terzo album, You Will Never Know Why abbandona quasi completamente le asperità digitali per abbracciare un indie-pop cristallino, molto più suonato e tradizionale. Le lunghe e avventurose esplorazioni di un tempo sono sostituite da canzoni più lineari come la ballabile “Conservation of Two”, la dolcemente malinconica “Air Supply”, l’orchestrale “Forever”, l’orientaleggiante “Darkness”, il motivetto synth-pop “Misfortunes Are Cruel”. Se gli album precedenti guardavano al futuro, qua si rispolvera il prog-rock in “Acting” e persino gli anni Sessanta. Per ascoltare un muro di suoni bisogna aspettare “Your World Is Eternally Complete”, poco prima della conclusiva e Kraftwerk-iana “Female Lover”.
Decisamente meno visionario di Velocity : Design : Comfort, You Will Never Know Why non può compensare con il mestiere il drastico ridimensionamento creativo: se il precedente è un album di culto con una miscela unica di contaminazioni, questo terzo album è piacevole e ordinato ma raramente sorprendente e sicuramente meno ricordevole.

Nel 2013 Burgos affida a SoundCloud un brano, “Things to Ponder While Falling”, che suona come un epitaffio per gli Sweet Trip. Lentamente però Velocity : Design : Comfort viene riscoperto e la Darla decide di ristampare i lavori in vinile nel 2020. È la scintilla che riaccende il motore: Valerie Cooper e Roberto Burgos tornano a lavorare insieme. Nel 2021 pubblicano A Tiny House, In Secret Speeches, Polar Equals, un album che tenta di ricucire tutte le anime del gruppo: le astrazioni glitch, le ballate acustiche e i riverberi shoegaze
L’iniziale “Tiny Houses” è una miscela instabile, androide, che  sfrutta più che mai la psichedelia per mettere insieme le varie anime del progetto. Molto spesso però gli Sweet Trip galleggiano in un pop psichedelico zuccheroso (“Surviving A Smile”, “Chapters”, “Walkers Beware! We Drive Into The Sun”), esagerano in pomposità come delle versioni assai minori dei Pink Floyd (“The Weight of Comfort, This Rain Is Comfort, This Rain Is You”), naufragano nella malinconia ottantiana come epigoni poco fantasiosi dei Cocteau Twins (“Eave Foolery Mill Five”, “Snow Purple Treasures”, “You”): finiscono per essere un nome tra i tanti della nuova psichedelia, con lampi di creatività diluiti in 75 minuti sovrabbondanti.
Manca del tutto un disegno complessivo, anche destrutturato come nel loro capolavoro: quando arriva l’ambient-techno di “Randfilt” sembra soprattutto un momento nostalgico, scollegato dal resto.
Il lungo crescendo di “At Last A Truth That Is Real” è un nuovo epitaffio, strumentale ed epico. A Tiny House, In Secret Speeches, Polar Equals dà l’opportunità al pubblico di riconoscere una formazione sottovalutata vent’anni prima ma non è abbastanza per emanciparsi dal loro vertice creativo, evidentemente irripetibile.

Nel 2022, poco dopo la pubblicazione della colossale raccolta di rarità Seen / Unseen, oltre tre ore e mezza di materiale, la band annuncia lo scioglimento, questa volta probabilmente definitivo.

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Discografia

Halica: Bliss Out v.11 (Darla, 1998)
Velocity : Design : Comfort (Darla, 2003)
You Will Never Know Why (Darla, 2009)
A Tiny House, in Secret Speeches, Polar Equals (Darla, 2021)
Seen / Unseen (Darla, 2022)
Pietra miliare
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